San Giovanni Bosco: tra metafisica del cuore e vocazione educativa oltre la ragione spirituale


Da dove nascono gli Ordini religiosi? Una domanda che potrebbe avere come individuazione una specificità storica e sociale e chiaramente antropologico-cattolica. Comunque hanno una loro valenza proprio attraverso le norme, ovvero le Regole. Sembrano stilate come uno status giuridico. Forse è anche giusto che sia così. La loro funzione è chiamante questa volta nell’ambito cattolico.

Non posso non pensare, tra i tanti, ai francescani e ai salesiani, ovvero con punti di riferimento San Francesco d’Assisi e San Giovanni Bosco. Quest’ultimo crea i salesiani per un “omaggio” alla devozione di San Francesco di Sales. Infatti, l’ordine dei salesiani prende il nome da questo santo vissuto tra il 1567 e il 1622. È stato anche un vescovo cattolico francese.

La parola di San Giovanni Bosco, nato a Castelnuovo d’Asti il 16 agosto 1815 e morto a Torino il 31 gennaio 1888, ha come principio portante un concetto che ancora oggi è fondamentale: educare i giovani. Anzi, si comprende meglio usando il suo linguaggio: “Se vuoi che i giovani facciano quello che tu ami, ama quello che piace ai giovani”.
È vero che don Bosco è una personalità vissuta in pieno Ottocento, un uomo e un sacerdote che hanno attraversato completamente il Rinascimento e l’Illuminismo, e proprio per questo il suo carisma è molto più vicino alle crisi del tempo moderno. Ma è vero anche che il cristocentrismo di Francesco d’Assisi va molto oltre i modelli religiosi e si diffonde nel mondo come azione, accoglienza e soprattutto come favorire una “educazione” intesa come “cosa del cuore”.
C’è una vicinanza a Pascal non solo ontologica, ma anche come espressione che lega il cuore alla mente. Di Pascal apprende bene un pensiero che tuona ancora come vibrazione dell’essere: “Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”.
Mi trovo dunque di fronte a un filosofo che preannuncia la temperie e la caduta della Ragione (il Settecento) e a un santo che ha superato completamente il “tempio” della Ragione. Il cuore è più della ragione. Perché? Perché il cuore ha la fedeltà ed è fedeltà. La ragione è, invece, da Machiavelli in poi, il centro per raggiungere il potere con l’astuzia: “Nasce da questo una disputa: s’egli è meglio essere amato che temuto, o temuto che amato. Rispondesi, che si vorrebbe essere l’uno e l’altro; ma perché egli è difficile che e’ stiano insieme, è molto più sicuro l’esser temuto che amato, quando s’abbia a mancare dell’un de’ due”.

La santità è ben altro della ragione. Comunque, tra San Francesco d’Assisi e San Giovanni Bosco c’è una comparazione in cui il senso della povertà diventa la ricchezza verso Dio e la “nudità” è dare tutto nell’incontro con Dio.
San Francesco di Sales spesso predicava: “Bisogna avere un cuore capace di pazientare; i grandi disegni si realizzano solo con molta pazienza e con molto tempo”.

È chiaro che ci sono temperie storiche (e anche teologiche) completamente diverse tra San Francesco d’Assisi, San Francesco di Sales e San Giovanni Bosco, che diversificano modelli di civiltà e forme ecclesiastiche, anche se il dono della Fede non muta.

Ma l’incontro con la fede ha approcci comunque diversi.

Il santo d’Assisi visse direttamente la conversione. La sua ricerca fondamentale fu di convertire gli “infedeli”. Ha l’Oriente nel suo cammino. San Francesco di Sales ebbe le sue crisi e i suoi dubbi, ma Dio resta centrale anche nel convertire i calvinisti. San Giovanni Bosco non ebbe crisi e tanto meno dubbi. Non ebbe modo di confrontarsi con la conversione perché il suo credo verso Dio è fondato.

Nel creare i salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice adottò come moto “Da mihi animas, cetera tolle“, ovvero: Dammi le anime, prendi tutto il resto.
È diocentrico. Puntò al legame tra uomo e cristiano, o meglio cittadini e cristiani. D’altronde scrisse diversi libri che posero l’attenzione sull’educazione proprio come “educere”: trarre fuori il meglio di sé. Un’azione pedagogica che ha puntato alla vocazione verso il bene e l’amore. Scrisse: “Se vuoi farti buono, pratica tre sole cose e tutto andrà bene. Eccole: Allegria, Studio, Pietà. È questo il grande programma, il quale, praticando, tu potrai vivere felice e fare molto bene all’anima tua”.

Tra San Francesco d’Assisi e San Giovanni Bosco c’è un principio fondamentale che diversifica la loro presenza e che parimenti li lega: il mistico d’Assisi sognò Cristo e praticò il sogno tra le creature; San Giovanni fece dell’amore ciò che disse Giovanni Paolo II: “Il genio educativo di San Giovanni Bosco si è manifestato in sommo grado nell’amore verso i giovani. Per poter educare, bisogna amare”.

Educare ad amare con amore. Una fede che è diventata un’azione che conduce a Dio. L’altro aspetto è il concetto di ragione. In Francesco d’Assisi c’è costantemente e coerentemente il mistico che attraversa il Mistero della Croce abbracciandola e rendendola divina.

In San Giovanni Bosco la ragione diventa la ragione dell’anima. Se un atto di conversione si deve cercare è proprio nell’aver reso la ragione non storica, ma metafisica, anzi una ragione spirituale dell’anima. Da qui il suo agire pedagogico.

Due santi che mi hanno attraversato tra le mie età e che oggi mi incontrano, e li incontro insieme ad altre Fortezze (come San Francesco di Paola, Sant’Antonio di Padova e la Madonna di Pompei), che fanno del mio viaggio umano un camminare nella metafisica della spiritualità.

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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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