Stile Ghibli con l’Ai? Dovremmo imparare a usare la tecnologia senza esserne dominati

  • Postato il 31 marzo 2025
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 2 Visualizzazioni

di Simone Millimaggi

A volte mi chiedo cosa significhi davvero creare e cosa perdiamo quando affidiamo le nostre emozioni a macchine che, per quanto sofisticate, non hanno vissuto un attimo di ciò che raccontano. Miyazaki ha trascorso una vita a infondere nei suoi disegni non solo la maestria del tratto, ma l’amore che trema, il dolore che scolpisce, la gioia che accende l’ombra, la nostalgia che sussurra al tempo. Ogni linea è un respiro, ogni sfumatura un frammento della sua anima sospeso tra carta e cielo. Vedere quel lavoro imitato, riprodotto e magari persino spacciato per “nuovo” da un algoritmo mi lascia un senso di vuoto. Non è solo una questione di fedeltà estetica, ma di rispetto.

L’arte nasce da un dialogo intimo tra l’artista e il mondo, e quando un’IA lo replica, quel dialogo diventa un monologo vuoto. Le complicazioni etiche sono enormi: dove finisce l’omaggio e inizia il furto? Chi dovrebbe decidere se un’opera “ispirata” da Miyazaki ha il diritto di esistere? E soprattutto, cosa resterà del valore umano dell’arte se accettiamo che sia sostituibile?

Forse la vera tristezza sta nel rischio di dimenticare che, dietro ogni tratto di matita, c’è una storia che nessuna macchina potrà mai davvero comprendere. Ora, potrà apparire paternalistico ma in questo contesto, per chiunque abbia un minimo di sensibilità, è evidente e sempre più tangibile la trasformazione in atto nella società. Sospesi tra l’attrazione per la comodità della delega cognitiva e l’erosione progressiva dello spirito critico, viviamo in un paradosso: più strumenti abbiamo per comprendere il mondo, meno sembriamo capaci di interrogarlo. Non è un caso, forse, che di fronte alle ingiustizie e alle contraddizioni che segnano il nostro tempo, la reazione collettiva appaia così spesso smorzata, quasi rassegnata.

L’eccesso di informazioni, filtrate e selezionate da algoritmi, anziché accendere dibattiti, rischia di spegnere la capacità di indignazione. Il risultato è un’inerzia diffusa, un adattamento passivo a dinamiche che, invece di essere messe in discussione, vengono assimilate come inevitabili. In questo scenario, il richiamo all’autonomia del pensiero, quella stessa che l’Illuminismo poneva come fondamento della libertà, diventa non solo un monito, ma una condizione per evitare che l’indifferenza si trasformi in complicità.

Senza porre l’attenzione sull’importanza del dubitare, di interrogarsi e di un esercizio costante del giudizio personale, si corre il rischio di aderire acriticamente a narrazioni imposte, trovandosi in un vicolo cieco dove l’unica via d’uscita sembra essere quella tracciata da altri. La sfida, allora, non è rifiutare la tecnologia, ma utilizzarla senza esserne dominati, preservando quella lucidità che permette di distinguere tra convenienza e consapevolezza. In un’epoca di informazioni distillate e scelte guidate, avere il coraggio di conoscere con la propria testa è il vero atto rivoluzionario. Oggi più che mai dovremmo tornare a far nostro il motto tanto caro al grande Immanuel Kant, Sapere Aude, “osa essere saggio!”.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione. Scopri tutti i vantaggi!

L'articolo Stile Ghibli con l’Ai? Dovremmo imparare a usare la tecnologia senza esserne dominati proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti