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Sostenibilità ed economia circolare. La green economy raccontata a Ecomondo

  • Postato il 3 novembre 2026
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Sostenibilità ed economia circolare. La green economy raccontata a Ecomondo

L’Italia è un hotspot esposto a gravi impatti della crisi climatica. Nel 2025 le emissioni di gas serra sono aumentate, il Paese è in ritardo sulle energie rinnovabili, consuma più acqua di tutti in Europa ed è tra i più dipendenti dall’estero per l’energia. Pur mantenendo il primato sull’economia circolare, restano poche le auto elettriche immatricolate e insufficienti gli investimenti nel trasporto pubblico locale. Diminuisce la superficie dedicata all’agricoltura biologica, ma crescono le produzioni Dop e Igp. Aumentano anche le iniziative per la transizione ecologica nelle città, grazie pure ai fondi del Pnrr.

Lo stato della green economy in Italia registra più ombre che luci. È quanto emerge dalla relazione presentata oggi agli Stati generali della Green Economy, organizzati dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile nella giornata di apertura di Ecomondo. La manifestazione annuale di Italian Exhibition Group, punto di riferimento nazionale e internazionale per la transizione ecologica e l’economia circolare, è in programma alla Fiera di Rimini dal 3 al 6 novembre.

“A livello internazionale registriamo importanti fattori di spinta alla green economy a fronte di un contesto globale caratterizzato da incertezze economiche e minacce climatiche crescenti”, ha detto Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, presentando la relazione. “La transizione ecologica è diventata una necessità strutturale per la tenuta socioeconomica di molti Paesi e può essere un driver concreto di inclusione sociale e crescita economica. In Italia registriamo una situazione critica, con qualche segnale positivo”.

Nel dettaglio, il Bel Paese si trova al centro dell’hotspot climatico del bacino del Mediterraneo ed è per questo più esposto agli impatti dei cambiamenti climatici. Negli ultimi 50 anni la temperatura media è aumentata di oltre 2°C, molto più della media globale, con importanti ripercussioni sulla salute, soprattutto delle persone più vulnerabili. Nel 2025 si sono verificati oltre 2.300 eventi climatici estremi, mentre l’estate 2026 ha registrato temperature record in modo simultaneo e prolungato nelle città di tutto il Paese, con una diffusione e una durata mai osservate in passato.

L’impegno dell’Italia nel contrastare gli effetti della crisi climatica resta palesemente inadeguato. Dal 2015 al 2024 le emissioni di gas serra sono costantemente aumentate (quest’anno sono diminuite, anche se di poco). Per raggiungere l’obiettivo fissato per il 2030 dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) bisognerebbe tagliare le emissioni di 14 Mt l’anno a partire dal 2026, il doppio di quanto fatto negli ultimi anni. Stesso discorso, e stessi ritardi, per i target sulle rinnovabili previsti dal Piano. Nel 2025 il 47% dell’elettricità proveniva da fonti rinnovabili, a fronte di un obiettivo Pniec del 70% al 2030. Per raggiungerlo occorrerà portare l’installazione annua a 10 GW: nel 2025 ne sono stati installati appena 7,2, contro i 23,3 della Germania e i 10,8 della Spagna. L’Italia è inoltre tra i Paesi europei con la più alta dipendenza energetica dall’estero, in media intorno al 74%, ben oltre la media europea di circa il 57%.

Le buone notizie arrivano dall’economia circolare. Nel 2024 il tasso di utilizzo circolare di materia è stato del 21,6%, contro una media europea del 12,2% (la Francia si ferma al 17,8%, la Germania raggiunge il 24,8%). Nel 2025 la produttività delle risorse nell’Ue è stata di 3 euro di Pil per ogni chilogrammo, in Italia di 4,6 euro (3,9 in Germania, 3,8 in Francia e Spagna). Unico neo, l’elevata dipendenza dalle importazioni di materiali, che nel 2025 ha superato il 47%, contro una media Ue del 22,1%.

