Matilde Serao. Si apre il centenario (1927–2027). Una scrittrice che scrisse la vita raccontando una civiltà

di Pierfranco Bruni


Nient’altro che scrivere. Questo è il mio mestiere. Questo è il mio destino. Scrivere fino alla morte

Nata a Patrasso il 7 marzo 1856 e morta a Napoli il 25 luglio 1927. Matilde Serao. La protagonista che inventò un modo di essere della Parola. Ci si avvia verso il centenario della morte: 1927–2027.

Chi era veramente Matilde Serao? La greca morta a Napoli? L’ideatrice del primo giornale definito “quotidiano”, il Corriere di Roma? La scrittrice che sapeva raccontare Napoli? La fondatrice di uno dei salotti letterari più importanti in una città culturalmente importante? La donna che con Eduardo Scarfoglio seppe dar vita al Mattino? Sì!

Tutto questo, ma anche altro.

Forse proprio i dettagli fanno della sua vita una vita vissuta fino in fondo. La donna che intrecciò amore e tragedia. Certo. La donna che seppe accettare il disamore. Sicuramente. La confidente di D’Annunzio? Verissimo.

C’è una storia semi-nascosta che rivela la donna e la sua grandezza. Una storia che si racconta tra la vita, la letteratura e la fantasia. Il 29 agosto del 1894 Gabrielle Bessard, una ballerina parigina, nella Napoli sciantosa e mediterranea, si sparò appena la cameriera di casa Scarfoglio-Serao aprì la porta.

Serao – Scarfoglio

(Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao si erano sposati per amore: una precisione che va fatta). Consegnò alla cameriera la figlioletta (alcune cronache del tempo dicono che Gabrielle bussò alla porta e lasciò sul davanzale la piccola bimba) e un biglietto con poche parole indirizzato ad Eduardo.

Ecco la donna che seppe raccontare tra giornalismo e letteratura nel mezzo della vita.
Nel biglietto si legge: “Perdonami se vengo ad uccidermi sulla tua porta come un cane fedele. Ti amo sempre”. Morire per amore e per disperazione.

Eduardo e Gabrielle erano amanti. Un amore-passione che coinvolse, nei primi anni, fortemente la vita di Eduardo Scarfoglio. Il giornalista, il poeta, lo scrittore che insieme a Matilde rivoluzionò il modo di fare giornalismo, inventandolo e riformulandolo attraverso un linguaggio letterario che va oltre la prosa ottocentesca.

Sposato a Matilde Serao, Eduardo era ben conosciuto come uno “sciupafemmine”, ma questo potrebbe essere un altro discorso. Amico di D’Annunzio e proprio con lo scrittore del Trionfo della morte e del Fuoco compie dei viaggi verso l’Oriente. D’Annunzio nell’estetica e nel piacere e Scarfoglio nelle passioni tra ballerine, puttane e grandi personaggi.
Le avventure amorose di Eduardo Scarfoglio sono storia e cronache nella Napoli e nella Capitale, Roma, dei teatri, delle ballerine e delle passioni. Sua moglie, la Serao, la donna della modernità del linguaggio giornalistico e della scrittura sobria, sublime e sognante nella cronaca, era a conoscenza delle “mandrillate” del suo Eduardo.

Gabrielle era una cantante venuta da Parigi per intraprendere la vita danzante e del canto. Si incontrano nel 1892. Matilde Serao, dopo un litigio furioso con Eduardo, lascia la città e si rifugia per un periodo di riposo in Val d’Aosta.

Fu proprio durante l’assenza di Matilde che Eduardo conosce l’avvenente Gabrielle. Inizia così, da un incontro, una storia d’amore abbastanza profonda e non vagante o fuggevole.
Vivevano, in quel tempo, a Roma. Nella Roma degli intrecci ponentini e dei quartieri notturni. Una storia che va avanti per alcuni anni.

Gabrielle Bessard

Tanto che due anni dopo Gabrielle resta incinta. Ma Eduardo non accetta la proposta impetuosa di Gabrielle, che è quella di lasciare Matilde e di andare a vivere insieme. Eduardo era innamorato di Gabrielle? Certamente quella ballerina era entrata profondamente nella sua vita, ma non da permettergli di abbandonare, in quel momento storico, la Serao.

Della Serao Eduardo era innamorato: ne aveva apprezzato le doti, ma anche la fisicità e l’amorevolezza, pur in un rapporto irruente anche sul piano lavorativo. La sposa per amore. Lo confessa chiaramente ad alcuni amici.

Intanto c’è di mezzo, con Gabrielle, una figlia, la quale non viene rifiutata da Matilde. Anzi, la accoglie nella propria casa senza alcun indugio e l’accetta come una sua figlia. Certo, i rapporti con Eduardo peggiorano, ma continuano. Perdona, accetta ancora altri tradimenti, comprende, ma alla fine si separa da Eduardo senza nascondere ferite e tagli d’anima. La loro unione diventa insopportabile.

