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Autonomia differenziata, l’allarme della Fondazione Gimbe per la Liguria: “Aumenteranno le disuguaglianze”

  • Postato il 11 giugno 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Autonomia differenziata, l’allarme della Fondazione Gimbe per la Liguria: “Aumenteranno le disuguaglianze”

Liguria. Le quattro Regioni che hanno sottoscritto gli schemi di intesa preliminare – Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria – per ottenere ulteriori autonomie in materia di tutela della salute presentano profonde differenze nelle performance sanitarie, nell’accesso alle cure e nella capacità di attrarre pazienti. E le maggiori competenze richieste dalle Regioni rischiano di aumentare diseguaglianze di accesso e privatizzazione.

È quanto emerge dall’audizione della Fondazione Gimbe presso la commissione Affari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata, anche alla luce delle evidenze illustrate alla commissione affari sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei Lea, ovvero le prestazioni sanitarie che Regioni e Province Autonome devono garantire gratuitamente o previo il pagamento del ticket.

“Desta forti perplessità – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse”.

Nel nuovo sistema di garanzia 2023 (ultimo anno disponibile) la Liguria non raggiungeva la soglia minima prevista in una delle tre macro-aree di valutazione, risultando pertanto inadempiente, anche se la Regione ha sempre attribuito lo scostamento a un errore nella comunicazione dei dati. Il Veneto ha invece raggiunto il punteggio complessivo più elevato (288 punti), seguito da Piemonte (270) e Lombardia (257), mentre la Liguria si fermava a 219 punti. Nella recente audizione sull’attuazione dei Lea, la Fondazione Gimbe ha inoltre evidenziato come l’attuale sistema di monitoraggio nazionale presenti limiti rilevanti nel cogliere le effettive diseguaglianze regionali nell’erogazione delle prestazioni e si sia progressivamente trasformato in uno strumento di political agreement tra Governo e Regioni.

“Le quattro Regioni che chiedono le stesse ulteriori competenze in sanità – commenta Cartabellotta – partono da situazioni molto diverse: una risulta inadempiente sui Lea, mentre le altre presentano livelli di performance distanti tra loro. È quindi difficile comprendere come schemi di intesa sostanzialmente identici possano rispondere a realtà assistenziali così eterogenee. Proprio queste differenze avrebbero richiesto istruttorie specifiche e puntualmente motivate, perché prima di attribuire nuove competenze occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”.

Nel 2023 la Lombardia ha registrato un saldo positivo della mobilità sanitaria di 645,8 milioni di euro, il Veneto di 212,1 milioni. Piemonte e Liguria mostrano invece saldi negativi rispettivamente per 20,7 milioni e 74,4 milioni. In termini pro-capite il saldo è pari a 65 euro per la Lombardia e 44 euro per il Veneto, mentre scende a -5 euro per il Piemonte e a -49 per la Liguria.

“La mobilità sanitaria – evidenzia Cartabellotta – è uno dei più chiari indicatori delle diseguaglianze regionali. Se due Regioni presentano saldi attivi e, viceversa, due registrano saldi negativi, è difficile sostenere che abbiano le stesse esigenze organizzative e assistenziali. Per questo lascia perplessi che le richieste di autonomia in sanità siano pressoché sovrapponibili”.

Secondo l’indagine Istat 2024, ha rinunciato a prestazioni sanitarie il 10,3% della popolazione lombarda, il 10,1% di quella ligure, il 9,2% di quella piemontese e il 7,9% di quella veneta. “La rinuncia alle prestazioni sanitarie – osserva Cartabellotta – è la cartina al tornasole delle difficoltà di accesso alle cure. Se milioni di cittadini già oggi rinunciano a visite ed esami, significa che i diritti garantiti sulla carta non sono sempre esigibili nella realtà. Prima di attribuire nuove competenze alle Regioni occorre garantire livelli essenziali realmente esigibili e monitorare l’equità di accesso ai servizi, altrimenti il rischio è spingere sempre più cittadini verso il settore privato”.

Inoltre, secondo Gimbe, persistono rilevanti differenze nella disponibilità di professionisti sanitari e nella capacità di coprire il fabbisogno di medici e pediatri di famiglia. Particolarmente marcata la variabilità nella dotazione di infermieri dipendenti, che passa da 6,86 ogni 1.000 abitanti in Liguria a 3,80 in Lombardia.

“La criticità – continua Cartabellotta – non è l’autonomia amministrativa sé, ma il contesto in cui si vorrebbe applicarla. Trasferire ulteriori competenze sanitarie a Regioni che già oggi partono da condizioni molto diverse significa intervenire su un servizio sanitario nazionale segnato da sottofinanziamento, persistenti difficoltà nel garantire i Lea e crescente ricorso alla spesa privata. In questo scenario, le stesse competenze richieste possono produrre effetti molto diversi a seconda della capacità organizzativa, amministrativa e finanziaria delle singole Regioni: senza adeguati meccanismi di garanzia e perequazione il rischio è che l’autonomia differenziata rafforzi ulteriormente chi è già più forte e renda ancora più difficile colmare i divari esistenti”.

