Più verde, meno cemento. La transizione secondo gli italiani
- Postato il 25 giugno 2026
- Verde E Blu
- Di Formiche
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Proprio mentre tutta l’Europa, Italia compresa, è attanagliata dalla morsa del caldo con temperature che superano di vari gradi le medie stagionali, il Servizio per il cambiamento climatico Copernicus registra il mese di maggio come il secondo più caldo in assoluto, il riscaldamento anomalo degli oceani e El Niño che continuerà a far sentire i propri effetti ben oltre l’estate: “un urgente segnale di allarme climatico, che rischia di gettare benzina sul fuoco di un mondo già in rapido riscaldamento”, secondo il segretario generale dell’Onu, Antònio Guterres. E intanto l’Organizzazione mondiale della Sanità vara un piano volto a porre la salute al centro delle politiche per il clima, qualità dell’aria ed energia per rafforzare le attività di sensibilizzazione e l’accesso ai finanziamenti per tradurre gli impegni globali in benefici per le persone e il pianeta.
Secondo un rapporto della Commissione europea pubblicato a gennaio di quest’anno, gli investimenti necessari affinché il Vecchio continente possa adattarsi ai crescenti rischi legati al cambiamento climatico, indica in 70 miliardi di euro l’anno fino al 2050 la cifra che serve per rafforzare la resilienza in tutti i settori, Una cifra che comprende 30 miliardi per le infrastrutture, 21 miliardi per gli ecosistemi e 12 miliardi per la tutela della sicurezza alimentare.
E l’Italia? Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, il cui compito è di vigilare sull’andamento dell’economia del nostro Paese, nella prima nota sulla congiuntura nel 2026, “il riscaldamento globale continua a generare eventi meteorologici estremi, non ultimi quelli che hanno funestato recentemente il Mezzogiorno d’Italia”. Fenomeni che, aggiunge la nota, “particolarmente forti, o localizzati in aree ad alta intensità di insediamenti produttivi, avrebbero effetti non trascurabili anche sul complesso dell’economia nazionale”.
E gli Italiani? Come la pensano i nostri connazionali sui rischi che stiamo già affrontando e di cui ogni giorno di più avvertiamo l’urgenza di misure per contrastarli? Quali le priorità? Un’indagine Legacoop-Ipsos, presentata nei giorni scorsi a Roma, evidenzia come la transizione ecologica sia considerata importante, sotto tutti gli aspetti, per la propria città, per l’89% degli intervistati. Gli aspetti più rilevanti riguardano “la necessità di rendere più circolari produzioni e consumo e migliorare e aumentare le aree verdi e le alberature”. L’85% ritiene rilevante promuovere l’adattamento climatico per ridurre i rischi e gli impatti degli eventi estremi, come allagamenti e ondate di calore e l’82% la mitigazione del cambiamento climatico, con la riduzione progressiva delle emissioni di gas serra.
L’indagine è stata presentata in occasione dell’incontro dell’Osservatorio sulla transizione ecologica nelle città che aveva come tema “Diffondere le buone pratiche per l’adattamento, la mitigazione climatica, la circolarità e il capitale naturale nelle città”. Un incontro che ha visto oltre cento rappresentanti istituzionali, amministratori locali e regionali, mondo scientifico e universitario, imprese e organizzazioni di imprese “confrontarsi su come affrontare la transizione ecologica delle città italiane, sempre più fragili di fronte alla crisi climatica” e per condividere le buone pratiche già messe in campo. Così da dare una risposta concreta alle istanze dei cittadini che chiedono più verde e minore consumo di suolo, recupero del patrimonio edilizio esistente, produzioni e consumi più circolari, misure di adattamento climatico per ridurre i rischi di allagamenti e ondate di calore.
L’Osservatorio è stato costituito lo scorso anno per iniziativa di Enea, Ispra, Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Green City Network, Agenzia del Demanio e Cassa Depositi e Prestiti con la partecipazione di oltre sessanta città italiane, di imprese ed esperti di diverse Università. L’obiettivo è di supportare, su basi scientifiche ed operative, le politiche pubbliche per la transizione ecologica nelle città, “favorendo la diffusione di interventi efficaci e la loro integrazione nelle strategie delle amministrazioni”.
“In questo incontro, la transizione ecologica nelle città ha evidenziato le buone pratiche realizzate in numerose città italiane per l’adattamento e la mitigazione climatica, la circolarità e l’incremento del capitale naturale. Queste buone pratiche hanno generato benefici multipli, non solo ambientali, ma anche sociali, con ricadute positive per l’economia locale”, ha detto Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Ma per realizzare efficacemente la transizione ecologica nelle città, i cittadini individuano alcune precise priorità. Oltre il 90% ritiene importanti “norme chiare e obiettivi stabili nel tempo”, oltre a “finanziamenti pubblici e competenze tecniche adeguate”. Fondamentale viene considerata, dall’87% al 90% degli intervistati, l’informazione sui problemi da affrontare e le possibili soluzioni, il coinvolgimento delle imprese e “la capacità di indirizzo dei governi nazionale, regionali e comunali”.
Le misure più importanti per ridurre l’effetto del cambiamento climatico, secondo l’opinione dei nostri concittadini, sono “la diffusione delle Comunità energetiche rinnovabili (Cer)”, per aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili; “la generazione distribuita e l’accesso elettricità rinnovabile a tariffe più basse”; edifici a zero emissioni con l’uso di materiali adeguati; consumi energetici più bassi; condomini “energeticamente autosufficienti con fotovoltaico”; pompe di calore per il riscaldamento e il raffreddamento.
Molta importanza viene attribuita alle misure per promuovere l’economia circolare nelle città. Più di un intervistato su due considera fondamentale il miglioramento delle gestione dei rifiuti, la riduzione degli sprechi e dei rifiuti attraverso il recupero delle eccedenze alimentari e l’aumento della raccolta dei piccoli rifiuti elettronici. Grande consenso si registra anche sulle misure per promuovere il verde urbano e la “trasformazione delle aree dismesse in nuove aree ad alto valore ecologico” destinate ai cittadini e la “piantumazione di boschi in aree periurbane”.