Perché tre grandi filosofi posso tornare utili per capire il mondo contemporaneo
- Postato il 15 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Tre grandi filosofi posso tornare oltremodo utili per comprendere il mondo contemporaneo, poche altre volte tanto complesso e contraddittorio.
Il primo è certamente Marx, con la sua idea di fondo per cui la struttura del sistema di produzione del momento (capitalismo) non si limita a imporre una sovrastruttura ideologica funzionale al sistema stesso, ma produce anche delle azioni politiche necessarie al contesto economico mutato.
Il motivo per cui Usa e Cina, con in subordine Russia e India, stanno ridisegnando la propria politica di potenza, non senza rischi concreti di generare una terza guerra mondiale, è sostanzialmente legato a un’economia in cui gli Stati Uniti non sono più dominanti e hanno un bisogno spasmodico di ridefinire le proprie sfere di influenza con le terre da cui attingere risorse. Lo stesso vale, anche se al momento in misura più ridotta, per una Cina che da una parte sente aprirsi le porte di un primato economico mondiale e, dall’altra, teme che il mercato interno limitato possa rappresentare un ostacolo sostanziale al raggiungimento dell’obiettivo.
Pensare di spiegare le guerre, o comunque i blitz violenti, con le sole categorie della morale antiviolenta, da questo punto di vista, rischia di rivelarsi un esercizio etico tanto inutile quanto fuorviante. Specie per coloro che vivono nell’Occidente benestante anche grazie a secoli di colonialismo e imperialismo, e che forse si trovano adesso a contestarlo anche perché quel benessere non è più tale né distribuito quanto lo è stato per tutta la seconda metà del Novecento.
Nel pensiero di Marx non c’era spazio per la morale, ma in compenso vi era la consapevolezza inquietante per cui il debole non aspetta altro che diventare il più forte per poi esercitare il proprio dominio. La Storia è un equilibrio di rapporti di forza, non di morali della debolezza, come ben sanno tre figure “forti” del calibro di Trump, Putin e Xi Jinping, e sembrano dimenticare troppe “anime belle” del pacifismo da tastiera e a intermittenza.
Qui giungiamo al secondo filosofo, Friedrich Nietzsche. Costui, senza troppi giri di parole, aveva spiegato che il mondo umano è governato dalla volontà di potenza, quella sorta di legge cosmica che spinge inesorabilmente il più forte a esercitare un dominio anche violento su tutto ciò che è più debole. Ma spinge anche il più debole, impossibilitato a razzolare male per via della propria debolezza, a servirsi delle buone prediche della morale per conseguire una potenza di tipo alternativo.
Quando la Atene di Pericle, descritta dai manuali scolastici come primo esempio di “democrazia”, condusse una guerra di sottomissione, rapina e violenza contro il pacifico popolo di Melo – colpevole soltanto di non volersi schierare nel conflitto fra la stessa Atene e Sparta – lo storico Tucidide narra che i diplomatici ateniesi fecero pervenire questo messaggio ai propri interlocutori: “La saggezza di non mettervi contro il più forte dovrebbe consigliarvi di arrendervi […] Noi infatti crediamo che per le legge di natura chi è più forte comandi. Che questo lo faccia la divinità, lo crediamo per convinzione; che lo facciano gli uomini, lo crediamo perché è evidente. E ci serviamo di questa legge senza averla istituita noi per primi, ma perché l’abbiamo ricevuta già esistente e la lasceremo valida per tutta l’eternità, certi che voi e altri vi sareste comportati nello stesso modo se vi foste trovati padroni della nostra stessa potenza”.
Insomma, ben lungi dal considerare la guerra cosa buona o necessaria, bisognerebbe perlomeno ricordarsi, però, della natura umana: quella che è incline alla potenza senza le distinzioni geopolitiche di cui si servono i giudici certi e infallibili delle rispettive tifoserie.
Qui arriviamo al terzo filosofo: Hegel. Serve per spiegare quello che chiamo “cortocircuito degli opposti” (a favore di Putin o della Nato, di Trump o di Maduro, senza possibilità di sfumature di intelligenza del reale). Sì, perché mentre Hegel invitava a superare l’adesione alle antitesi nette, in genere innervata di moralismo fanatico, le troppe tifoserie che popolano il tempo attuale sembrano essere cadute vittime dell’iper-informazione resa possibile dalla Rete: quella che ci ha fatto scoprire un dato tanto ovvio quanto sconosciuto fino ai tempi della sola informazione mainstream. Ossia che nessuno dei soggetti in campo, o in guerra, ha completamente ragione, non presenta scheletri nell’armadio, non è mosso da interessi economici e, soprattutto, non manifesta una élite di potere incline a sfruttare il popolo per i propri scopi. Mutatis mutandis vale per tutti i soggetti in campo, nessuno escluso: Usa, Venezuela, Israele, Hamas, Russia, Ucraina, Iran etc.
Il fatto è che, grazie all’ipertrofia informativa delle Rete (l’occhio umano non vede al buio ma neppure quando c’è troppa luce, scriveva Platone), chiunque voglia prendere posizione in maniera netta ed esente da dubbi, trova materiale sufficiente per ammantare di sacra e violenta verità la propria parte, formulando le accuse peggiori contro l’altra. Un giochino mediatico ad esclusivo beneficio di influencer, politici di piccolo calibro (la grande maggioranza) e in generale di un teatrino informativo in pieno black-out intellettivo.
Non a caso Hegel scriveva che solo la Storia è quel tribunale implacabile che si incarica di smentire le favolette parziali con cui troppi amano illudersi o farsi forti.
Chi si ostinasse a non capire, giudichi pure “cerchiobottista” questo intervento. Il cui unico intento, invece, è ricordare che se non torniamo all’intelligenza delle sfumature, oltre a capire poco, innescheremo conflitti sempre più distruttivi.
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