Mini vitalizi, i referendari: «Privilegio ingiustificato»
- Postato il 28 marzo 2026
- Basilicata
- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Mini vitalizi, i referendari: «Privilegio ingiustificato»

Caso mini vitalizi, il comitato referendario avanti malgrado lo stop della consulta statutaria della Regione Basilicata. Confermata la presentazione di un nuovo quesito sulla pensione per ex consiglieri
POTENZA – I mini-vitalizi per i consiglieri regionali lucani continuano a rappresentare «un onere a carico della collettività per garantire un privilegio ingiustificato».
Sono tornati a denunciarlo, nella giornata di giovedì 26 marzo 2026, i componenti del comitato promotore di un referendum regionale abrogativo del sistema previdenziale per gli eletti approvato a metà dicembre dell’anno scorso.
MINI VITALIZI, I REFERENDARI VANNO AVANTI
Con un comunicato il comitato ha reso noto di aver risposto alla Consulta statutaria regionale che aveva bocciato la loro richiesta di avviare la raccolta firme per la consultazione per due ordini di motivi. Il primo, relativo alle modifiche ai mini-vitalizi nel frattempo approvati dal Consiglio regionale, a causa dell’indignazione popolare sollevatasi sul tema. E il secondo perché nell’eventualità che il referendum raggiungesse il quorum e la legge fosse abrogata del tutto, non si potrebbero comunque eliminare retroattivamente i diritti acquisiti da quanti nelle prossime settimane faranno domanda per accedere al mini vitalizio così com’è adesso, e verseranno la totalità dei 30mila euro di contributi richiesti per accedere alla pensioncina da 600 euro al mese al compimento dei 65 anni d’età, a fronte di un’integrazione contributiva di tre volte maggiore a carico dei cittadini.
Sicché ad avviso della consulta di giuristi presieduta da Fulvio Pastore, e completata da Francesco Gallipoli e Donatello Cimadomo, quindi, «la completa abrogazione, come appare evidente, non può essere considerata una scelta né ragionevole, né proporzionata».
LA NOTA DEL COMITATO PER IL REFERENDUM
«Abbiamo risposto alla Consulta regionale in merito alla dichiarata non ammissibilità del referendum abrogativo sui vitalizi e, nelle prossime settimane, presenteremo un nuovo quesito, opportunamente rimodulato». Così nella nota diffusa giovedì 26 marzo 2026 dal comitato composto da una pattuglia di sindacalisti della Cgil, Michele Sannazzaro, Angelo Summa, Eustachio Nicoletti e Giovanna Galeone e Nunzia Armento, esponenti della società civile come il referente di Libera Basilicata Rosario Gigliotti, il presidente di Arci Basilicata Paolo Pesacane, e l’attore-regista Ascanio Donadio, più i coordinatori regionali di Verdi e Sinistra Italiana , Gianni Rondinone e Donato Lettieri. «In particolare, è stata eliminata la retroattività, mantenendo però intatta la sostanza del provvedimento, che continua a rappresentare».
MINI VITALIZI: «INACCETTABILE TUTELARE I PROPRI BENEFICI»
«Riteniamo inaccettabile – continua il comitato – che la priorità dell’azione politica possa essere quella di tutelare benefici propri, trasformando di fatto la rappresentanza istituzionale in una casta. E’ ancora più grave se si considera che i consiglieri regionali lucani risultano tra i più retribuiti d’Italia».
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«Non possiamo dimenticare la stagione politica che ha portato all’abolizione dei vitalizi su tutto il territorio nazionale, a partire proprio dalla Basilicata, con l’obiettivo di ricostruire un rapporto di fiducia tra eletti ed elettori. E’ in questo solco che abbiamo riproposto il quesito referendario, per evitare che risorse pubbliche vengano destinate a privilegi invece che alle reali esigenze dei cittadini, soprattutto in un momento in cui strumenti fondamentali come il fondo per le fragilità rischiano di non essere più disponibili».
«GRAVISSIMO E INTOLLERABILE LA SOSPENSIONE DI FATTO DELLA DEMOCRAZIA»
«In un contesto segnato da crisi industriali, perdita di salari e occupazione, aumento dei costi energetici e lunghe liste d’attesa nei servizi essenziali, riteniamo prioritario destinare le risorse pubbliche al sostegno di famiglie e lavoratori, attraverso l’istituzione di un fondo dedicato alla gestione dell’attuale crisi economica». Aggiungono ancora i referendari. «Resta infine un tema gravissimo e intollerabile: la sospensione di fatto della democrazia. A distanza di due anni dalla nostra richiesta e a dieci anni dall’approvazione del nuovo Statuto regionale, il Consiglio regionale non ha ancora adottato i regolamenti attuativi necessari per rendere effettivamente esercitabile l’istituto referendario.
«È altrettanto deludente constatare che forze politiche che hanno fatto della partecipazione democratica un elemento distintivo della propria identità, e che oggi siedono anche nell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, non si siano attivate per garantire questo diritto. Anche la Consulta ha riconosciuto la gravità della situazione, provando a mettere ordine nei rapporti tra lo Statuto e la legge 40, ma invitando con decisione il Consiglio ad approvare una legge di attuazione degli istituti di partecipazione democratica».
LE MOSSE DOPO IL SUCCESSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
«Il recente referendum sulla giustizia – conclude la nota – ha dimostrato chiaramente come gli italiani siano pronti a partecipare quando sono in gioco temi fondamentali per la democrazia. Proprio per questo, è dovere delle istituzioni garantire strumenti reali e accessibili di partecipazione».
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Mini vitalizi, i referendari: «Privilegio ingiustificato»