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Non sono pochi i magistrati che hanno abusato del proprio potere: c’è una questione morale

  • Postato il 14 maggio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Non sono pochi i magistrati che hanno abusato del proprio potere: c’è una questione morale

La Costituzione deve essere rispettata e attuata da ogni persona. Non solo dalle persone semplici, senza potere, o dalla politica che spesso la tradisce. Da tutti. Anche dai magistrati che sono, ma non di rado dovrebbero essere, quindi purtroppo uso il condizionale, i principali garanti dell’applicazione della Costituzione. I magistrati hanno il dovere principale di garantire l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge attraverso la loro autonomia e indipendenza che non sono un privilegio per essere irresponsabili, intoccabili o depositari di un libero arbitrio, ma la condizione necessaria per attuare appunto l’uguaglianza ed amministrare la giustizia in nome del popolo italiano.

Però la realtà ci racconta un’altra storia: che non sono pochi i magistrati che hanno abusato del proprio potere, che colludono con la politica ed i poteri forti, che si omologano al conformismo dominante, che colpiscono chi non è allineato, che parteggiano e che entrano a gamba tesa sulla separazione dei poteri che vale non solo per i politici ma anche per i magistrati stessi. Mi preoccupa che sempre più spesso persone oneste hanno timore della magistratura e sempre più spesso criminali se la ridono dell’inefficienza del sistema giudiziario. La vittoria del NO al referendum non è un’assoluzione per la parte peggiore della magistratura. Non è un voto per avallare abusi della magistratura in violazione della Costituzione. È un monito, anzi, per l’ordine giudiziario, per la parte sana e robusta della magistratura, di attuare con coraggio la Costituzione e di affrontare con forza anche la questione morale interna alla magistratura.

Sono più di trent’anni che mi batto, da combattente per la giustizia, perché la magistratura venga difesa dagli attacchi politici, e non solo, finalizzati a lederne la sua autonomia e indipendenza, ma lotto anche perché essa affronti una gigantesca questione morale al suo interno. Più volte ho detto e dimostrato, il tempo mi è stato galantuomo, che sono stato fermato nel mio lavoro di magistrato e mi hanno strappato la toga di pm perché ho messo a nudo un sistema criminale che vedeva coinvolti anche magistrati potenti e che senza le collusioni interne all’ordine giudiziario la politica più di qualche ferita non mi avrebbe potuto provocare. Individuare e mettere al nudo il sistema mi è stato fatale. Non mi hanno mai perdonato non tanto le indagini sulla politica, ma quelle sugli intrecci tra politica ed apparati dello stato ai massimi livelli, con il collante della massoneria deviata. Quando diventi bersaglio della criminalità istituzionale e delle massomafie non ti mollano mai e cercano in ogni modo di impedirti di svolgere ruoli politici ed istituzionali.

Il monito del referendum e della gente perbene è stato quello di volere una magistratura che non abusi del suo potere usando mortali proiettili istituzionali, che non si accomodi nelle stanze del potere, che non parteggi politicamente per qualcuno contro qualcun altro, ma che sia baluardo di autonomia e indipendenza a tutela soprattutto delle persone perbene.

La strada è lunga, la questione morale è questione molto seria, se il diritto vale fino a un certo punto, allora il punto non lo può stabilire il potere, ma il popolo, che è sovrano: il punto è proprio la Costituzione e tutti i traditori vanno quindi individuati e rimossi quali nemici del popolo e della Carta nata dalla resistenza proprio ai peggiori abusi del potere. Nel fascismo la magistratura è il braccio togato della dittatura del potere esecutivo, in democrazia la magistratura deve essere al servizio esclusivo della giustizia.

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Il Fatto Quotidiano

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