Sbarigia e Borrelli sono vittime sacrificali di uno scontro feroce al Ministero della Cultura

  • Postato il 4 luglio 2025
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Un osservatore mediologico attento sa bene che i dettagli, in alcune dinamiche, non sono irrilevanti: nella storia del Ministero della Cultura non s’era mai visto un ufficio stampa che diramasse un comunicato mezz’ora dopo la mezzanotte, come è avvenuto alle ore 00:31 di giovedì 3 luglio, allorquando un laconico Alessandro Giuli ha ritenuto di dover dichiarare “il Ministro della Cultura prende atto delle dimissioni appena ricevute da parte del Direttore generale Cinema e Audiovisivo, Nicola Borrelli. Lo ringrazia e gli conferma la propria stima per il lavoro svolto fin qui”. Fulmine a ciel sereno?!

Cosa è accaduto nel pomeriggio e sera (e notte) di mercoledì 2 luglio? Qualcosa di difficilmente prevedibile, che rientra nello scontro politico (partitocratico) tra il ministro militante di Fratelli d’Italia e la esuberante Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni: i rapporti tra i due non sono mai stati esattamente sintonici ed idilliaci. Le ragioni sono complesse, ma possono essere riassunte nel fastidio che il ministro (ed il suo partito) hanno sempre vissuto rispetto all’iperattivismo e narcisismo della Sottosegretaria alla Cultura, che si è posta da anni – in maggioranze di diversa cromia – come la vera “domina” delle politiche nel settore. Una sorta di “presidio” leghista del settore, dal valore più simbolico-iconico che altro. La gran parte del settore cinema e audiovisivo ha, infatti, sempre guardato a sinistra con simpatia, ed è stato ricambiato dalla generosità dell’ex ministro “dem” Dario Franceschini, che ha allargato i cordoni della borsa, aumentando anno dopo anno i fondi pubblici. Senza però prevedere controlli adeguati e valutazioni di impatto.

Nei primi due anni del governo guidato da Giorgia Meloni, l’allora ministro Gennaro Sangiuliano ha cercato di circoscrivere lo strapotere della Sottosegretaria leghista: ha promosso una riforma dell’intervento dello Stato, alzando le “barriere all’entrata” per l’accesso ai fondi, ma questa correzione di rotta è stata paradossalmente affidata a colei che pure era stata Sottosegretaria anche ai tempi di Franceschini ministro. La riforma ha avuto una gestazione lenta e controversa ed ha determinato un sostanziale stallo del sistema. Negli ultimi mesi, le polemiche sulla cattiva gestione dei fondi pubblici ed in particolare del controverso “tax credit” sono cresciute a dismisura (spesso alimentate da dati non validati e malamente interpretati) ed il caso del presunto omicida e figlicida di Villa Pamphilj (Francis Kaufmann, alias Rexal Ford), presunto truffatore di danari pubblici a favore del cinema, ha fatto esplodere oltre i limiti di tolleranza le… “contraddizioni interne” della maggioranza.

Pochi giorni fa, Chiara Sbarigia, Presidente di Cinecittà nominata da Dario Franceschini ma confermata da Gennaro Sangiuliano e – soprattutto – consigliera di fiducia di Borgonzoni, è stata costretta alle dimissioni, perché coinvolta nel comportamento del suo consulente di fiducia Fabio Longo, che ha cercato di accattivarsi le simpatie di alcuni giornalisti attraverso mercimoni di risorse pubbliche. Longo precisava ai giornalisti contattati che il suo obiettivo era difendere l’immagine della Sottosegretaria e della Presidente di Cinecittà: per il resto, liberi di “sparare” sul ministro. Il ministro avrebbe quindi chiesto alla Sottosegretaria di dimettersi, ma su questa chance è prevalsa la rinnovata difesa ad oltranza di Borgonzoni da parte del leader della Lega Matteo Salvini.

