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Spotorno, Ciccarelli (F): “Il sindaco ha interrotto il mio intervento in consiglio comunale: atto antidemocratico”

  • Postato il 30 maggio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Spotorno, Ciccarelli (F): “Il sindaco ha interrotto il mio intervento in consiglio comunale: atto antidemocratico”

Spotorno. “Dopo aver illegittimamente negato la convocazione del consiglio comunale richiesto dell’opposizione per discutere la mozione relativa alla proposta di annullamento in autotutela della delibera di adozione del PUD, il sindaco Fiorini, nella seduta di ieri sera, ha compiuto un altro strappo alle regole democratiche che tutelano i diritti e le prerogative dei consiglieri di minoranza. Il primo cittadino mi ha infatti impedito di dare lettura della dichiarazione con cui sottolineavo la sua inadempienza rispetto alla convocazione richiesta dai consiglieri di minoranza, che avrebbe dovuto essere soddisfatta entro il 17 maggio”. A denunciarlo è il consigliere comunale di Forza Italia Camilla Ciccarelli.

“Il mio intervento è stato interrotto dal sindaco dopo pochissimi secondi, non appena ha sentito pronunciare la parola ‘inadempienza’, con la risibile motivazione secondo la quale la mia dichiarazione sarebbe stata fuori tema rispetto alla mozione sul Pud – prosegue Ciccarelli – Un fatto gravissimo, consumato con la sponda della segretaria comunale. La dichiarazione bloccata sul nascere dal sindaco smentiva passo dopo passo, con i codici alla mano, le motivazioni con cui ci era stata negata la convocazione del consiglio entro il 17 maggio. Ho così deciso di abbandonare l’aula, depositando il testo del mio intervento e chiedendo che venisse messo integralmente a verbale”.

“Quanto accaduto ieri sera è inaccettabile. La mia dichiarazione era assolutamente inerente e toccava il cuore del problema: l’inadempienza di questa amministrazione che ha negato un consiglio comunale dovuto per legge entro i 20 giorni previsti dal Tuel. Il sindaco continua a mostrare una evidente allergia al dissenso, che lo spinge a compiere atti come quello di ieri sera.

“Quindi, considerato che in aula mi è stato impedito di parlare, ho depositato il documento agli atti e ora ne giro il testo integrale agli organi di informazione. I cittadini meritano ed hanno il diritto di leggerlo, per sapere che cosa sta combinando questa amministrazione e come i diritti dei consiglieri di minoranza vengano violati. Naturalmente, in merito a quanto accaduto ieri sera, mi rivolgerò alle autorità competenti”.

Di seguito la versione integrale della dichiarazione di Ciccarelli.

Signor Sindaco, Colleghi Consiglieri,
con questa dichiarazione intendo ribadire l’inadempienza del Sindaco rispetto alla richiesta di convocazione di una seduta di Consiglio comunale protocollata dalla Sottoscritta e dai Colleghi Consiglieri di minoranza in data 27 aprile, ai sensi dell’art. 39 comma 2 del Testo Unico sull’ordinamento degli Enti locali, che costituisce la fonte primaria di riferimento giuridico in materia.
Questa norma prevede quanto segue: “Il Presidente del Consiglio comunale o provinciale è tenuto a riunire il Consiglio in un termine non superiore ai venti giorni, quando lo richiedano un quinto dei Consiglieri, o il Sindaco o il Presidente della Provincia, inserendo all’ordine del giorno le questioni richieste”.
La seduta da noi richiesta per discutere la nostra mozione relativa all’annullamento in autotutela della delibera di adozione dell’aggiornamento del PUD, avrebbe dovuto quindi aver luogo entro il 17 maggio, 12 giorni fa.
Nella risposta alla nota depositata in data 20 maggio a firma della Sottoscritta e dei Colleghi Consiglieri di minoranza, la Segretaria comunale ha sostenuto, come precedentemente fatto dal Sindaco con alcune dichiarazioni pubbliche, che la nostra richiesta di Convocazione non ha potuto essere soddisfatta in quanto corredata da una “mozione” e non da una “proposta di deliberazione”. Quindi la mozione sarebbe stata discussa secondo l’iter ordinario.

