“Quella mattina il prof Angiolillo ebbe la sgradita sorpresa di trovare la moglie a letto con un altro”
- Postato il 7 giugno 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Da un racconto apocrifo di Vitaliano Brancati. Tornato a casa anzitempo a metà mattina, il professor Angiolillo ebbe la sgradita sorpresa di scoprire sua moglie a letto con un altro. Avendo sempre visto nella moglie la buona donna di casa, il tradimento non era mai entrato nelle sue congetture. Lì per lì rimase dunque nell’atteggiamento di stupore di chi non sa a qual partito appigliarsi. Poi riaccostò la porta, s’allontanò in punta di piedi e finì per ritrovarsi, senza sapere né come né perché, in strada.
Innanzitutto cercò di mettere un po’ d’ordine nelle sue idee. L’avvenimento non solo era di una certa importanza, ma meritava d’essere esaminato al lume di una critica serena, scevra di ogni preconcetto. Sedette su una panchina solitaria ai giardinetti. “Sono un uomo disonorato?”, propose a se stesso come primo quesito. Domanda ardua per un marito, anche se professore di matematica come lui, vale a dire uso a sottomettere problemi assai più difficili alla sua mente speculativa. L’affrontò con serenità. “Vediamo un po’ “, continuò fra sé, incrociate le braccia. “Atteso che l’uomo, sposandosi, elegge come sede del proprio onore un luogo così poco adatto alla sua vigilanza e al suo controllo, il disonore è un pregiudizio sociale al quale uno spirito indipendente dovrebbe ribellarsi. Ma il pregiudizio non è forse la prima virtù dell’uomo civilizzato? I pregiudizi formano il substrato stesso della vita sociale. Non solo bisogna accettarli come immutabili, ma considerarli anche necessari. E poiché la sede del mio onore di marito è stata violata, debbo logicamente considerarmi, da oggi, un cornuto“.
Il professor Angiolillo non fu per nulla contento del risultato a cui era pervenuto. Gli suonavano ancora nelle orecchie le commosse parole pronunciate quella mattina dal preside del liceo nel rimettergli in un gonfio astuccio di pelle la croce di Cavaliere; e si chiedeva come mai, uomo così onorabile fino alle 10:30, additato all’intera scolaresca come esempio di virtù civili, egli, a solo mezz’ora di distanza, senza averci messo nulla del suo, fosse così irreparabilmente disonorato! Qui il professore ebbe un moto d’orgoglio.
“Disonorato? Calma!” disse fra sé e sé. “Un marito è costretto da un pregiudizio sociale, ma questo pregiudizio, senza l’altrui conoscenza, non ha alcuna possibilità d’esercitarsi. In altre parole, il pregiudizio presuppone lo scandalo. Ora esaminiamo il mio caso. Nessun altro ha visto, nessun altro sa: perché dovrei mettermi alla stregua di certi mariti così soddisfatti del loro infortunio da volerlo vedere esteso in un atto pubblico, accompagnato per giunta dalle firme di coloro che hanno presieduto al sopralluogo? Non sono così imbecille! Tacerò, invece. Tacendo, il pregiudizio non potrà esercitarsi in mio danno. E, ottenuto ciò, potrò onestamente considerarmi ancora un uomo non solo onorabile, ma anche onorato”. Bene. Ma come ricomparirle davanti? Escluso ogni atto di violenza, doveva trovare il modo più adatto a trarsi immediatamente d’impaccio. Un piglio indifferente non poteva bastare. Con quale argomento avviare la conversazione? Un’idea l’illuminò.
Rientrò verso sera e fece un’irruzione delle più sorprendenti, con una mano infilata nella tasca del cappotto, che poteva sembrare minacciosa. La moglie cacciò un grido. Era pronta a cadere in ginocchio lì in corridoio e a chiedergli perdono quando lui cavò di tasca l’astuccio e l’aprì sotto i suoi occhi atterriti. “L’avevi mai vista, una croce di Cavaliere?” Lei prese l’astuccio, forse non lo guardò neppure, e glielo restituì senza dire una parola. Poi andò in cucina ad apprestare il pranzo, biascicando qualcosa. Aveva detto “pagliaccio”? Il professore non udì bene la parola, ma ne intuì il senso.
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