Rari Nantes Savona, Angelini verso la semifinale contro il Brescia: “Per noi questa è già una finale”
- Postato il 14 giugno 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Savona. Si entra nel vivo della fase della semifinale scudetto per la Rari Nantes Savona. Martedì 16 giugno i savonesi inizieranno in trasferta il confronto con Brescia per aggiudicarsi la finalissima del campionato italiano. I bresciani sono arrivati secondi in regular season e, insieme alla Pro Recco e la stessa Rari, sono tra le tre squadre più in voga della stagione.
Coach Alberto Angelini commenta così l’avvicinamento a Gara 1: “Tutto procede bene. Ovviamente, aumentando l’intensità delle situazioni tattiche aumenta anche il rischio di avere un po’ più di nervosismo e una ricerca eccessiva della perfezione, che però non ci sarà mai. Ho detto ai ragazzi che questo lavoro ci serve solamente per arrivare a fare le cose con la maggiore intensità possibile, perché gli errori ci saranno sempre e sarà proprio attraverso la gestione migliore degli errori che potremo crescere e andare avanti. La squadra, al di là dello stato di nervosismo normale prima di un appuntamento del genere, ha un approccio molto positivo“.
Sul Brescia e come affrontarlo: “È un avversario molto forte, una squadra che gioca la Champions e che ha otto giocatori nel giro delle nazionali. Per provare a controbattere il loro gioco dovremo lavorare su alcune situazioni tattiche, come riuscire a uscire dal loro pressing e anticipare alcune situazioni offensive. Dovremo poi creare la migliore densità possibile in fase difensiva, perché loro sono una squadra molto fisica, con giocatori alti, esplosivi e tecnicamente molto validi. Sarà fondamentale aiutarci, evitando il più possibile gli uno contro uno e gli isolamenti“.
“Per noi questa partita rappresenta la nostra finale Scudetto. Arrivare a giocarsi una finale contro la Pro Recco significa avere davanti una squadra che, negli ultimi anni, ha dimostrato una superiorità enorme. Basta guardare la storia recente: in Italia negli ultimi 21 anni solo una volta il Brescia è riuscito a batterla, con una squadra straordinaria, mentre in un’altra occasione è stato il Covid a interrompere il percorso – prosegue -. Per il resto ha sempre vinto Recco. Quest’anno, inoltre, la finale sarà al meglio delle cinque partite e quindi ancora più difficile rispetto a una gara secca. Una piccola percentuale di possibilità esiste sempre, ma non è questo il nostro pensiero. Sarebbe comunque una festa enorme, come due anni fa quando siamo arrivati in finale contro di loro e abbiamo perso. Per noi arrivare fino a quel punto sarebbe già un grande risultato“.
Ma ora la testa è tutta al Brescia: “Ci presentiamo con la convinzione di poter fare la nostra partita. Negli anni abbiamo dimostrato di potercela giocare: abbiamo vinto tre volte contro di loro in semifinale, due in Coppa Italia e una in campionato. L’anno scorso abbiamo avuto anche la sfortuna di incontrare subito la Pro Recco in semifinale. Dobbiamo fare quello che abbiamo sempre fatto: crederci, essere protagonisti e dare tutto quello che abbiamo. Poi alla fine raccoglieremo quello che avremo meritato”.
Pochi mesi fa il tecnico biancorosso ha firmato un rinnovo triennale. Savonese, da giocatore di lungo corso alla Rari (formatosi nel settore giovanile), mentre da allenatore un percorso che dal 2012-2013 non si è mai interrotto. Un altro segnale importante di continuità per il progetto biancorosso con alla guida una vera e propria bandiera del club, che giocando a Savona ha conosciuto il sapore della vittoria vincendo due scudetti, tre coppe italia e due coppe len.
Oggi però la presenza di una Pro Recco così elitaria sposta decisamente gli equilibri secondo il coach: “Se continueranno a mantenere questo livello sarà impossibile pensare di colmare quel divario. Hanno una disponibilità economica che permette loro di costruire qualcosa di fuori scala rispetto alle altre realtà. Basta vedere quello che fanno in campionato e in Champions League. Noi siamo una città di 56 mila abitanti, una realtà che non ha più tanti imprenditori pronti a investire nello sport, e abbiamo una società che lotta ogni giorno per rimanere vicina a questi livelli. Non siamo la terza forza del campionato per budget: siamo il sesto budget della Serie A“.
Ciononostante, Angelini guarda il bicchiere mezzo pieno: “Per noi è motivo di orgoglio essere lì, davanti a squadre come Posillipo e Trieste che hanno risorse superiori alle nostre, e riuscire comunque a competere con realtà come il Brescia che hanno un budget anche del 30-40% più alto. Sappiamo che il rischio è quello di dover fare un passo indietro, ma stiamo lavorando sui giovani e sulla nostra mentalità per cercare di mantenere il Savona ai massimi livelli”.
“Sono rimasto a Savona perché credo in una pallanuoto fatta di lavoro, sacrificio e costruzione tecnica, non soltanto di gestione manageriale. Qui ci sono ancora stimoli, anche se spesso convivono con delle frustrazioni. Io sono stato anche capitano della Pro Recco, ho vinto tanti trofei – spiega -. Conosco bene quella realtà, so cosa significa e so anche che non è quello che cercherei oggi come allenatore. Per me non conta solo vincere: mi piace lavorare sugli atleti, farli crescere e mantenere il mio club ai massimi livelli pur senza avere le risorse degli altri. Devo trovare motivazioni diverse e per me va bene così. Vincere solo perché sei obbligato a vincere non avrebbe lo stesso valore. Sarebbe bello avere un campionato più equilibrato, con differenze simili a quelle che possiamo avere con il Brescia, dove comunque te la puoi giocare. Con altre realtà invece il divario è troppo grande. Io però sono abituato a conquistarmi le cose con il lavoro e quindi continueremo su questa strada“.
Infine, la speranza di coach Angelini è quella di vedere una tribuna gremita di tifosi savonesi alla “Zanelli” per Gara 2, prevista per giovedì 19 giugno: “Mi piacerebbe vedere tanta gente in piscina per queste semifinali. Negli ultimi anni i savonesi si sono un po’ allontanati, è diminuito il senso di comunità e di appartenenza. Una volta la piscina era un punto di riferimento per tutta la città, un luogo dove si ritrovavano persone di ogni ambiente e dove tutti si univano dietro ai colori di Savona. Mi piacerebbe che almeno per una sera la città provasse a spingerci verso quello che vogliamo raggiungere. Se non sarà così, proveremo comunque a farlo da soli, come abbiamo sempre fatto“.