La Segretaria ha richiamato, a supporto delle sue considerazioni, il Regolamento comunale e un parere del Dipartimento Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno (DAIT) del 2 aprile 2021. Ma si tratta di una interpretazione impropriamente e goffamente restrittiva, che contrasta apertamente con la ratio della normativa statale, con il consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa e con diversi, pregressi pareri dello stesso DAIT. Infatti il parere citato dalla Segretaria comunale è considerato da molti giuristi e dalla giurisprudenza una forzatura, perché un Regolamento comunale (una fonte secondaria) non può limitare o vanificare un diritto garantito dal TUEL (legge statale, fonte primaria).
Lo stesso Ministero, come dicevo, si è espresso diverse volte con pareri di segno opposto, così come ha fatto anche il TAR. Richiamo, in particolare, tra gli altri, il parere del 16 novembre 2016 e il parere del 6 luglio 2016, oltre che le sentenze del TAR Puglia, Sez. 1, 25 luglio 2001, n. 4278, e T.A.R Puglia, Lecce, Sez. I del 4 febbraio 2004, n. 124.
Integralmente ed attentamente analizzati, questi pareri e queste sentenze dimostrano, senza tema di smentita, che la facoltà di convocazione in capo ai Consiglieri è un diritto pieno e che il Regolamento comunale non può comprimere tale diritto. A conferma di ciò, questi atti, a supporto delle loro considerazioni citano il potere sostitutivo del Prefetto in caso di inadempienza da parte del Presidente del Consiglio comunale.
Per quanto poi riguarda l’argomentazione utilizzata dalla Segretaria a proposito del fatto che la nostra richiesta non fosse corredata da una “proposta di deliberazione” ma da una “mozione”, qui siamo veramente al diritto creativo. L’indirizzo univoco, chiaro e concorde del DAIT e della giurisprudenza amministrativa è che quando il Testo Unico parla di “questioni” lo fa in conformità all’art. 43 comma 1 dello stesso TUEL (“Diritti dei Consiglieri”), che parla esplicitamente di “interrogazioni e mozioni”.

Il Parere DAIT del 16 novembre 2016 chiarisce questo aspect in modo cristallino: “La dizione legislativa che parla di ‘questioni’ e non di deliberazioni o di atti fondamentali, conforta nel ritenere che la trattazione di argomenti […] non debba necessariamente essere subordinata alla successiva adozione di provvedimenti da parte del Consiglio comunale”. Il Ministero sottolinea insomma che il termine “questioni” è volutamente ampio per abbracciare tutto ciò che rientra nelle competenze del Consiglio e nelle facoltà dei Consiglieri. Giova ricordare, infatti, che il Consiglio, ai sensi dell’art. 42 comma 1 del TUEL, è massimamente “l’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo”. Gli atti di sindacato ispettivo, le mozioni e gli ordini del giorno sono l’essenza stessa di questa funzione di controllo. Pertanto, chiedere di discutere una mozione rientra a pieno titolo nelle “questioni” che un quinto dei Consiglieri può porre all’ordine del giorno.
Va inoltre sottolineato che le circostanze fattuali alla base del parere del DAIT citato dalla Segretaria sono assai diverse da quelle alla base della nostra iniziativa: là si trattava di una richiesta di convocazione del Consiglio con una lunga serie di interrogazioni, interpellanze e mozioni, finalizzata a “saltare la coda” delle altre iniziative iscritte all’ordine del giorno. Qui, invece, si tratta di una sola mozione. Una. Su un tema di primaria rilevanza quale il PUD, nello specifico la delibera di Consiglio del 2 marzo scorso, che noi riteniamo caratterizzata da un vizio di legittimità che potrebbe esporre il Comune a pesanti conseguenze.

In conclusione, il diritto di un quinto dei Consiglieri di chiedere la convocazione del Consiglio comunale entro 20 giorni, sancito dall’art. 39, comma 2 del TUEL, costituisce un diritto fondamentale a presidio delle funzioni di controllo proprie dei Consiglieri. Un diritto che non può essere compresso da un Regolamento interno del Comune, fino al punto di pretendere una proposta di deliberazione formale. Di fronte a una richiesta formulata da almeno un quinto dei Consiglieri, il Presidente del Consiglio comunale non ha alcun margine di discrezionalità sull’opportunità o sulla rilevanza politica delle questioni richieste.
Ritengo perciò inaccettabile quanto accaduto, tanto più che nei venti giorni a decorrere dal 27 aprile non è giunta alla Sottoscritta e ai colleghi Consiglieri di minoranza alcuna comunicazione dell’Amministrazione in ordine alla presunta non eseguibilità della nostra richiesta di convocazione. E questo, davvero, la dice lunga.
I diritti di noi Consiglieri di minoranza sono stati palesemente violati. Ci si è fatti beffe del tutto impropriamente di una norma statale, oltre che dell’orientamento prevalente della Giustizia amministrativa e del Ministero.

Alla luce di tutto ciò, restare in Aula questa sera significherebbe assecondare questa violazione, significherebbe accettare che i diritti e le prerogative dei Consiglieri comunali possono essere compressi a piacimento dall’Amministrazione comunale.
Per questo, al termine del mio intervento, a breve uscirò dall’Aula e non prenderò parte alla seduta, riservandomi di intraprendere, insieme agli altri Colleghi di minoranza, tutte le iniziative necessarie affinché siano tutelati e rispettati i diritti dei Consiglieri e affinché il Testo unico sull’ordinamento degli Enti locali non divenga carta straccia.
Chiedo che la presente dichiarazione venga integralmente inserita nel verbale della seduta odierna e posta agli atti del Consiglio.
Camilla Ciccarelli

Autore
Il Vostro Giornale

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