Vertenza Natuzzi, nessuna svolta
- Postato il 25 marzo 2026
- Basilicata
- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Vertenza Natuzzi, nessuna svolta

Non c’è aria di schiarita tra le parti. La vertenza Natuzzi diventa sempre più complessa. Dopo la fumata nera al Mimit azienda e sindacati restano molto distanti
Non ci sono segni di disgelo sulla Natuzzi. Le distanze dopo che sono trascorsi diversi giorni rimangono forti e non si vedono elementi e soluzioni che si profilano all’orizzonte. L’ultimo confronto reale tra azienda e sindacati c’è stato al Mimit con la fumata nera che ha fatto saltare sostanzialmente il tavolo e certificato la distanza siderale tra le diverse posizioni che ci sono.
VERTENZA NATUZZI, NESSUN DISGELO TRA LE PARTI
I rischi per i lavoratori senza un adeguato accompagnamento all’esodo, l’organizzazione sempre più complessa con la cessione di uno stabilimento (La Martella) e la chiusura di un altro (Jesce2) oltre alla chiusura di Ginosa tengono sostanzialmente in ansia i sindacati ma i problemi di carattere finanziario dettati da una congiuntura internazionale sempre più complessa e con pochi sbocchi soprattutto sui mercati che sono sempre stati un approdo sicuro lasciano l’azienda più che mai prudente rispetto a scelte e investimenti.
IL RISCHIO DI PERDITE DI COMMESSE
Anche perché il rischio di perdite in mancanza di commesse adeguate rimangono alte e lasciano aperta la strada ad un’idea (pare venuta fuori al tavolo al Mimit) nell’arco dei tre anni di portare gli attuali 1800 dipendenti sotto quota mille partendo proprio da un percorso di incentivo all’esodo e al pensionamento che potrebbe riguardare nei tre anni oltre 400 di questi lavoratori. Una prospettiva che sarebbe venuta fuori nell’ultima riunione al Mimit e che certamente non ha aiutato a migliorare il confronto che oggi sembra essere su posizioni quantomai distanti e articolate tra di loro.
GLI OSTACOLI TRA LE PARTI
Sono questi in sintesi e in parte gli ostacoli che frenano qualsiasi spazio di discussione e di riavvicinamento che pure tutti quanti almeno a parole sembrano in qualche modo auspicare. Ma le condizioni al momento paiono ancora non esserci.
Le organizzazioni sindacali continuano a spingere tra l’altro per una realizzazione di quelle operazioni del cosiddetto reshoring che potrebbero favorire il rientro in Italia che ora sono invece lasciate ad altre produzioni europee in maniera particolare.
Ma evidentemente anche su questo non c’è un’intesa, un accordo e non si vede una sostenibilità.
L’equilibrio diventa in questa maniera sempre più labile. Le preoccupazioni delle parti aumentano. Natuzzi aveva fretta di chiudere un’intesa ma i tempi slittano e gli stessi sindacati sembrano irrigiditi e preoccupati da un dialogo che mai come questa volta è bloccato.