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Sanchez, nella tempesta, resiste. Ma l’opinione pubblica è piegata dagli scandali

  • Postato il 29 maggio 2026
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Sanchez, nella tempesta, resiste. Ma l’opinione pubblica è piegata dagli scandali

Il quadro di fronte a noi è sconfortante: la moglie di Pedro Sánchez, presidente del governo e leader del Partito socialista (Psoe), è imputata. Il fratello del premier è imputato. Il braccio destro, Santos Cerdán, è imputato. Il suo ex braccio destro, José Luis Ábalos, è in carcere e il braccio destro di quest’ultimo anch’egli imputato. Non è tutto: Leire Díez, donna del Psoe, sarebbe parte di una rete criminale guidata dal numero due del partito con il fine di “desbaratar”, screditare, giudici, poliziotti e giornalisti che stavano indagando su Pedro Sánchez e i suoi.

E, poi, da ultimo nel quadro si è trovata raffigurata un’icona della sinistra spagnola, l’ex capo dell’esecutivo Zapatero.
Un cerchio sempre più stretto che è divenuto un cappio intorno al collo di Pedro Sánchez.

Eppure le recenti mosse in politica internazionale hanno fatto di Sánchez un riferimento di tanta sinistra europea. La sua posizione ferma in difesa di Gaza, la contrapposizione netta con gli Usa di Trump e la destra militarista di Netanyahu. E ancora, gli eccellenti risultati in economia, una rincorsa al rialzo che è percepita più all’estero che in patria. All’interno si avvertono principalmente le diseguaglianze, le difficoltà di emancipazione per i giovani, stretti in un imbuto, tra caro affitti e ridottissime possibilità di acquistare un immobile.

Un mattone divenuto carissimo per le spinte di un overtourism che ha radicalmente trasformato città medie e quartieri centrali delle metropoli, con i grandi fondi speculativi, molti di origine straniera, a farla spesso da padrone. A ciò si aggiunge la corruzione, da sempre vera piaga della politica nazionale, nell’ultima classifica dell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) di Transparency International, la Spagna si colloca al 49º posto su 180 Paesi a livello globale (l’Italia occupa il 52° posto). Gli scandali hanno aperto crepe nei governi di tutti i colori politici, l’unico esecutivo che rimase ai margini di mazzette e corruttele fu quello guidato da Zapatero, un paradosso a ragionare col senno dell’oggi.

Pedro Sánchez nel mezzo della tormenta perfetta rimane imperturbabile, incurante degli scandali che lo circondano ha escluso le elezioni anticipate, aggrappandosi alla presunzione di innocenza, alla necessità di chiudere i processi, alla storia degli indagati e alla bontà delle loro difese.

È tuttavia difficile appellarsi alla magistratura politicizzata: Santiago Pedraz, giudice dell’Audiencia Nacional di Madrid, l’Ufficio che si occupa di anticorruzione, è considerato vicino alla sinistra di governo, proprio lui ha inviato qualche giorno fa la Guardia Civil al quartier generale del Psoe, intimando ai funzionari di fornire documentazione per far luce su una presunta trama anti-istituzionale. Il sospetto non è di poco conto: il Psoe, secondo l’ordinanza, avrebbe contribuito a finanziare presunte manovre intimidatorie, con informazioni compromettenti contro procuratori e comandanti di polizia: un autentico complotto teso a destabilizzare procedimenti giudiziari che coinvolgevano dirigenti del Partito e uomini di governo, in particolare dopo l’incriminazione della moglie di Sánchez, Begoña Gómez, per diversi reati di corruzione, tra cui appropriazione indebita e traffico di influenze. Un complotto ordito da alti dirigenti socialisti, tra essi avrebbe avuto un ruolo di rilievo l’allora Segretario di partito e fedelissimo di Sánchez, Santos Cerdán.

Il giudice Pedraz sottolinea che Leire Díez avrebbe avuto “l’iniziativa e il sostegno intellettuale e/o finanziario” dell’ex terzo segretario del partito, il quale avrebbe accettato di pagarle “4.000 euro al mese dai fondi del partito”. Come se non bastasse Cerdán è indagato anche in altre inchieste riguardanti appalti per lavori pubblici.

L’opinione pubblica segue gli eventi, pervasa dalla sfiducia, piegata dagli scandali.

La base socialista si dimena e segue il capo carismatico che a sua volta resiste, affronta a viso aperto i dibattiti parlamentari dove ha quasi sempre la meglio, almeno sul piano dialettico, con Alberto Núñez Feijóo, il leader del Partido Popular, poco carismatico e con limiti evidenti nella comunicazione politica. I dubbi del popolo di sinistra rispetto alla solidità dell’atto di accusa a Zapatero, dato in pasto alla stampa che ha pubblicato le 90 pagine sulle trame attribuite all’ex premier, si sono sgretolati di fronte alle foto dei gioielli recuperati dalle forze di polizia nella cassaforte di studio dell’ex leader socialista.

A Pedro Sánchez questa volta servirà un colpo di reni da fuoriclasse per resistere alle accuse che fanno traballare, non un governo, ma un intero sistema.

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Il Fatto Quotidiano

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