Referendum, Basilicata vince il no, atterra male Bardi
- Postato il 24 marzo 2026
- Basilicata
- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Referendum, Basilicata vince il no, atterra male Bardi

In Basilicata trionfa il No al referendum sulla riforma della giustizia (60,03% contro 39,97% Sì), con affluenza al 53,26%. Un campanello d’allarme per Bardi. Solo 16 comuni per il Sì, bocciatura netta nonostante appelli Nordio e centrodestra
POTENZA – Anche la Basilicata ha dato il suo contributo, piccolo, alla vittoria del “no” al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. A parte la presa sull’opinione pubblica nazionale che posso aver avuto gli inciampi lucani di esponenti del centrodestra come il ministro della giustizia Carlo Nordio, col suo rovinoso atterraggio in elicottero a Potenza, e il deputato Aldo Mattia (FdI), con l’apologia del “solito sistema clientelare” per raccogliere voti a favore del “sì”.
IN BASILICATA, NONOSTANTE NORDIO IN ELICOTTERO E IL CASO MATTIA, VINCE IL NO
Sono stati 136.997, infatti, i residenti in regione che hanno bocciato la separazione delle carriere dei magistrati, e l’individuazione per sorteggio dei componenti togati dei nuovi consigli superiori: lo 0,9% dei quasi 14milioni e mezzo di italiani che si sono espressi in questo senso.
A esprimersi a favore della riforma sono stati soltanto in 91.205, facendo della Basilicata una delle regioni dove il “no” ha prevalso con maggiore evidenza. Raccogliendo, in percentuale, il 60,03% di voti validi espressi contro il 39,97% dei sì. Dietro alla Campania (65,22% no, e 34,78% sì), e alla Sicilia (60, 98% no e 39,02% sì), e davanti alla Sardegna (59,44% no e 40,56% sì) e alla Toscana (58,16% no e 41,84% sì).
REFERENDUM GIUSTIZIA, IN BASILICATA AFFLUENZA INFERIORE ALLA MEDIA
Confermata l’affluenza inferiore alla media nazionale.
A recarsi alle urne, infatti, sono stati soltanto il 53,26% degli aventi diritto contro il 58,93% dell’Italia tutta. Con uno scarto sensibilmente maggiore degli ultimi due referendum costituzionali: quello del 2020, quando i cittadini vennero chiamati a pronunciarsi sulla riduzione del numero dei parlamentari, e l’affluenza in Basilicata alla fine dei due giorni di votazioni è stata del 49,83%, contro una media nazionale del 51,12%, e quello del 2016, sulla riforma costituzionale ideata dall’allora premier Matteo Renzi, quando furono il 62,8% i lucani mobilitati in una singola giornata di votazioni, contro una media nazionale del 65,47%.
Ma nemmeno vicino ai picchi astensionistici dei due referendum costituzionali precedenti: quello del 2006 sulla riforma Berlusconi-Bossi-Fini sul Senato Federale e federalismo, che convinse appena il 45,41% dei lucani a recarsi alle urne contro il 53,8% a livello nazionale. E quello del 2001, per la riforma del Titolo V su regioni e autonomie locali promossa dal centrosinistra, quando solo il 26,63% dei residenti in Basilicata rispose alla chiamata al voto, contro il 34,05% degli italiani tutti.
REFERENDUM GIUSTIZIA, IN 16 COMUNI SU 131 VINCE IL SI
Dai 131 comuni lucani solo 16 hanno registrato una maggioranza a favore del sì: Scanzano Jonico (50,4%); Maratea (50,6%); Oliveto Lucano (51,2%); San Giorgio Lucano (51,6%); Accettura (52,3%); Cirigliano (52,5%); Castelmezzano (53,7%); Moliterno (53,7%); Muro Lucano (53,7%); Sarconi (55,6%); Craco (56,4%); Spinoso (56,5%); Calciano (57,2%); Sant’arcangelo (58,4%); e Carbone (61%).
Dunque comuni amministrati dal centrodestra come Scanzano e Muro Lucano, ma anche anche comuni con amministrazioni renziane come Maratea, col sindaco Cesare Albanese, e Moliterno, con Antonio Rubino.
