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“Nel nostro lavoro c’è l’anno in cui fai 8 film e l’anno in cui non ne fai nemmeno uno. Sono più che miliardario perché non ho bisogno della barca, del motoscafo, dell’aereo privato”: parla Andrea Roncato

  • Postato il 15 luglio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

Andrea Roncato, celebre attore comico italiano, racconta la sua esperienza nel mondo dello spettacolo caratterizzata da alti e bassi professionali. La sua carriera, iniziata negli anni '70 con il collega Gigi Sammarchi nei locali bolognesi, lo ha portato a raggiungere il successo televisivo e cinematografico. Nel corso dell'intervista, Roncato riflette sulla volatilità del settore entertainment e sulla sua filosofia di vita, manifestando una ricchezza interiore che non necessita di simboli di lusso esteriore come yacht, motoscafi o aerei privati.

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“Nel nostro lavoro c’è l’anno in cui fai 8 film e l’anno in cui non ne fai nemmeno uno. Sono più che miliardario perché non ho bisogno della barca, del motoscafo, dell’aereo privato”: parla Andrea Roncato

Andrea Roncato è uno dei volti più riconoscibili della commedia italiana. Tutto cambia quando incontra Gigi Sammarchi: a metà degli Anni 70 i due iniziano a esibirsi in alcuni locali bolognesi come il Club 37, e debuttano in Rai nel 1978 affiancando Raimondo Vianello e Sandra Mondaini nel game show Io e la Befana. Nasce così il duo “Gigi e Andrea”, che diventa una delle coppie più conosciute del cinema italiano, grazie a uno stile scanzonato e irriverente.

Sciolto il sodalizio artistico, Roncato prosegue da solo: tra i ruoli più celebri quello di “Loris Batacchi“, l’esilarante seduttore in Fantozzi subisce ancora di Neri Parenti (1983). Nel 1990 arriva la chiamata di Enrico Oldoini per “Vacanze di Natale ’90”, al fianco di Massimo Boldi e Christian De Sica, l’inizio della stagione d’oro dei cinepanettoni.

“Io non sono miliardario, sono più che miliardario, perché non ho bisogno della barca, del motoscafo, dell’aereo privato. – ha dichiarato l’attore a Libero Magazine – Mi bastano le mie macchine, che funzionano. Vivo facendo quello che farei anche gratis, perché è ciò che mi piace di più al mondo: il mio lavoro. Quando devo andare a lavorare la mattina, sono felice ed è già una grandissima vittoria”.

E ancora: “Nel nostro lavoro c’è l’anno in cui fai otto film, come l’anno scorso, e l’anno in cui non ne fai nemmeno uno. Ma le rinascite servono per andare avanti: chi non rinasce mai si blocca al primo colpo, così come chi non sbaglia mai non migliorerà mai nella vita. Io credo di essere migliore adesso di come ero tanti anni fa e sicuramente è così, perché sbagliando si impara a fare meglio”.

“Quanto alla fame, ho ancora fame del mio lavoro, e delle cose normali. – ha continuato – Mi piace stare in famiglia, guardare la televisione, uscire con i miei amici, che possono essere muratori, commercialisti, notai, macellai, amici normali. E molti degli attori che conosco sono persone normalissime. Stare con le persone normali, alla fine, ti fa diventare grande”.

Sulle donne “Odio, tra l’altro, chi si vanta con questi numeri, io posso dirti quante macchine ho avuto, ma non quante donne, perché non le ho mai contate. E poi vedi il titolo del giornale: ‘Ho avuto mille donne’. Ho sempre fatto film con le attrici più belle d’Italia, interpretando ruoli in cui le conquistavo, e la gente confonde la finzione con la realtà. Ma loro avevano i loro mariti, i loro fidanzati, e la sera tornavano a casa da quelli. È vero che qualche attrice famosa è stata fidanzata con me perché lavorava con me, allo stesso modo in cui un farmacista può innamorarsi di una collega. Certo, se dicevo che ero uscito con Carol Alt invece che con un’altra faceva più effetto, ma era solo un’amica”.

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Il Fatto Quotidiano

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