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«Spero venga trovato un osso», la sorella della vittima del delitto di Steccato di Cutro smonta i depistaggi

  • Postato il 1 ottobre 2026
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«Spero venga trovato un osso», la sorella della vittima del delitto di Steccato di Cutro smonta i depistaggi

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«Spero venga trovato un osso», la sorella della vittima del delitto di Steccato di Cutro smonta i depistaggi

«Spero venga trovato un osso», la testimonianza della sorella della vittima del delitto di Steccato di Cutro e le scoperte inquietanti in casa


CUTRO — «Spero solo che venga trovato un osso per dargli degna sepoltura». È racchiusa in questo amaro presagio la testimonianza chiave di Rosalba Giglio, la sorella di Salvatore, l’uomo svanito nel nulla il 21 settembre 2024 a Steccato di Cutro, forse ucciso dalla moglie Daniela Rossato e dal figlio Nicola. La sorella della vittima, giunta dalla Svizzera dopo aver appreso della scomparsa del fratello, ha affidato il suo grido di verità ai carabinieri facendo a pezzi fin dal primo momento la versione di comodo confezionata dalla cerchia familiare per coprire l’orrore. Nei verbali delle sommarie informazioni rese ai militari del Nucleo investigativo di Crotone, sapientemente guidati dal procuratore Domenico Guarascio e dal sostituto Umberto Iurlaro, Rosalba ricostruisce un muro di mezze verità e menzogne.

LEGGI ANCHE: Le urla, i graffi e l’oggetto contundente: il cronometro dell’orrore nel cortile di Steccato di Cutro – Il Quotidiano del Sud

Dalla fuga inventata alle frottole dell’amante

Nelle prime settimane, la narrazione ufficiale offerta dalla moglie Daniela Rossato e dai figli puntava decisamente su un allontanamento volontario. Tra le ipotesi in ballo perfino un improbabile viaggio con un’amante misteriosa o un presunto stato confusionale della vittima. Una versione smentita con forza da Rosalba, che descrive il fratello come un uomo tranquillo, attaccato alle sue abitudini e alla sua fede religiosa, incapace persino di concepire i gesti stravaganti che gli venivano attribuiti, come la consultazione di video di santoni.

E proprio sulla gestione dei tempi e delle denunce, il racconto della sorella evidenzia le prime insanabili contraddizioni. «Chiesi a Daniela il motivo per il quale non aveva presentato subito denuncia ai carabinieri e lei mi rispose di non averlo fatto in quanto, a suo dire, era necessaria la presenza di due figli, cosa della quale io mi sono informata e ho saputo non essere vera».

Il blitz nel covo: la cenere, lo spazzolino e il fumo acre

Insospettita dalle voci dei vicini che avevano notato un fumo denso e acre uscire ininterrottamente dal camino nei giorni successivi alla scomparsa, Rosalba decide di agire in prima persona. Entrata nell’abitazione, compie una scoperta inquietante. «Mi sono prodigata a controllare il camino dell’abitazione, dal quale avevo prelevato parte delle ceneri che avevo conservato in un sacchetto. Inoltre, accorgendomi di uno spazzolino e di una spugna estremamente sporchi e percependo l’odore acre del camino, asportavo anche questi due oggetti». L’intuizione era quella di far analizzare quei resti per capire cosa fosse stato bruciato in quel focolare domestico. Intanto, i familiari, per tutta risposta, cambiavano rapidamente le serrature di porte e cancelli, isolavano l’appartamento e cominciavano a fare i conti con questioni ereditarie e con la proprietà degli ulivi.

Di fronte a un clima di freddezza e ostilità culminato in una lite furibonda con i nipoti, Rosalba ha scelto di tagliare ogni ponte, bloccando contatti e social e consegnando agli inquirenti i tasselli decisivi per demolire l’alibi della scomparsa volontaria. Tra le foto consegnate ai carabinieri e da lei scattate nell’abitazione dove potrebbe essrsi consumata la tragedia, quei graffi all’avambraccio destro che la cognata diceva di essersi procurata a causa della vivacità di un cane. Ma era una excusatio non petita.

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