Pedaggi autostradali, il futuro è nello smartphone. Addio al “vecchio” telepedaggio?

  • Postato il 10 febbraio 2026
  • Fatti A Motore
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Per oltre trent’anni il telepedaggio ha rappresentato la porta d’accesso alla mobilità senza soste ai caselli. Un piccolo apparecchio fissato al parabrezza, capace di dialogare con le antenne e far sollevare la sbarra senza fermarsi. Oggi però la trasformazione digitale sta cambiando anche questo simbolo delle autostrade italiane: il prossimo passo potrebbe essere l’eliminazione del dispositivo fisico, sostituito direttamente dallo smartphone.

Il sistema di telepedaggio nasce alla fine degli anni Ottanta. Il principio di funzionamento è rimasto quasi immutato: un apparato a bordo dell’auto comunica con il casello e consente l’addebito automatico. Nel frattempo, però, lo smartphone è diventato il centro delle funzioni digitali quotidiane, dai pagamenti ai servizi di mobilità. Da qui l’idea di trasferire anche il pedaggio autostradale all’interno del telefono.

Le nuove soluzioni allo studio si basano su tecnologie di identificazione a radiofrequenza o su comunicazioni criptate tra smartphone e infrastruttura. Quando il veicolo si avvicina al portale autostradale, il telefono trasmette i dati necessari all’identificazione e al pagamento, senza bisogno di dispositivi aggiuntivi. L’addebito avviene in automatico e sul display possono comparire informazioni su costi, traffico o percorsi alternativi. Lo scenario potrebbe essere quello dipinto nella foto sopra, generata con l’Intelligenza Artificiale.

Tra i progetti più avanzati c’è quello sviluppato da MobiQ, società controllata dal gruppo giapponese Denso, già in fase di sperimentazione in mercati come Stati Uniti e Giappone. L’obiettivo è creare un ecosistema in cui veicolo, smartphone e infrastruttura dialogano in tempo reale, rendendo il pagamento del pedaggio quasi invisibile.

I vantaggi non riguardano solo gli automobilisti. Per i gestori delle autostrade, l’eliminazione degli apparati fisici e dei sistemi di lettura tradizionali significa ridurre costi di distribuzione, manutenzione e gestione amministrativa. I pagamenti diventano immediati, i processi più snelli e l’infrastruttura può integrarsi con altri servizi digitali.

Questa evoluzione si inserisce in una tendenza più ampia della mobilità connessa. Le tecnologie V2X (vehicle-to-everything) puntano a far comunicare auto, strade e servizi online per migliorare sicurezza, fluidità del traffico e gestione dei pagamenti. In questo scenario, lo smartphone diventa il vero hub della mobilità, capace di sostituire chiavi, carte e dispositivi dedicati.

Non mancano però le incognite. L’introduzione di questi sistemi richiederà aggiornamenti tecnologici, accordi tra concessionarie e garanzie sulla sicurezza dei dati. Restano anche le questioni legate alla precisione del segnale e alla copertura di rete, elementi fondamentali per un servizio che deve funzionare in modo automatico e senza errori. E poi, bisognerà assicurarsi di avere sempre la batteria dello smartphone ben carica…

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Il Fatto Quotidiano

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