Non per bellezza, Margherita Becchetti dà voce alle partigiane silenziate nella Resistenza
- Postato il 25 aprile 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Rileggo questo libro avidamente. Ogni rumore attorno rischia di farmi perdere una parola, anche solo una di quanto Margherita Becchetti dice. Perché non è scrittura, è una confessione che dà voce alle volontà ammutolite e a donne cui hanno negato di parlare.
Non per bellezza sembra scritto da una vita e da una vita aspettava di essere letto. Un libro sa aspettare, ma se le parole non sono lette resta il silenzio. Solo che nel libro di Margherita Becchetti ti rendi conto che il silenzio coincide con l’omertà maschile, che quelle parole non solo sono state taciute: colpevolmente non sono state ascoltate. E anche questo ha normalizzato la cultura che ancora governa l’uomo sulla donna. Erroneamente, ma che errore sarebbe, puoi scambiare questo libro come il racconto di un passato, quello della Resistenza, di quegli anni che la mia e la generazione di Margherita non ha conosciuto e che i monumenti e la retorica della propaganda hanno ingessato in una liturgia che sa di muffa, che non serve al presente, se non agli uomini che ancora ne ostentano l’esclusiva. Il libro trabocca di orgoglio e dolore, Margherita ha preso il messaggio in bottiglia nella deriva del tempo e lo ha restituito alla coscienza collettiva. Giovanna Quadreri, staffetta d’Appennino reggiano, mi disse “Una volta c’era una ragione per morire… oggi si muore per motivi che non capisco e mi fa paura” e la paura è la consapevolezza che la violenza di genere si consuma molto prima che infierire sul corpo di donna, con l’idea peggiore che il maschio sa farsi della femmina: uso e consumo.
Questo libro è sospeso, cronologicamente sovrapposto tra ieri e domani: ti avverte del futuro ed è come stare in mezzo a una strada in preda al traffico. Le vite di queste donne nostre di Margherita ti investono, ti attraversano e non puoi farci niente, nemmeno accostarle per rallentare la fine che incombe, perché sono come il tempo e lo abbiamo sprecato, noi uomini, nel tacere il valore che hanno avuto come partigiane della e NELLA resistenza. Perché se la Resistenza è stata, NELLA resistenza queste donne, partigiane prima e donne poi, hanno continuato a convivere con la quotidianità di maschi che le hanno relegate all’angolo dismesso della storia: è il patriarcato, noi uomini.
Improbabile, se non complice, fingere che queste donne appartengono al passato. In loro c’è la madre che confida alla figlia ciò che la figlia non deve subire e la mette in guardia al termine della propria esistenza di madre, un attimo prima che sia troppo tardi e Becchetti, pur nel rigore della storica, fa qualcosa che è insolito per una professionista della ricerca: nel libro omette volutamente le note a piè di pagina e adotta un “linguaggio sporco” come lei stessa definisce.
La verità è così: quando ascolti il pianto a lungo represso non hai bisogno di spiegazioni, condividi la passione di chi soffre e lo fai anche semplicemente ascoltando, finalmente, chi non ha vissuto l’ascolto in quanto donna. Non servono note a piè di pagina, serve ascoltare e Non per bellezza risuona di sofferenza oppressa.
Margherita Becchetti è figlia di queste partigiane e del loro testamento e lo consegna alle donne che non di rado, durante le presentazioni del libro, si avvicinano e la abbracciano. Ma lo consegna anche a noi uomini, a chi ha l’onestà di ammettere quello che siamo e siamo stati, per trasformare la nostra colpa in un’occasione: essere uomini e provare sorellanza. Margherita Becchetti ha scritto con intimità capace di rendere complice chi legge, ha reso nuda tutta la nostra cultura maschile e, finalmente, ridato alla Resistenza quella modernità persa da tempo.
Con Non per bellezza possiamo togliere la polvere che s’è accumulata sulla retorica dell’epica maschile, risplendere la donna Resistenza e dire ai giovani che vi riguarda perché è vostra madre che vi parla e ha messo al mondo un’altra figlia da crescere sempre: la Costituzione Italiana. Non per bellezza sembra una storia d’amore e probabilmente la è.
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