“La garanzia formale dei Lea – conclude Cartabellotta – non basta se milioni di cittadini continuano a incontrare ostacoli nell’accesso alle cure. Prima di trasferire ulteriori competenze alle Regioni è indispensabile definire e finanziare i Lep sanitari, misurare gli effetti delle autonomie su accesso ed equità e istituire un sistema pubblico e indipendente di monitoraggio. Del resto, la stessa Corte Costituzionale ha chiarito che l’autonomia differenziata richiede una rigorosa istruttoria funzione per funzione e adeguate garanzie di uniformità dei diritti sull’intero territorio nazionale. In assenza di queste condizioni, il rischio non è soltanto di ampliare le diseguaglianze nell’accesso alle cure, ma anche di legittimarle. Per questo la Fondazione Gimbe ha chiesto di sospendere l’iter o di subordinarlo ad una moratoria fino alla definizione dei Lep sanitari, alla quantificazione dei relativi costi standard e all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio dell’impatto delle maggiori autonomie su salute, accesso ed equità”.

“Gimbe ci dà ragione: in Liguria, l’autonomia differenziata in sanità sarebbe “abbandono differenziato”. Un disastro annunciato da tempo che oggi la Fondazione ha certificato con un’analisi spietata e purtroppo veritiera al 100%: la nostra regione è inadempiente sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), perde pazienti e risorse, con l’aggravante di un ligure su dieci a rinunciare alle cure. Prima di chiedere più poteri, Bucci garantisca i diritti che già oggi non riesce ad assicurare. Altrimenti il disegno è notoriamente chiaro: meno sanità pubblica, più privato, più disuguaglianze”. Così il capogruppo regionale del M5s Stefano Giordano commentando l’allarme della Fondazione Gimbe durante l’audizione in Commissione Affari Costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata in materia sanitaria, sottoscritti da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria.

Per il M5S Liguria, l’autonomia differenziata applicata alla sanità rischia di aumentare le fratture già esistenti. “Se si concede più autonomia senza prima definire e finanziare i Lep sanitari, senza garantire davvero i Lea e senza ridurre le liste d’attesa, si crea una sanità a velocità diverse. E cioè: chi vive nelle regioni più forti avrà più servizi, chi vive in territori più fragili sarà lasciato indietro. In Liguria purtroppo sappiamo bene cosa significa: pronto soccorso in affanno, liste d’attesa infinite, medicina territoriale debole, fughe verso il privato o verso altre regioni”.

“Basta inseguire la propaganda dell’autonomia differenziata. La destra si occupi della realtà: i liguri chiedono visite in tempi accettabili, ospedali sicuri, pronto soccorso funzionanti e sicuri, medici di famiglia, servizi territoriali e cure accessibili. Non chiedono più privato. Basta mercato della salute! Come M5S, continueremo a opporci a ogni progetto che spacchi il Paese e continueremo a contrastare l’idea malata di una sanità sempre più diseguale che tanto piace alla destra”, conclude Giordano.

“Occorre fermare questo iter scellerato in materia di autonomia differenziata, come ha proposto Fondazione Gimbe, con un’analisi puntuale e rigorosa, nell’audizione svolta al Senato sulle pre-intese delle Regioni Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte. La richiesta al Governo di sospendere l’iter o quantomeno di subordinarlo ad una moratoria, fino alla definizione dei Lep sanitari, alla quantificazione dei relativi costi standard e all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio sull’impatto che le cosiddette maggiori autonomie avrebbero su salute, accesso ed equità”, dichiarano il segretario del Pd Liguria Davide Natale e la responsabile sanità della segreteria Katia Piccardo.

“Come avevamo denunciato a suo tempo, anche a livello nazionale, le pre-intese sottoscritte dal governo Meloni con le quattro Regioni sono sostanzialmente identiche tra loro, contraddicendo in modo palese l’indicazione della Corte Costituzionale che, bocciando di fatto la Legge Calderoli, ha chiarito che l’autonomia differenziata richiede un’istruttoria (che deve essere fatta funzione per funzione) ed adeguate garanzie di uniformità di diritti su tutto il territorio nazionale. I dati dimostrano, invece, non soltanto che le quattro Regioni che richiedono maggiore autonomia hanno situazioni di partenza estremamente diverse tra loro ma che, complessivamente, percorrere la strada dell’autonomia differenziata in sanità, senza adeguati meccanismi di garanzia e perequazione, rischia di rafforzare ulteriormente chi è già più forte e soprattutto di rendere ancora più difficile colmare i divari esistenti e indebolire notevolmente chi ha una situazione già estremamente fragile, come nel caso della Liguria. La Liguria ha bisogno di maggiori risorse, lo dimostra anche la discussione che c’è stata in consiglio regionale ieri. Se la Giunta non interviene c’è un disavanzo di 130 milioni di euro che graverà sui cittadini liguri. Serve un riparto del Fondo Nazionale che sappia rispondere alle esigenze dei liguri. L’autonomia differenziata va nella direzione opposta. Bucci, solo per rispondere al richiamo della Lega, mette a repentaglio il servizio sanitario incurante dei reali bisogni dei cittadini. La riforma del sistema sanitario ha di fatto depauperato i territori della capacità di programmazione del servizio se si dovesse andare nella direzione tracciata da Bucci sarebbe la fine di ciò che fino a oggi abbiamo conosciuto. Auspichiamo che la Giunta regionale non segua la follia leghista e lasci la linea governativa al proprio destino e ascolti invece la Fondazione Gimbe e le numerose voci critiche che si sono levate contro l’autonomia differenziata in materia di sanità”, concludono i dem.

Autore
Il Vostro Giornale

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