GLI ALTRI COMUNI LUCANI
Più altre ancora di area di centrosinistra come Castelmezzano, col sindaco-vicepresidente di Basilicata casa comune Nicola Valluzzi, e Sant’Arcangelo, in campagna pre-elettorale con un sindaco del Pd, Salvatore La Grotta, che punta alla candidatura a un secondo mandato a scapito dei sostenitori di un ex governatore del Pd come Vito De Filippo.
Diversi anche i comuni amministrati dal centrodestra dove le ragioni a favore della riforma voluta dalla premier Giorgia Meloni e dal guardasigilli Carlo Nordio hanno ceduto il passo a quelle della conservazione costituzionale.
A MATERA VINCE IL NO
A Matera il “no” ha prevalso col 68,23% contro il 31,77% del sì. Qui però il sindaco-anatra zoppa di centrodestra Antonio Nicoletti deve convivere con una maggioranza consiliare di centrosinistra.
Distacchi importanti anche ad Avigliano, 71,3% per il “no” e 28,6% per il “sì”, e a Melfi, 61,19% per il “no” e 38,8% per il “sì, nonostante le relative amministrazioni siano guidate, rispettivamente, dal calendiano Giuseppe Mecca (ex Lega e FdI) e da un civico di area forzista come Giuseppe Maglione.
Riforma bocciata, poi, nella Policoro del sindaco civico di centrodestra Enrico Bianco, “55,6% per il “no” e 44,3% per il “sì”, nella Lavello del meloniano Antonio Carnevale, 53, 8% per il “no” e 46,15 per il “sì”, e nei feudi leghisti di Bernalda, 55,9% “no” e 44,1% di “sì”,e Tolve, 56,2% “no” e “43,7% “sì”.
L’EMBLEMATICA VITTORIA DEL NO A LAURIA
Emblematica anche la vittoria del “no” a Lauria, 56,8% contro il 43,15% dei “sì”. Qui infatti a battersi in prima persona a favore della riforma era stato l’ex sindaco ed ex pluriparlamentare del Pd, Gianni Pittella.
Tra i trenta comuni lucani più popolosi, quindi, solo Scanzano, Sant’Arcangelo, Muro Lucano, e Maratea si sono espressi per la modifica della Costituzione.
Mentre il record dei “no” si è raggiunto in centri connotati da una storia politica alquanto evocativa come Avigliano, epicentro del brigantaggio post-unitario in terra lucana, e due comuni medagliati per fatti legati all’occupazione nazi-fascista come Matera Rionero (64,1% di “no”).
IL DATO DI GENZANO
Significativo il dato di Genzano, dove il deputato meloniano Mattia, ignaro della diretta video in corso, si era rivolto ai dirigenti del partito chiedendo loro di battere il territorio rinfacciando i favori fatti ad amici e parenti per raccogliere voti alla causa del “sì”.
Qui i contrari alla riforma mobilitati dalla pasionaria prima cittadina, Viviana Cervellino, sono stati comunque il 57,4% del totale. Nonostante la sfilata di esponenti di primo piano del centrodestra regionale e non.
REFERENDUM GIUSTIZIA, IL RISULTATO DI POTENZA
Di poco superiore alla media regionale, infine, il risultato di Potenza, dove i “no” sono stati il 60,9%.
Oltre alle dibattito nazionale il voto referendario è destinato ad alimentare anche le dinamiche all’interno degli schieramenti lucani, in vista del giro di boa della legislatura regionale. E non solo per le sirene che cantano di elezioni politiche anticipate, e di un governatore Vito Bardi pronto a giocarsi tutto per una candidatura in Parlamento.
Alle regionali del 2024 i votanti erano stati di più di quelli registrati nelle urne referendarie, 282.886.
L’ALLARME NEL CENTRODESTRA
Il centrodestra di Bardi, ad ogni modo, aveva vinto con 153.088 voti, contro i 113.979 di Marrese.
Inevitabile, quindi, che gli appena 91.205 votanti “sì”, 61.883 in meno rispetto a chi ha scelto il centrodestra alle regionali (- 40,4%), facciano scattare l’allarme tra quanti aspirano a succedere al generale, nel centodestra. D’altro canto i 136.997 “sì” raccolti nei soli seggi fisici allestiti in regione, sono destinati a rilanciare l’opposizione in Consiglio regionale.
Il Quotidiano del Sud.
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