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Motor Valley, un ecosistema virtuoso che vale 347 miliardi di euro

  • Postato il 21 aprile 2026
  • Fatti A Motore
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Motor Valley, un ecosistema virtuoso che vale 347 miliardi di euro

La Motor Valley? È la residenza di eccellenze come Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati, Dallara e Pagani. Ma non solo: secondo la ricerca “Motor Valley – Un ecosistema che genera valore”, realizzata da Nomisma col supporto della Regione Emilia-Romagna, la Valle dei Motori è un ecosistema industriale di enorme potenza economica. L’intera filiera vale infatti la cifra astronomica di 347 miliardi di euro, un dato che, se esteso a tutto l’automotive nazionale che vi gravita attorno, sale fino a toccare i 440 miliardi.

Per inquadrare correttamente la magnitudo di questa realtà, è necessario partire dalle imprese capo-filiera, che ogni anno producono circa 34 mila vetture e oltre 50 mila moto. Questi colossi generano da soli un fatturato di 12 miliardi di euro, garantendo lavoro diretto a 14 mila persone. Accanto a loro si muovono i fornitori di componenti, una rete di 2.944 imprese che impiega 210 mila addetti e sviluppa ricavi totali per 72 miliardi di euro. Se si include pure il vasto mondo dei servizi collegati, il perimetro dei fornitori si espande a comprendere 15.076 aziende e ben 647 mila dipendenti, portando il fatturato a 197 miliardi di euro.

Considerando la filiera nella sua interezza, lo studio conta 39.647 imprese e 1.056.000 addetti capaci di produrre 347 miliardi di ricavi. Ma l’influenza della Motor Valley non si ferma ai confini regionali. Il perimetro dell’automotive italiano che orbita attorno a questo nucleo centrale si estende fino a 74.981 società e 1,145 milioni di lavoratori, per un fatturato complessivo che raggiunge i 440 miliardi. Oltretutto, lavorare per marchi come Ferrari o Dallara impone il confronto con gli standard tecnici più elevati al mondo, trasformando le competenze tecniche in un asset strategico poi spendibile su scala globale: un’impresa capace di operare a questi livelli può infatti offrire innovazione e tecnologia a qualsiasi cliente, in ogni settore e in ogni Paese.

Questa proiezione internazionale è confermata dai dati sull’export: se la media nazionale del settore automotive vede il 46% delle imprese impegnate sui mercati esteri, nella Motor Valley questa quota sale al 52%, raggiungendo il 78% tra i fornitori diretti. Tale eccellenza si traduce in performance economiche solide: i fornitori diretti registrano ricavi medi di 74,3 milioni di euro, contro i 42,1 milioni della filiera allargata e i soli 19,1 milioni della media manifatturiera nazionale. Anche la marginalità operativa lorda segue questo trend, attestandosi al 29,4% rispetto al 26,3% della filiera estesa e al 24,5% della media generale.

La Motor Valley è anche una formidabile destinazione turistica e culturale. Nel corso del 2024, l’area ha attirato 2,6 milioni di visitatori e generato 3,7 milioni di pernottamenti, con una forte presenza straniera pari al 54%. L’indotto economico complessivo ha superato gli 1,2 miliardi di euro, distribuiti tra diverse eccellenze: 522,6 milioni derivano dal richiamo di musei e collezioni, mentre 16,2 milioni sono legati al Motor Valley Fest (nella foto, una suggestiva immagine della mostra allestita all’interno dell’Accademia di Modena). Un peso determinante è esercitato dai quattro circuiti di Imola, Misano, Varano e Modena, che insieme generano 675 milioni di euro di indotto.

A garantire che questo motore continui a girare ad altissimo regime è un sistema educativo integrato unico nel suo genere: ogni anno circa 5.400 studenti sono coinvolti in attività didattiche legate alla filiera attraverso 130 istituti scolastici. La Motor Valley University of Emilia-Romagna, nota come MUNER, forma annualmente 265 studenti in percorsi internazionali, mentre la Motorsport Technical School ha già preparato oltre 1.000 tecnici e ingegneri, garantendo un collocamento dell’80% nel motorsport e del 13% tra Formula 1 e MotoGP. Accanto a loro, l’ITS Maker accoglie 140 studenti ogni anno, mentre programmi come il progetto DESI, promosso da Lamborghini e Ducati, assicurano un passaggio diretto dei giovani verso il mondo del lavoro.

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Il Fatto Quotidiano

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