Non c’è speranza che Ignazio La Russa chieda scusa per le sue frasi su Salò
- Postato il 22 aprile 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Speriamo che il signor Ignazio La Russa, nonché presidente del Senato, uomo di punta dell’ex Movimento Sociale Italiano, grande estimatore di Giorgio Almirante, nostalgico del Duce di cui tiene in casa il busto, fondatore assieme a Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, chieda di nuovo scusa per le infelici dichiarazioni rilasciate martedì alla stampa a proposito della Repubblica di Salò e dei repubblichini, che sarebbero da onorare alla stregua dei partigiani in nome di una presunta pacificazione.
Le dichiarazioni per le quali Ignazio La Russa chiese scusa qualche tempo fa riguardavano l’eccidio nazista delle Fosse Ardeatine e l’azione partigiana di via Rasella. Ecco le frasi principali, a dire il vero scandalose se pronunciate dalla seconda carica dello Stato Italiano nato dalla liberazione dal nazi-fascismo. La frase che suscitò più scalpore riguardava i soldati del reggimento “Bozen” colpiti dai partigiani a seguito della strage delle Fosse Ardeatine: “Quelli che vennero uccisi [in via Rasella] non erano biechi nazisti delle SS ma una banda di semi-pensionati, una banda musicale“. In seguito a queste parole, il Presidente del Senato aggravò il suo giudizio “storico” sostenendo che l’attacco di via Rasella non è stato: “…una delle pagine più gloriose della Resistenza partigiana”.
Tornato sull’argomento, poche ore fa il presidente del Senato, candidato alla presidenza della Repubblica se alle prossime elezioni vincesse Giorgia Meloni, ha voluto far sapere che il suo giudizio sulla Repubblica di Salò, che è bene ricordarlo fu alleata e complice di Hitler nella seconda guerra mondiale e nella persecuzione degli ebrei. “Quando ero ministro della Difesa, nessuno mi obbligava, ma andavo a rendere omaggio al monumento che c’è al cimitero di Milano ai partigiani e portavo una corona, poi andavo al Campo 10 dove sono sepolti molti ignoti, diversi caduti della Repubblica Sociale italiana”, ha detto la seconda carica dello Stato. E poi: “Ci andavo in forma privata perché secondo me era un momento doveroso di una pacificazione – ha concluso – che, almeno quando si parla di coloro che hanno dato la vita, mi sembra doverosa. E lo rifarei”. E dunque che cosa dovremmo fare? Andare a onorare i morti dei giovani neonazisti appartenenti alle SS?
In questo caso comunque non c’è speranza che Ignazio La Russa chieda scusa e neanche che si vergogni di questa distorta chiave di lettura di quei tragici fatti. Mettere sullo stesso piano la resistenza partigiana e i crimini della Repubblica di Salò è assai lontano dalla buona fede a meno che l’ideologia di destra neofascista nella quale è cresciuto e vissuto non lo renda cieco. Ma questa è un’ipotesi troppo benevola. Si dirà che rispetto ai problemi che abbiamo in Italia e nel mondo, le parole di La Russa sono poca cosa. E’ vero. Ma, scusate se è poco, immaginare che un personaggio simile possa un giorno occupare il Quirinale mi fa venire a dir poco il mal di pancia.
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