Morta dopo 33 mesi di chemioterapia per una diagnosi errata: risarcimento milionario ai familiari
- Postato il 20 luglio 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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Un tribunale salentino ha riconosciuto un risarcimento di 1,3 milioni di euro ai familiari di una paziente deceduta in seguito a un errore diagnostico tragico. La donna ha subito 33 mesi di chemioterapia aggressiva per una malattia che in realtà non possedeva. La sentenza condanna sia la struttura sanitaria che il medico responsabile della diagnosi errata, evidenziando gravi negligenze nel percorso clinico e nella gestione del caso presso l'ospedale di Nardò.
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C’è un maxi risarcimento da 1 milione e 300 mila euro a favore dei familiari di una donna di 59 anni deceduta dopo essere stata sottoposta per errore a un massiccio ciclo di chemioterapia.
Il Tribunale di Lecce ha condannato la Asl e un medico dell’ospedale di Nardò per la diagnosi errata: un tumore anziché un angioma benigno. E ora devono risarcire il marito, i tre figli e i nipoti. La 59enne, deceduta a febbraio 2009, era stata sottoposta infatti a 33 mesi di chemioterapia. Tutte le 57 somministrazioni, avvenute tra l’agosto del 2004 e aprile del 2007, hanno determinato l’insorgenza di una leucemia mieloide acuta. Questo ne avrebbe causato la morte.
Secondo i giudici, “i 33 cicli di chemioterapia erano assolutamente inidonei a curare la patologia di cui era affetta la paziente”. Nel quantificare i danni da risarcire è stato evidenziato che la donna fosse a conoscenza dell’errore medico: “Dopo la diagnosi corretta dei sanitari dell’ospedale di Pavia, le era stato proposto un trapianto di midollo osseo e per questo era stata ricoverata al Policlinico San Matteo di Pavia nel dicembre del 2008″. Da questo momento la donna sarebbe rimasta vigile e sofferente per 56 giorni, fino alla morte.
Il medico responsabile della diagnosi errata e della prescrizione della terapia letale, Dario Muci, è stato condannato in via definitiva per omicidio colposo.
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