Pescia, primavera 1224. L’incontro tra Francesco e Bonaventura. Ho fatto un sogno
- Postato il 24 marzo 2026
- Antropologia Filosofica
- Di Paese Italia Press
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Pierfranco Bruni
Mi trovo a Pescia.
Ho viaggiato per ore. Molte ore. Appena giunto alle porte della cittadina ho cercato la chiesa e il convento.
Poi sono andato in albergo. Stanco. Molto stanco.
Dormendo ho fatto un sogno. Forse qualcuno mi ha dettato una leggenda. Ho sempre creduto alle leggende. La trascrivo con umiltà.
Eccola.
La città di Pescia è in fiore. I prati sono verdi. Gli ulivi sono carichi di frutta. San Francesco cammina tra le strade strette, il suo sguardo è rivolto al cielo.
Incontra Bonaventura da Bagnoregio, un giovane frate che studia a Parigi.
Francesco sorride. Un sorriso largo e aperto. “Bonaventura, figlio mio, cosa ti porta qui?”
Bonaventura si inchina.
Il suo viso è illuminato da una luce interiore. “Padre Francesco, io studio la teologia. Cerco di capire il mistero di Dio”.
Francesco annuisce.
Il suo sguardo è profondo.
“Il mistero di Dio, Bonaventura, è come un fiume che scorre. Non si può catturare, non si può comprendere. Ma si può seguire. Si può amare”.
Bonaventura alza gli occhi. Il suo cuore è pieno di desiderio.
“Padre Francesco. Io voglio seguirlo, voglio amarlo con tutta la mia anima”.
Francesco sorride di nuovo. Il suo sorriso è come un abbraccio.
“Allora vieni, Bonaventura, vieni con me. Io ti mostrerò la via”.
Così.

Francesco e Bonaventura si mettono in cammino. Attraversano i prati. Salgono sulle colline. Arrivano a un ruscello, l’acqua è chiara e fresca.
Francesco si inginocchia. Il suo sguardo è rivolto al cielo.
“Bonaventura, figlio mio, ascolta la voce del Signore. Egli ci chiama, ci chiama sulla sua via”.
Bonaventura si inginocchia accanto a lui. Il suo cuore è pieno di gioia.
“Padre Francesco, io sono pronto, sono pronto a seguirlo”.
Francesco e Bonaventura si alzano con gli occhi rivolti al cielo. E il cielo si apre come un abisso di luce.
Francesco sorride. Il suo sorriso è come un raggio di sole.
“Bonaventura, figlio mio, il Signore ci ha chiamati. E noi lo seguiremo. Lo seguiremo fino alla fine”.
Bonaventura annuisce. Il suo cuore è pieno di pace.
“Padre Francesco, io sono con te, sono con te fino alla fine”.
Francesco e Bonaventura si mettono in cammino. Si mettono in cammino verso l’infinito.

In fondo cosa dice la leggenda?
Francesco e Bonaventura si incontrarono a Pescia. Lì iniziarono il loro cammino insieme. Il loro amore per Dio fu come un fiume che scorre. Un fiume che non si può fermare.
“Il vero amore è l’amore che non si ferma. Il vero amore è l’amore che segue il Signore. Ovunque Egli vada”.
Qui termina?
Forse sì. O forse no?
Domani riparto da Pescia. Ho un taccuino ricco di appunti. Ma ciò che scriverò sarà certamente diverso dal sogno che ho trasformato in leggenda.
Ammesso che riuscirò a scrivere.
….

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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