Nuovi farmaci a mRna autoreplicante: sembra un altro azzardo sull’altare dell’innovazione a ogni costo
- Postato il 1 aprile 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Si chiama “Kostaive” e promette di essere la nuova frontiera dei farmaci a mRNA autoreplicante. Il 12 dicembre 2024 il Committee for Medical Products for Human Use (Chmp) dell’Ema ha approvato il rilascio di un’autorizzazione all’immissione in commercio e il 12 febbraio 2025 la Commissione europea, recependo l’indicazione dell’Ema, ha accordato la prescritta autorizzazione.
In realtà, stando all’allarme lanciato dalla Commissione Medico-Scientifica indipendente (CMSi), con il comunicato n. 16 bis del 4 marzo 2025, sembra piuttosto un altro azzardo propiziato sull’altare dell’innovazione a ogni costo e, va da sé, su quello dei ritorni di cassa della cosiddetta “white economy”. La CMSi chiede al governo, con il comunicato di cui sopra, di fermarne la distribuzione. La richiesta è chiara: moratoria immediata e valutazioni indipendenti sulla sicurezza con immediato intervento governativo sulla Commissione europea e sull’Ema. Infatti, come testualmente denunciato nel documento in questione, a differenza dei prodotti farmaceutici di Pfizer/BioNTech e Moderna, le molecole di mRNA incluse in Kostaive sono molecole autoreplicanti: “Queste molecole, una volta penetrate nella cellula, oltre a innescare la produzione della proteina Spike, hanno la capacità di replicare indefinitamente loro stesse all’interno della cellula”.
I rischi? Secondo la CMSi sono semplicemente fuori scala: “Per la loro natura, nanovescicole così composte possono potenzialmente entrare in qualsiasi cellula dell’organismo inoculato e diffondersi in altri organismi senza alcuna barriera di specie, attraverso le vie respiratorie o lo scambio di liquidi biologici”. Significa che le nanovescicole a base di mRNA autoreplicante avrebbero il potenziale di diffondersi tra gli uomini, ma pure tra gli animali di ogni specie, con possibili disastrose conseguenze sul piano ambientale. Con un ulteriore “ritorno d’onda” da non sottovalutare: il rifiuto di sottoporsi a un trattamento di questo tipo non garantirebbe affatto di non assorbirne comunque, e ovunque, le relative “proprietà”.
Il che porta a una inesorabile conclusione per i medici di CMSi: “Sulla base di questi assunti, appare urgentissima una rivalutazione dell’enorme rischio biologico connesso all’uso di questa tecnologia. Questo al di là di qualsiasi valutazione circa l’opinabile valore aggiunto dell’uso di Kostaive rispetto agli attuali vaccini anti Covid-19”.
Ma vi è un altro rischio, a mio avviso: e cioè che la macchina della narrazione mainstream si metta presto in moto per derubricare ogni dubbio alla stregua di una paturnia complottista. Lo schema è già consolidato: minimizzare i plausibili pericoli, bollare le critiche come infondate, ribadire il mantra della sicurezza dimostrata.
Eppure, le perplessità avanzate dalla CMSi non sono fantasia. Un farmaco basato su mRNA autoreplicante introduce una variabile inedita: la permanenza della proteina prodotta nell’organismo potrebbe essere molto più lunga di quanto dichiarato. Studi recenti (citati nel comunicato) segnalano la persistenza della proteina Spike nei tessuti anche 15 mesi dopo la vaccinazione, ben oltre quanto previsto inizialmente.
Si ripropone l’errore già sperimentato con i primi vaccini a mRNA: si negava che il materiale genetico potesse raggiungere le secrezioni corporee, salvo poi rinvenirne traccia nel latte materno. Si escludeva che potesse attraversare la placenta, e ora sappiamo che lo fa, con effetti immunogenici nel feto. Si garantiva che non sarebbe rimasto a lungo nell’organismo; eppure oggi lo si rinviene anche a mesi di distanza. In parole povere, per gli scienziati di CMSi – perché tali (id est: uomini di scienza) essi sono fino a prova contraria – ci troviamo di fronte a una nuova tecnologia che si auto-amplifica nelle cellule e potrebbe sfuggire ai normali meccanismi di regolazione biologica. Il principio di precauzione, che dovrebbe essere il pilastro della regolamentazione sanitaria, viene obliterato in nome di un’accelerazione pseudo-scientifica fondata più su un atto di fede che non su una ben meditata ricerca.
Tale carenza di cautela è aggravata dal fatto che non esistono ancora studi indipendenti a lungo termine su questi farmaci. Il nodo cruciale, dunque, non è se il farmaco funzioni o meno, ma se gli effetti collaterali possano essere più gravi dei benefici attesi. Lo abbiamo visto già con i vaccini a mRNA per il Covid-19, dove molte reazioni avverse inizialmente considerate rare si sono rivelate più diffuse del previsto. Eppure, ancora una volta, chi pone domande rischia di passare per allarmista. Ma sappiamo bene per averlo sperimentato (sulla nostra pelle, letteralmente) dove conduce un consimile approccio. Vogliamo davvero ripetere lo stesso errore?
Il problema non è essere “contro la scienza” o “contro il progresso”. Il problema è che il già citato principio di precauzione non né è un lusso né un optional: è un sacrosanto diritto dei cittadini. Quantomeno a Costituzione (del 1948) ancora, e per ora, vigente.
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