“Il giorno prima ero un giovane matto, il giorno dopo un genio della cucina italiana con 1 stella Michelin a 25 anni. Non volevo passare la vita chiuso in un ristorante, ho scelto la famiglia”: parla chef Lorenzo Cogo
- Postato il 12 luglio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Lorenzo Cogo nasce nel 1986 a Thiene, in provincia di Vicenza, terza generazione di una dinastia di cuochi: il nonno faceva il maggiordomo per una famiglia nobile della zona, il padre gestisce ancora oggi la trattoria di famiglia. Dopo la scuola alberghiera, Cogo non resta certo fermo. Parte per l’Australia, dove lavora al Vue de Monde di Melbourne con Shannon Bennett e poi al Marque di Sydney con Mark Best. Da lì il salto in Inghilterra, al leggendario Fat Duck di Heston Blumenthal, e poi in Giappone, dove affina la tecnica al fianco dello chef Seiji Yamamoto. Il percorso prosegue nei Paesi Baschi, all’Asador Etxebarri di Victor Arguinzoniz — dove scopre la sua passione per la cottura alla brace — fino all’ultima tappa: il Noma di Copenaghen, allora già considerato tra i migliori ristoranti al mondo, sotto la guida di René Redzepi.
Nel 2011, a soli 24 anni, Lorenzo torna a casa e apre El Coq a Marano Vicentino, in un ex trattoria del suo paese natale. L’anno dopo arriva il riconoscimento che lo consacra: la stella Michelin, che a 25 anni lo rende lo chef stellato più giovane d’Italia. La sua cucina viene ribattezzata “Cucina Istintiva”: tecnica internazionale, materie prime del territorio, poca retorica.
Il successo porta El Coq a trasferirsi, nel 2016, dal paesino di Marano Vicentino al centro di Vicenza, dentro lo storico Caffè Garibaldi in Piazza dei Signori. Qui Cogo diventa anche imprenditore a tutti gli effetti, con uno staff di decine di persone e progetti collaterali come El Casolin, bottega dedicata ai suoi prodotti.
Nel 2021 arriva la decisione più drastica: l’addio a Vicenza e la chiusura di quella fase, con il ritorno “part time” nella trattoria di famiglia a Thiene. Negli anni successivi ha affiancato l’attività di famiglia con diverse iniziative: Loco, una linea di zuppe pronte pensata per la grande distribuzione; il Lorenzo Cogo Social Club, un loft-rooftop con piscina a Schio dove lo chef cucina in stile freestyle davanti a pochi ospiti in un contesto informale; e una parentesi come executive chef e consulente per il ristorante Dama, all’interno di un hotel a Venezia, collaborazione terminata all’inizio del 2024 per divergenze di visione con la nuova proprietà della struttura.
Insomma la conquista della stella Michelin ha inciso non poco nella vita dello chef, come racconta al mensile “I piaceri del gusto”: “Il giorno prima ero un giovane matto, il giorno dopo un genio della cucina italiana. Viviamo in un paese dove le etichette ven- gono prima dei fatti, e l’etichetta della Michelin è stata fondamentale per cambiare l’approccio della gente nei miei confronti. In cucina non era cambiato nulla, ma quel riconoscimento mi ha dato l’energia per crescere in un contesto così piccolo”.
Poi ha continuato :“Sono rientrato nel ristorante di famiglia, rilevando delle quote per fare lo switch da trattoria vecchio stampo a trattoria contemporanea, unendo la semplicità di mio padre a proposte fresche e moderne. Ma la vera svolta è stata un’altra: ho capito che non volevo passare la vita chiuso in un ristorante. Nel 2020 ho detto alla mia compagna: ‘Io non ho fatto tutto questo per il mio ego, ma perché mi piaceva cucinare. Oggi questo sistema non mi rende più felice’. Ho messo davanti le mie priorità” ossia la famiglia.
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