Picchiata dal fidanzato in crociera, il tribunale archivia: “Erano in acque internazionali”
- Postato il 22 agosto 2026
- Giustizia
- Di Il Fatto Quotidiano
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Un caso che evidenzia un vuoto normativo nel diritto internazionale marittimo: una donna aggredita dal fidanzato durante una crociera non potrà vedere il suo aggressore processato in Italia perché i reati sono stati commessi in acque internazionali su una nave con bandiera panamense. Nonostante la documentazione medica e la testimonianza della vittima, il tribunale italiano ha archiviato il procedimento per mancanza di competenza territoriale, sollevando interrogativi sulla tutela delle vittime di violenza in ambito marittimo.
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Il suo racconto è circostanziato, puntuale e c’è anche un referto di un ospedale. Ma il suo presunto aggressore non subirà mai un processo per accertare una verità giudiziaria perché i fatti sono avvenuti in acque internazionali mentre si trovavano a bordo di una nave da crociera che batte bandiera panamense, quindi i tribunali italiani non sono competenti. Semmai, la donna che ha denunciato – una 21enne di Ascoli Satriano, nel Foggiano – dovrebbe rivolgersi alla giustizia del Paese centroamericano. Così, ora, Sofia – questo il suo nome – ha deciso di denunciare pubblicamente quanto è avvenuto affinché si parli di quella che il suo avvocato, contattato da Ilfattoquotidiano.it, definisce una “zona franca” per reati di questo tipo.
Quello della giovane donna è un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni affinché si occupino di una sorta di buco nero nel quale la sua disavventura sembra essere finita. In una lettera inviata a diversi media, Sofia ricostruisce quanto avvenuto ormai un anno e mezzo fa. All’epoca era fidanzata e conviveva con un uomo di Foggia, una decina di anni più grande di lei, appena ventenne, che già in alcune occasioni era stato “violento verbalmente” e non solo. “Il 22 febbraio 2025 partiamo per una crociera regalata dalla mamma del mio ex fidanzato”, ricostruisce Sofia. Una volta a bordo, però, inizia l’incubo: “Iniziamo a litigare perché secondo lui mi guardavano e io ricambiavo come un ‘poco di buono'”, scrive.
Un’escalation culminata nelle violenze denunciate: “L’ultima sera, dopo cena, mi inizia a prendere a schiaffi, io cado perché le gambe non mi reggono, e inizia a prendermi a calci e pugni. Non sapevo a chi rivolgermi, avevo le gambe tremolanti, non riuscivo a chiedere aiuto”. Arrivata nella cabina, continua, “avevo il sangue che mi usciva dalla bocca e dal naso, così mi alzo e mi vado a lavare”. L’ex fidanzato, sempre secondo il suo racconto, avrebbe insistito: “Tu hai fatto la p…. e questo ti meriti”. Il giorno dopo i due sbarcano a Bari per tornare a Foggia e Sofia fa subito le valigie per lasciare la casa in condivisione e rientrare ad Ascoli Satriano dai genitori: “Avevo l’occhio gonfio, il labbro interno spaccato ma portavo gli occhiali da sole per non far vedere nulla”, spiega e racconta quindi di essere andare al pronto soccorso dell’ospedale Riuniti di Foggia, il giorno seguente, “con ecchimosi sul corpo” e “dolori pesanti”.
I sanitari attivano il codice rosso, dice ancora, e refertano tre giorni di prognosi. Quindi la querela sporta ai carabinieri. “Da lì parte un altro calvario, perché a oggi dopo 16 mesi non ho avuto giustizia”, è la lamentela della donna. Il caso è infatti stato archiviato dal Tribunale di Foggia per difetto di giurisdizione: i giudici non sono titolati né a indagare né a esprimersi perché la nave batte bandiera panamense e i fatti sono avvenuti in acque internazionali. “Purtroppo queste sono le leggi”, dice a Ilfattoquotidiano.it l’avvocato della giovane, Giuseppe Potenza, spiegando che la procura si è attivata delegando gli accertamenti ai carabinieri ma il limite del difetto di giurisdizione era “invalicabile”. Un caso limite. Non è stato attivato nessun altro tipo di percorso per ‘sorvegliare’ la situazione? “No”, risponde il legale. Sofia però vuole giustizia, consapevole della difficoltà di agire dall’altra parte del mondo: “Non so più a chi chiedere aiuto, non è normale che un delinquente passeggi ancora per Foggia senza una misura cautelare e io da vittima sto pagando ancora”.
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