Ieri pomeriggio alla Camera, in occasione del “question time”, il ministro è parso sereno, ed ha ribadito l’assenza di contrasti tra lui e Borgonzoni… Chiara Sbarigia si è dimessa da Presidente di Cinecittà, ed è così finalmente venuto meno quel plateale conflitto di interessi che si protraeva da oltre un anno, denunciato da pochi e sopportato da tutti (ministro incluso): permane Presidente dell’Associazione dei produttori audiovisivi, ma l’“affaire Longo” ha messo in discussione la sua possibile conferma alla guida dell’Apa (le elezioni sono imminenti).

La decisione di Nicola Borrelli è stata sollecitata o concordata?! Molti sanno che il Dg Cinema e Audiovisivo, stimato dai più (sono giunte attestazioni di stima da Anica e Anec), era molto stanco della propria lunga attività (15 anni) a Santa Croce in Gerusalemme, e, troppe volte preso di mira come potenziale responsabile dei deficit di controllo nella gestione del credito di imposta, avrebbe deciso di gettare la spugna. Incredibile la totale assenza di reazioni da parte della Sottosegretaria Borgonzoni, la quale si vede di fatto privata “ex abrupto” di due persone di sua fiducia: non le sono state tolte le deleghe, ma di fatto è “commissariata”. Di fatto, sia Sbarigia sia Borrelli sono vittime sacrificali di uno scontro feroce all’interno di logiche partitiche e partitocratiche, lontane anni-luce dal buon governo del settore.

Nicola Borrelli non può essere accusato di non aver rispettato le regole del sistema: il problema di fondo sono proprio le “regole”… La “Legge Franceschini” ha iniettato nel sistema, dal 2017, un’impressionante quantità di risorse pubbliche, senza prevedere un sistema adeguato di controlli, misurazioni, verifiche. Ed ora?! Permane e s’aggrava la situazione di stallo, confusioni, contraddizioni, ritardi…

Sui successori possibili, s’è scatenato il toto-nomine: tra i possibili papabili, il pugnace avvocato Michele Lo Foco (storico avversario della Sottosegretaria Borgonzoni, ma fiduciario di Antonio Tajani) ed il giovane Simone Vellucci (Vice Capo di Gabinetto di Giancarlo Giorgetti). Sarà comunque difficile identificare un sostituto tecnicamente all’altezza di Borrelli.

Il settore peraltro ha subito nelle ultime settimane un’altra stangata: Piera Marzio, funzionaria del Mef Ufficio Centrale di Bilancio (Ucb), ha comunicato al Dg Nicola Borrelli ed al suo omologo per lo spettacolo dal vivo (teatro, musica, danza…) Antonio Parente che anche il settore del cinema e dello spettacolo deve essere sottoposto alla verifica preventiva prevista per fruire dei contributi pubblici, ovvero il controllo della corretta posizione contributiva verso l’erario. Così contraddicendo quella “eccezione culturale” che era stata sancita dal 2008 dall’allora del Ragioniere Generale dello Stato Mario Canzio. L’Agenzia delle Entrate si è quindi scatenata con pignoramenti presso il Ministero della Cultura. La delicata questione non ha ancora registrato una presa di posizione del ministro Giuli…

Ministro che ieri in Aula a Montecitorio, su un fronte critico parallelo, ha difeso a spada tratta le decisioni assunte dalle Commissioni ministeriali per lo spettacolo dal vivo (di cui ha garantito la assoluta indipendenza), che pochi giorni fa hanno provocato un altro piccolo terremoto rispetto a festival ed iniziative che beneficiavano da anni del sostegno dello Stato: in parte, è stato deciso di assegnare maggior valore ai soggetti più in grado di rapportarsi con il mercato, cercando di eliminare alcune rendite di posizione, ma al tempo stesso questo processo ha finito per ridurre lo spettro del pluralismo… e la sinistra tutta (Pd, Avs, M5s) ha denunciato una volontà dirigistica mercatista, repressiva e illiberale.

Lo scenario appare confuso ed incerto. Al solito deficit di conoscenza, s’associa la storica carenza di trasparenza. Ed ancora una volta la tecnocrazia e la meritocrazia vanno a farsi benedire.

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Il Fatto Quotidiano

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