‘Ndrangheta, omicidio Caccia, una pistola può riaprire il caso
- Postato il 2 aprile 2025
- Notizie
- Di Quotidiano del Sud
- 1 Visualizzazioni

Il Quotidiano del Sud
‘Ndrangheta, omicidio Caccia, una pistola può riaprire il caso
Bruno Caccia, procuratore di Torino, fu ucciso nel 1983 da un commando della ‘ndrangheta, il ritrovamento di una pistola potrebbe riaprire il caso
Il 26 giugno del 1983 il Procuratore di Torino Bruno Caccia fu ucciso da un commando della ‘ndrangheta mentre portava a passeggio il cane. Una pistola ritrovata lo scorso 24 settembre può riaprire il caso.
OMICIDIO BRUNO CACCIA, UNA NUOVA PISTA
Si tratta di un’arma, come viene riportato sulle pagine del quotidiano La Stampa, in un articolo a firma di Giuseppe Legato, scoperta dal Gico della Guardia di Finanza nell’incavo di un mattone forato lungo un corridoio di uno stabile di Moncalieri (Torino).
LA PISTOLA RITROVATA
L’arma, perfettamente oliata, carica e funzionante, con accanto a 15 cartucce calibro 38 in parte italiane, in parte di fabbricazione dei Paesi dell’ex Jugoslavia. Nell’alloggio dove la pistola è stata ritrovata abita un uomo della ‘ndrangheta, Francesco D’Onofrio, 69 anni, una condanna per mafia nel processo Minotauro e una condanna per armi nel suo recente passato.
CHI È FRANCESCO D’ONOFRIO
Francesco D’Onofrio, scrive Legato su La Stampa, per i sodali «Compare Franco», 69 anni, una condanna per mafia (processo Minotauro) e una per armi nel suo recente passato. Non un gregario, un semplice partecipe. Ma – come dice il pentito Andrea Mantella, teste chiave della maxi operazione contro la ‘ndrangheta (Rinascita Scott – «D’Onofrio è un ministro della ‘ndrangheta al Nord, uno che ha il Medaglione (dote che garantisce un grado apicale della mafia calabrese)». Per usare le parole del narcos Vincenzo Pasquino, anche lui pentito, «uno che cammina col nome suo e non si siede al tavolo con tutti».
LA PROVA DELLO SPARO
La pistola è una P38 Special Smith&Wesson, modello 49 “bodyguard” a tamburo, sulla quale la procura di Torino, riporta La Stampa, ha svolto numerosi accertamenti. La prova dello sparo avrebbe generato risultanze investigative tali da ritenerla astrattamente compatibile con l’arma del delitto o meritevole di accertamenti ancora più approfonditi, che spetteranno alla procura di Milano, competente per le indagini sui magistrati di Torino, anche quando parti offese. Gli esiti degli esami verranno poi messi a confronto con gli esiti della consulenza balistica di Torino con quella effettuata 42 anni fa.
IL COLLEGAMENTO CON FRANCO D’ONOFRIO
Secondo La Stampa l’arma è entrata in Italia nel 1979 attraverso un importatore di Torino che l’ha venduta a un’armeria di Moncalieri, città in cui D’Onofrio risiede. D’Onofrio interrogato ha sostenuto di averla comprato da un ragazzo, senza rivelare l’identità. Ha poi aggiunto di non averla mai usata. Franco D’Onofrio si trova in carcere per l’operazione Factotum della Dda di Torino, che lo accusa di aver diretto la ‘ndrangheta in Piemonte.
BELFIORE, IL MANDANTE DELL’OMICIDIO CACCIA
Su questo ritrovamento diversi atti sono stati trasmessi dagli inquirenti torinesi ai colleghi lombardo. Per l’omicidio Caccia nel 1992 il boss ‘ndranghetista Domenico Belfiore fu condannato all’ergastolo come mandante.
CHI ERA BRUNO CACCIA
Nato a Cuneo il 16 novembre 1917. Procuratore della Repubblica di Torino.
Entra in Magistratura nel 1941, prestando da subito servizio presso la Procura della Repubblica di Torino, prima come Uditore e poi come Sostituto Procuratore.
Nel 1964, a soli 42 anni, è nominato Procuratore della Repubblica di Aosta. Tornerà a Torino nel 1967 per assumere le funzioni di Sostituto Procuratore Generale di Torino.
È in questo ruolo che raccoglie le dichiarazioni confidenziali di Patrizio Peci (che porteranno all’arresto di 70 brigatisti) e firma la richiesta di rinvio a giudizio del nucleo storico delle Brigate rosse, che vede tra gli altri imputati Renato Curcio, Alberto Franceschini e Prospero Gallinari.
Il 27 febbraio del 1980 assume le funzioni di Procuratore della Repubblica di Torino.
Nel periodo in cui è alla guida della Procura della Repubblica di Torino, Bruno Caccia svolge – direttamente o indirettamente – importanti indagini che saranno di ostacolo alla vita della criminalità mafiosa
Per i clan calabresi, Caccia diventa una presenza sempre più ingombrante, un forte ostacolo alla realizzazione delle attività criminose. Il Procuratore vive sotto scorta e ha a disposizione un’auto blindata. Fino all’omicidio nel 1983.
Il Quotidiano del Sud.
‘Ndrangheta, omicidio Caccia, una pistola può riaprire il caso