Morte di Abderrahim Fakir, il Tgr Rai non trasmette il servizio. I giornalisti: “Squalificata la nostra credibilità”. Protestano Pd e M5s
- Postato il 20 luglio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Tensioni alla Rai in Emilia-Romagna sulla copertura della morte di Abderrahim Fakir. La redazione del Tgr accusa pressioni editoriali per modificare il servizio giornalistico: richieste di censurare passaggi critici e rinviare la trasmissione. I giornalisti denunciano compromessi all'indipendenza redazionale, mentre le opposizioni criticano il trattamento della notizia e le presunte limitazioni imposte dalla dirigenza sulla libertà di informazione.
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Prima la richiesta di togliere parte del video sulla morte di Abderrahim Fakir e cancellare l’espressione “intervento violento”, poi la decisione di far slittare la messa in onda del servizio e ridurlo alla lettura di un breve testo accopagnato da solo una parte del girato. A denunciare quanto avvenuto nell’edizione serale del Tgr Emilia-Romagna è il Comitato di Redazione che, insieme ai sindacati Usigrai, Aser e Fnsi, contesta la scelta fatta della direzione di “non mandare in onda” il servizio per cui era stato “inviato un redattore esperto”. “Credibilità e autorevolezza del servizio pubblico squalificate”, si legge nella lunga nota trasmessa dai rappresentanti dei giornalisti. Al loro fianco anche Pd e M5s che chiedono chiarimenti. Protesta anche l’Ordine.
La denuncia sulle “trattative per la messa in onda”
A far sollevare il caso è stata una nota congiunta dei rappresentanti sindacali della redazione del Tgr Rai, firmata iniseme a Usigrai, Aser e Fnsi. “Il montaggio”, si legge, “mostrava le immagini e la voce dell’uomo immobilizzato e colpito dagli agenti mentre chiedeva ripetutamente aiuto, immagini che da ore circolavano sul web e sulle principali testate e che oggi sono l’apertura di tutti i principali quotidiani. Come di consueto, il collega ha inviato il servizio in visione al responsabile di line di turno che gli ha chiesto – su indicazione della direzione – di rimuovere parte del video in cui si vedeva Fakir ormai senza vita e soprattutto cancellare l’espressione ‘intervento violento’. Una modifica non condivisa dal redattore, che ha chiarito di voler ritirare la firma come previsto dal contratto”. Ma anche con le parti censurate, il lavoro è stato bloccato.
“Il servizio – prosegue la ricostruzione degli organismi sindacali – è stato inviato alle 19.13, quindi 24 minuti prima della messa in onda del tg la cui sigla parte alle 19.37. Nel corso del telegiornale il servizio, che era stato annunciato dal primo titolo, è stato fatto slittare sempre più in basso, comunicando man mano alla linee di turno che ‘erano in corso trattative per la messa in onda’. Fino a quando, a telegiornale iniziato da ben 12 minuti, è stata consegnata alla conduttrice una breve notizia da leggere accompagnata da una parte del video”. Una scelta ancora più drastica rispetto a quanto previsto in un primo momento. “Il direttore, al limite – sottolinea ancora la nota – avrebbe potuto dare indicazione di tagliare parti del servizio e contestualmente togliere la firma del collega – i tempi tecnici e il contratto lo consentivano – ma la scelta di non mandarlo in onda del tutto e di trasmettere solo due spezzoni delle immagini, che erano ormai online e in onda dappertutto, è un autogol. La scelta della direzione squalifica la credibilità e l’autorevolezza della Tgr e del Servizio Pubblico”.
Il paradosso è stato che alcune “immagini e voci raccolte dal giornalista e dalla troupe regionale sono state poi utilizzate dal Tg1 per un proprio servizio, ma non è stato possibile mostrarle ai telespettatori dell’Emilia-Romagna. Anche sul sito web gli spezzoni del video dell’intervento di Polizia non sono apparsi fino a oltre le 22:30, quando è stato inserito – al posto del servizio del collega – un redazionale”. Secondo quanto riferito dai giornalisti, il direttore si è giustificato dicendo che il redattore “non ha fatto verificare il testo” e “mancava la posizione della questura di Bologna”, ma entrambi i passaggi potevano essere fatti prima o durante la messa in onda. “E’ stato poi contestato il fatto che il collega avesse riportato che la vittima era asmatica, senza che fosse riferito in voce dai familiari o accertato da cartella clinica, oltre ai passaggi sulle ecchimosi, sul sanguinamento e sul trascinamento del corpo. Tutti elementi che il giornalista ha visto con i suoi occhi sul campo e riferito nel servizio”, conclude il comunicato.
Le proteste di Pd e M5s
Gli ex componenti Pd della commissione di Vigilanza Rai hanno fatto sapere di aver presentato un’interrogazione all’amministratore delegato della tv pubblica. “Il servizio pubblico”, hanno dichiarato, “ha il dovere di garantire un’informazione completa, autonoma e tempestiva, soprattutto quando i fatti riguardano vicende di evidente rilievo pubblico. Per questo chiediamo che siano accertate rapidamente le responsabilità e che venga chiarito se le procedure editoriali adottate siano state coerenti con la missione e gli obblighi del servizio pubblico. La credibilità della Rai si difende assicurando trasparenza, autonomia professionale e pieno rispetto del diritto dei cittadini a essere informati”, conclude la nota.
Un fatto “grave” anche per il M5s. “La vicenda suscita la comprensibile rabbia dei giornalisti perché si sente tanto l’odore della censura e della volontà di nascondere una vicenda allarmante, quella del cittadino morto durante un fermo di polizia, sulla quale il centrodestra sta già sventolando una verità preconfezionata basata come sempre solo sulla propaganda, dal momento che molto deve ancora essere chiarito. Anche per questo oggi alla Camera con le altre opposizioni abbiamo chiesto un’informativa del ministro Piantedosi”.
Anche l’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna ha espresso “preoccupazione”. “Le immagini e le testimonianze raccolte sul campo dai giornalisti rappresentano un patrimonio informativo che deve essere valutato con rigore professionale, attenzione alla completezza e rispetto delle persone coinvolte, ma non può essere sottratto al confronto pubblico senza una motivazione coerente con il ruolo del servizio pubblico e con la funzione stessa del giornalismo”. Quindi si auspica che “la vicenda venga chiarita attraverso un confronto trasparente”.
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