Sottosegretari, ora tocca al Consiglio di Stato
- Postato il 22 settembre 2026
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Il Quotidiano del Sud
Sottosegretari, ora tocca al Consiglio di Stato
IL BRACCIO di ferro sui sottosegretari (e sul referendum) continua e il prossimo “match” si giocherà in Consiglio di Stato. La Regione ha deciso di fare appello contro la decisione del Tar che ha dichiarato inammissibile il ricorso della stessa Cittadella contro il decreto con cui l’ufficio centrale per il referendum presso la Corte d’Appello aveva dato il via libera alla consultazione popolare sui sottosegretari. Il Tribunale amministrativo regionale si era dichiarato incompetente per difetto di giurisdizione.
La questione – questa, in sintesi, la valutazione – va affrontata dal giudice ordinario. Il ricorso sarebbe stato già notificato. L’udienza cautelare sarà fissata, dicono dalla Cittadella, prima del 29 novembre, giorno in cui dovrebbe tenersi il referendum della discordia. L’obiettivo, insomma, è quello di ottenere la sospensiva del decreto dell’ufficio centrale, il che – oltre a segnare il primo punto a favore nella contesa per la Cittadella – consentirebbe di mettere in stand-by il referendum. Il tutt, in attesa della pronuncia di merito del Consiglio di Stato. I giudici dovranno valutare se il ricorso è ammissibile (confermando o confutando la valutazione del Tar). E poi stabilire se il referendum sui sottosegretari si può fare.
LA VICENDA
Tutto inizia con il centrodestra che rimette mano allo Statuto. Deve farlo per adeguarlo a una nuova disposizione normativa che consente di nominare due assessori in più (dalla Giunta a 7 alla Giunta a 9) e ne approfitta per reintrodurre, nella governance regionale, la figura del sottosegretario alla presidenza. Nella stessa seduta, approva anche la legge che disciplina il referendum sullo Statuto e stabilisce che il voto popolare – confermativo, analogo a quello previsto per le modifiche costituzionali – non si può chiedere ogni volta che si ritocca lo Statuto. Se le revisioni sono parziali, se non toccano i principi fondamentali, se sono meramente organizzative o di adeguamento a norme nazionali nuove, il referendum non si può chiedere. Insorge l’opposizione, quella consiliare e quella extraconsiliare. Si forma un comitato referendario, con l’appoggio di Codacons e Nicola Morra, e chiede il referendum. L’istanza finisce in un cassetto.
LA SECONDA RICHIESTA
Una seconda richiesta decidono di presentarla anche i consiglieri di centrosinistra, dopo aver battuto inizialmente altre strade. La segreteria generale di Palazzo Campanella non risponde, loro insistono. Si fissa una riunione, i toni si alzano, alla fine il segretario mette nero su bianco che se non ha dato corso alla richiesta è perché la legge regionale non prevede referendum per una modifica parziale e organizzativa come quella che ha reintrodotto i sottosegretari.
Quel documento viene impugnato in Corte d’Appello. Lì si costituisce l’ufficio centrale per il referendum e si apre un giudizio sul ricorso. La decisione sorride al centrosinistra: il referendum, dicono i magistrati, va fatto, perché la norma che ha introdotto i sottosegretari impatta sulla governance, quindi non è una mera modifica organizzativa. Palazzo Campanella a quel punto deve dare il via all’iter, che si conclude con l’indizione del referendum per il 29 novembre. Una data scelta parecchio in là – sostanzialmente entro il termine ultimo previsto dalla legge per la consultazione – nell’attesa di ultimare il contenzioso.
IL GIUDIZIO DAVANTI AL TAR
Il Tribunale amministrativo, in prima battuta, nega la sospensiva alla Regione. La Cittadella aveva chiesto un provvedimento cautelare d’urgenza per fermare gli effetti del decreto dell’ufficio centrale della Corte d’Appello. Il giudice dice che la materia è troppo complessa e va rinviata all’udienza collegiale. La pronuncia successiva, come detto, è anche in questo caso sfavorevole per la Regione: i giudici dicono che il decreto dell’ufficio centrale si può impugnare, ma non è materia della giustizia amministrativa.
GLI SCENARI
La Regione ha deciso di proseguire il contenzioso davanti al giudice amministrativo. Ora bisogna attendere quindi la pronuncia di Palazzo Spada. La Cittadella dalla prospettiva di un voto sui sottosegretari non è certo allettata: un referendum senza quorum (è confermativo, non abrogativo) su un tema che incrocia gli impopolari costi della politica non lascia ben sperare sull’esito.
Il Quotidiano del Sud.
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