L’Italia è il Paese europeo che consuma più acqua sia per uso civile sia per uso industriale, ed è seconda per quello agricolo. La disponibilità idrica per abitante è di circa 2.260 metri cubi l’anno, meno della metà della media europea. Secondo l’Ispra, il cambiamento climatico ha contribuito a ridurre del 20% la disponibilità d’acqua rispetto all’inizio del Novecento, e nel 2024 il 40% del territorio nazionale è stato colpito dalla siccità. A questo si aggiungono le perdite della rete idrica, che raggiungono il 40% dell’acqua immessa, e un riutilizzo delle acque depurate fermo ad appena il 4%, a fronte di un potenziale del 23% (dati Enea).

Sul fronte della mobilità si registrano alcuni segnali positivi. Calano le auto a benzina e diesel, mentre crescono ibride ed elettriche, che insieme raggiungono il 17,4%. Le vendite di auto a benzina sono scese dal 26% al 19,7%, quelle diesel dal 10% al 6,8%. Tra il 2015 e il 2025, però, il Fondo nazionale trasporti, che finanzia il trasporto pubblico locale e regionale, si è ridotto del 13,5%: nel 2025 sono stati stanziati 660 milioni in meno rispetto a dieci anni prima.

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, la crisi climatica ha causato importanti perdite in agricoltura. La siccità ne è la prima causa, con il 54% del totale, seguita dalle precipitazioni molto intense con il 21%. In Italia, per la prima volta in dieci anni, si sono ridotte le superfici certificate in agricoltura biologica (Sicilia e Puglia restano le regioni a più alta densità). Crescono invece i territori della cosiddetta Dop economy, il cui valore complessivo ha raggiunto i 20,7 miliardi di euro.

Segnali incoraggianti arrivano dalle città, dove aumentano l’interesse e le iniziative per la transizione ecologica. Grazie ai fondi del Pnrr molti centri urbani hanno realizzato misure di adattamento climatico, e si stanno diffondendo i cosiddetti “rifugi climatici” contro le isole di calore: spazi pubblici gratuiti e facilmente accessibili che offrono riparo e frescura durante le ondate di calore estremo. Lo stesso vale per le “città spugna”, progettate per assorbire e gestire l’acqua piovana da riutilizzare nei periodi di scarsità idrica.

La giornata si è aperta con il tradizionale taglio del nastro alla presenza, tra gli altri, del presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale. A fare gli onori di casa il presidente di Italian Exhibition Group, Maurizio Ermeti. Sull’intero quartiere fieristico sono presenti oltre 1.700 aziende, distribuite su 166mila metri quadrati di superficie espositiva, per una panoramica completa sulla transizione ecologica e l’economia circolare.

“Ecomondo non può più essere considerata soltanto una fiera”, ha detto Ermeti. “È un orgoglio e un presidio nazionale importante sui temi della sostenibilità e del riuso, su quella che oggi chiamiamo industria dell’economia circolare. Anche quest’anno registriamo nuovi record: abbiamo aggiunto Paesi del Nord Africa, dell’America Latina e dell’Europa dell’Est. È una manifestazione che coinvolge tutte le aziende che si occupano di economia circolare, per le quali è diventata un appuntamento imprescindibile”.

Per l’occasione è stata presentata anche una ricerca di Ipsos Doxa sull’opinione degli italiani in materia di cambiamento climatico e sostenibilità. Tre italiani su quattro (76%) chiedono un impegno più forte contro la crisi climatica. Il 60% teme che possa peggiorare e chiede misure di adattamento per contrastarla. Sette su dieci si dicono disposti ad adottare uno stile di vita più sostenibile e considerano la transizione energetica una priorità per il Paese. Anche il mondo produttivo fa sentire la propria voce: il 64% giudica troppo lento il percorso verso la transizione ecologica, e ancor più quello verso la transizione energetica.

Autore
Formiche

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