Condannata Le Pen, è ineleggibile. «Decisione politica»

  • Postato il 1 aprile 2025
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Condannata Le Pen, è ineleggibile. «Decisione politica»

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Si complica la crisi politica in Francia: Le Pen è incandidabile. La leader di estrema destra attacca: «Violato lo stato di diritto». Critiche trasversali, ora il governo rischia la sfiducia


Ieri in Francia il tribunale giudiziario di Parigi ha emesso una sentenza storica di condanna nei confronti di Marine Le Pen, storica leader del partito di estrema destra Rassemblement National (già Front National) e di altri otto eurodeputati appartenenti al medesimo partito.
Le Pen e gli altri condannati si sarebbero macchiati di appropriazione indebita di fondi dell’Unione Europea. La sentenza prevede quattro anni di reclusione per Le Pen, di cui due da scontare con il braccialetto elettronico, una multa di 100.000 euro e l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

L’avvocato della Le Pen, Rodolphe Bosselut, ha già annunciato di voler presentare ricorso, tuttavia, la corte ha disposto l’esecuzione provvisoria dell’interdizione dai pubblici uffici, il che significa che l’ineleggibilità entrerà in vigore immediatamente, indipendentemente dall’eventuale appello. In altre parole, alla leader del Rassemblement National sarà precluso di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027, salvo che il processo a seguito del ricorso si svolga in tempi record.

I commenti della diretta interessata sono arrivati ieri sera, quando Marine Le Pen è stata ospite di Télévision Française 1 (TF1), il più importante canale televisivo d’oltralpe. Ha parlato di «violazione dello stato di diritto», sostenendo che «sono andata via prima dal tribunale perché avevo capito che la Presidente della corte aveva preso una decisione politica» e sottolineando che «non mi farò eliminare dalla corsa [presidenziale] così». Le Pen ha infine citato il generale De Gaulle, affermando che «la corte suprema è il popolo».

Secondo la Presidente della corte Bénédicte de Perthuis, però, il Rassemblement National avrebbe fatto sottoscrivere contratti fittizi a degli assistenti assunti tramite i fondi europei. Questi assistenti, pur formalmente assunti per svolgere le loro mansioni al Parlamento europeo lavoravano in realtà a livello nazionale. Il caso riguarda circa 3 milioni di euro impropriamente utilizzati a beneficio del partito di Marine Le Pen.

La notizia della condanna di Le Pen ha ovviamente scatenato forti reazioni in Francia e nel resto del continente. Jordan Bardella ha dichiarato su X: «Oggi non è solo Marine Le Pen che viene ingiustamente condannata. È la democrazia francese che viene giustiziata», Bardella ha poi lanciato una petizione intitolata “Salviamo la democrazia, sosteniamo Marine”.
Anche il leader del partito di estrema sinistra France Insoumis, Jean-Luc Mélenchon, ha affermato che «la decisione di rimuovere un funzionario eletto dovrebbe spettare al popolo», mentre il suo partito ha espresso in una nota il di prendere «atto di questa decisione del tribunale, anche se rifiutiamo in linea di principio che il ricorso sia impossibile per qualsiasi parte in causa, chiunque essa sia».

Anche il centro destra dei Republicains ha espresso la sua preoccupazione, attraverso le parole di molti membri come Laurent Wauquiez e François-Xavier Bellamy. Il primo, in particolare, capogruppo dei deputati dei Republicains, ha affermato che «non è sano che in una democrazia sia proibito a un rappresentante eletto di candidarsi alle elezioni, questa decisione avrà necessariamente un impatto molto pesante sul funzionamento della nostra democrazia».

Infine, anche il Primo ministro François Bayrou si è detto «turbato» dall’annuncio del verdetto di ieri mattina, pur «non commentando le decisioni legali» a causa della sua posizione. Non sono arrivate altre dichiarazioni dal governo, stando a quanto riferito da TF1 ciò sarebbe dovuto ad una direttiva ricevuta che invitava i membri del governo a non commentare la decisione e non pubblicare nulla sui social media. Non è difficile immaginare il motivo, vista la bassa popolarità del Presidente Macron.

Le forti reazioni alla condanna di Le Pen in Francia hanno spinto il Consiglio superiore della magistratura francese a rilasciare un comunicato nel tardo pomeriggio di ieri. In esso il Consiglio denuncia il forte attacco «all’indipendenza» della magistratura, sottolineando anche che «le minacce rivolte personalmente ai magistrati incaricati del caso, così come le dichiarazioni di leader politici sul merito dell’accusa o della condanna, in particolare durante le deliberazioni, non possono essere accettate in una società democratica».

Non sono tardate ad arrivare le reazioni della “internazionale sovranista”. A cominciare dal leader della Lega, Matteo Salvini: «Chi ha paura del giudizio degli elettori, spesso si fa rassicurare dal giudizio dei tribunali. Un brutto film che stiamo vedendo anche in altri Paesi come la Romania. Quella contro Le Pen è una dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles, in un momento in cui le pulsioni belliche di Von der Leyen e Macron sono spaventose. Non ci facciamo intimidire, non ci fermiamo: avanti tutta amica mia!». Meno focoso, ma comunque chiaro, il Presidente ungherese Viktor Orban, che riprendendo lo slogan utilizzato dopo i terribili attentati alla sede di Charlie Hebdo del 2015 commenta: «Je suis Marine».

Non poteva poi mancare l’intervento da oltreoceano del direttore del Doge, nonché ultramiliardario proprietario di X e Tesla, Elon Musk. Il magnate di origine sudafricana si è scagliato con il tono che ormai lo contraddistingue: «Quando la sinistra radicale non può vincere attraverso il voto democratico, abusano del sistema giudiziario per imprigionare i loro oppositori. È il loro modo di agire in tutto il mondo».

Commenti a parte, la condanna di ieri potrebbe avere importantissime ripercussioni per la Francia. Partiamo dalla più ovvia: a guidare il Rassemblement National sarà Jordan Bardella, il delfino di Marine Le Pen. A rischio anche il governo del Primo ministro François Bayrou, nominato a dicembre da Macron dopo il voto di sfiducia al suo predecessore Michel Barnier. Bayrou guida attualmente un governo di minoranza che ha avuto bisogno di porre la fiducia per far approvare la legge finanziaria per il 2025, legge approvata proprio grazie al supporto del Rassemblement National. Circostanza che molto probabilmente non si verificherà più in un momento storico in cui il debito pubblico francese è in forte crescita (ora è il 113% del Pil), l’economica procede a rilento e lo spread fra i titoli di stato francesi e tedeschi è cresciuto di 25 punti base dall’aprile 2022 a oggi.

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