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Prato, l’azienda cinese indagata chiude e licenzia: i padroni assaltano il presidio, feriti anche poliziotti

  • Postato il 25 giugno 2026
  • Lavoro
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Prato, l’azienda cinese indagata chiude e licenzia: i padroni assaltano il presidio, feriti anche poliziotti

Scene novecentesche, ma sempre più contemporanee, quelle che si sono viste nel tardo pomeriggio del 23 giugno a Seano (distretto industriale di Prato), dove centinaia tra imprenditori e dirigenti d’azienda cinesi hanno assaltato un presidio sindacale per poter riprendere possesso del magazzino e della merce presidiata, con violenza nei confronti dei lavoratori, ma anche delle forze dell’ordine. Il bilancio è di tre arresti (non convalidati però dal gip, in direttissima già ieri) per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale e cinque agenti feriti con prognosi tra i cinque e i 21 giorni.

Il contesto è quello dell’ennesima azienda che chiude e licenzia gli addetti (100, in questo caso) poco tempo dopo che una parte di essi si era sindacalizzata, facendo aumentare il costo del lavoro a causa dell’uscita dallo stato di illegalità. Ma centinaia di “padroni” che si organizzano via WeChat (il principale social di Pechino) per forzare il picchetto e lavorare al posto degli operai in sciopero non si era mai visto neppure a queste latitudini.

A chiudere infatti non è un’azienda qualunque, ma Acca Srl, a capo di un gruppo a conduzione cinese con ramificazioni in tutta Europa che distribuisce a livello continentale il “pronto moda” prodotto a Prato, i capi Made in Italy (ma lavorati in buona parte da operai stranieri) fatti al momento, sulla base degli ordini, che riempiono gli scaffali del continente. Acca ha alcuni dei suoi dirigenti sotto processo a Prato accusati a vario titolo di sfruttamento del lavoro, oltre che lesioni personali e minacce. Nel 2023 infatti, quando alcuni dipendenti avevano iniziato a sindacalizzarsi, erano stati raggiunti da aggressioni molto violente, anche con mazze.

Ma soprattutto Acca si trova sotto custodia giudiziaria nell’ambito di un’indagine della Procura Europea per una presunta frode fiscale da 71 milioni di euro. La stessa azienda è anche coinvolta nella cosiddetta “guerra delle grucce”, la faida per il controllo del commercio e del trasporto dell’abbigliamento che ha portato a minacce e incendi con sviluppi transnazionali: il 16 febbraio 2025 in quel magazzino esplose un pacco bomba incendiario (in una scatola di vestiti), in contemporanea ad altri due. Insomma, non c’era proprio motivo per tenerla aperta ma, nota il sindacato Sudd Cobas che sta guidando le proteste, non sarebbe la rete di Acca a chiudere, solo la Srl principale. Il dubbio del sindacato, fondato su una serie di evidenze, è che l’azienda sia pronta a riaprire con un altro nome e altri lavoratori: per questo il blocco del magazzino, iniziato il 21 giugno.

La mattina del 23 giugno un operaio era stato investito da un furgone e mandato al pronto soccorso. Poi nel pomeriggio l’assalto a sorpresa, che coinvolgeva oltre 250 persone (non tutte probabilmente consapevoli del piano), che hanno spiazzato le poche decine di picchettanti presenti. Un nuovo assalto era stato pianificato per ieri, mercoledì 24, correva su WeChat, ma il messaggio è stato intercettato dal sindacato e nel pomeriggio davanti al magazzino c’erano centinaia di operai a difesa del picchetto. Oltre a parecchia polizia in antisommossa.

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Il Fatto Quotidiano

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