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Strage di Amendolara: arrivano i familiari dei braccianti, si attende il Dna per il rimpatrio

  • Postato il 13 giugno 2026
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Strage di Amendolara: arrivano i familiari dei braccianti, si attende il Dna per il rimpatrio

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Strage di Amendolara: arrivano i familiari dei braccianti, si attende il Dna per il rimpatrio

I familiari dei braccianti vittime della strage di Amendolara sono in Italia: si attende il test del DNA per il rimpatrio delle salme. Un fratello e gli zii delle vittime dell’eccidio hanno pregato ieri, 12 giugno 2026, per i loro cari nel cimitero di Amendolara. Intanto il caso arriverà a Bruxelles con una norma voluta da Nardella.


AMENDOLARA – Sono giunti in Italia alcuni dei parenti delle quattro vittime arse vive dai due caporali pakistani, nella stazione di servizio della Ip ad Amendolara. Sono stati accompagnati presso il cimitero di Amendolara dove, dopo le autopsie eseguite lo scorso 5 giugno dall’anatomopatologo Biagio Solarino e dalla sua equipe dell’Istituto di Medicina legale di Bari, sono stati trasferiti i resti dei loro cari. Ad Amendolara sono arrivati il fratello del 19enne afghano Ullah Ismat Qiemi, la più giovane delle quattro vittime. Con lui gli zii del  pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e degli altri due lavoratori afghani Amin Fazal Khogjani (28)  e Safi Iayjad (27).

L’ESAME DEL DNA DEI BRACCIANTI MORTI NELLA STRAGE DI AMANDOLARA CONFERMERÀ L’IDENTITÀ

Ad accompagnare alcuni familiari delle vittime di caporalato presso il cimitero di Amendolara, l’Imam di Trebisacce Zahr Rahal e il presidente dell’Associazione islamica di Trebisacce, Buchaib Lehlali. A far loro da guida la rappresentante della Cgil territoriale Federica Petramala, insieme ad altri suoi colleghi sindacalisti. Dopo avere visitato i resti dei loro congiunti e avere pregato insieme ai rappresentanti della comunità islamica, si sono chiusi in un muto dolore non ritenendo opportuno rilasciare alcuna dichiarazione su quanto accaduto e sui loro congiunti, ma chiedendo silenzio mediatico nel rispetto delle vittime e del loro dolore. Il rimpatrio delle quattro salme sarà possibile dopo l’esame del dna sui loro congiunti per confermare la parentela con le vittime.

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GLI INTERVENTI DELLA REGIONE CALABRIA E LE RICHIESTE DELL’ASGI

Nell’ultimo Consiglio regionale il presidente Occhiuto aveva dato la disponibilità della Regione Calabria a pagare le spese di rimpatrio delle salme e per il viaggio dei loro familiari.  «Un piccolo gesto che, a mio avviso, merita di essere compiuto da una Regione che, ancora una volta, vuole dimostrare il proprio livello di civiltà e di attenzione verso la sofferenza di chi è venuto in Calabria alla ricerca di una vita migliore» aveva detto il presidente in aula. La Giunta regionale avrà però bisogno di una specifica norma per intervenire. Il Consiglio regionale potrebbe predisporla e approvarla «tra una settimana o dieci giorni, quando presenteremo la variazione di bilancio che la Giunta ha trasmesso al Consiglio, magari attraverso un emendamento specifico».

L’INTERVENTO DELL’ASGI E LA LETTERA ALLE ISTITUZIONALI LOCALI

Si registra anche l’intervento dell’Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, che nei giorni scorsi ha scritto alla Procura di Castrovillari,  sindaca di Amendolara e presidente della Regione Calabria. «Asgi – si legge in una nota – rinnova la propria disponibilità a collaborare con le autorità competenti al fine di facilitare le procedure e garantire il coordinamento degli interventi. Si rivolge altresì una richiesta puntuale: che siano concessi tempi adeguati affinché tutti i familiari possano essere informati e possano esprimere consapevolmente la propria volontà in merito alla gestione delle salme, così che possano essere accompagnati ad esercitare i loro diritti in quanto familiari.

IN ATTESA DELL’ESITO DEL DNA SUI BRACCIANTI MORTI NELLA STRAGE DI AMENTOLARA SI PARLA DELA TUTELA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DEI FAMILIARI DELLE VITTIME

Il rispetto dei diritti fondamentali, infatti, impone di riconoscere ai familiari il diritto alla verità, il diritto al lutto e il diritto a decidere sul destino dei propri cari. Si chiede inoltre alle istituzioni di attivarsi concretamente per sostenere le famiglie in ogni fase del percorso, favorendone il coinvolgimento e assicurando un accesso effettivo ai canali istituzionali italiani. Le famiglie di Waseem, Pashtun, Ullah e Safi – conclude l’associazione –  hanno il diritto di essere informate, di partecipare alle decisioni e, qualora lo desiderino, di poter avere i corpi dei propri cari. Le istituzioni hanno il dovere di rendere possibile l’esercizio di tali diritti».

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