Eduardo, anche dopo la tragedia di Gabrielle, non smetterà di amare altre donne.
Gabrielle Bessard, dopo alcuni giorni di ricovero, nell’Ospedale degli Incurabili, muore a mezzogiorno del 5 settembre.

Il nome della bimba che Matilde adotta era lo stesso della madre della scrittrice, Paolina. La vaghezza, il dolore, l’indifferenza e forse un pizzico di cinismo aggrediscono il cuore di Eduardo.

La morte di Gabrielle, però, pone degli interrogativi, tanto che in una lettera alla sua amica Olga scriverà:
Cara Olga, la mia povera amica è morta oggi a mezzogiorno. Io non ho alcun rimorso di questa tragedia… ma ne ho un dolore acuto e profondo, un vero dolore fisico dalla parte del cuore, e non posso liberarmi dell’ossessione di quella forma che si è piantata nella mia memoria e non ne vuole uscire. Per tutta la vita io avrò quel dolore e triste figura nel mio spirito… Partì… Quando la rividi a Roma, era irriconoscibile“.

Ancora nella lettera ad Olga:
“Mi disse che lungi da Napoli essa si sentiva mancare la vita… continuava a dirmi l’impossibilità di viver lontana da me, a richiamarmi supplicando… costretta ora ad andare all’estero, si sentiva morire. Dopo che io fui partito, cominciò subito a richiamarmi, con una specie di angoscia, e perché io tardavo ad andare mi telegrafò: “Se non vieni per domani mi uccido”. Allora, la feci venire qui… Quando le giunse l’ordine telegrafico di partire… non le dissi nulla. Allora, con la destra si tirò il colpo…”.


La chiusa della lettera ad Olga è angosciante:
Vedete che cosa pazza e terribile è questa nostra vita umana, e quale imprudenza è di legare il nostro destino con quello di un’altra persona che non sempre riusciamo a guidare e a frenare? La lezione, vi assicuro, è stata più che sufficiente per il vostro povero amico”.
Una lezione-relazione che lo farà vivere con una grande inquietudine e una profonda malinconia, portandolo ad errare tra luoghi che non conosceranno porti tranquilli. La sua Napoli non avrà lo stesso immaginario, anche se resterà “l’unica città mediorientale che non ha un quartiere europeo”.

La Serao lo abbandona e addirittura si risposa. Eduardo resterà come quel suo Cristiano errante (1897), appeso tra i fili del vento. Cristiano errante o eretico tra la letteratura e le passioni. Il suo punto di riferimento, comunque, resterà sempre Matilde Serao.
Morirà a Napoli il 6 ottobre del 1917. Era nato nel 1860. Il nostro destino nelle mani di altri destini, dirà Eduardo. Quel suo destino di amante nel destino di morte di Gabrielle, in una storia d’amore raccolta nella passione e nella pazzia. Il suo destino nell’incrocio con Matilde. La tragica fine di Gabrielle ha un segno preciso: il senso del sublime si riempie di morte e la morte è l’estremo epilogo dell’estasi. Forse quel “Ti amo sempre” lasciato scritto da Gabrielle non resterà soltanto un messaggio indecifrabile.
Una storia che vale una vita? Ancora a porci questa domanda e a documentare la cronaca del quotidiano? No, una giornalista che seppe diventare una grande scrittrice.

Ma chi era Matilde Serao? La greca nata a Patrasso o la napoletana nata in Grecia a Patrasso il 14 marzo 1856 e morta a Napoli il 25 luglio 1927, che seppe capire il tempo della sua epoca e seppe vivere con la ribellione della pazienza, inventando sempre il quotidiano alle prime luci del Mattino.
Disse di sé:
“Troppo ho sofferto nell’onore e nella prosperità: troppo ho lagrimato di vergogna e di indignazione…”.
Una carrellata dei suoi scritti: Dal vero (1879); Piccole anime (1883); Il romanzo della fanciulla (1886); All’erta, sentinella! (1889); Il paese di Cuccagna (1890); La ballerina (1899); Suor Giovanna della Croce (1900); Fantasia (1883); La virtù di Checchina (1884); La conquista di Roma (1885); Vita e avventure di Riccardo Ioanna (1888); fino a Il ventre di Napoli (1884); Addio, amore! (1890); Castigo (1893); L’infedele (1897); Nel paese di Gesù (1898).
Insomma, una vera e propria impalcatura per una letteratura innovativa e un linguaggio fuori dai contesti uguali di fine Ottocento. Inaugura uno stile, un’avventura, una lingua completamente intrecciata tra il dialogare e il vivere, tra la voce e le vicende.
Serao:
Dal primo giorno che ho scritto, io non ho mai voluto e saputo essere altro che una fedele e umile cronista della mia memoria. Mi sono affidata all’istinto e non credo che mi abbia ingannato“.

….

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
@Riproduzione riservata

L'articolo Matilde Serao. Si apre il centenario (1927–2027). Una scrittrice che scrisse la vita raccontando una civiltà proviene da Paese Italia Press.

Autore
Paese Italia Press

Potrebbero anche piacerti