L’universo poetico e sfuggente di Pietro Lista in questa importante mostra a Napoli 

Nell’ampia e puntuale mostra antologica che il Museo Madre dedica a Pietro Lista (Castiglione del Lago, 1941) per raccontare – dopo quelle già dedicate a Ugo Marano e a Tomaso Binga – una storia tra le storie dell’arte a Napoli, troviamo tutta la forza – la lucidità – d’un percorso in cui gesto, segno e materia si alternano o partecipano a una stessa linea di condotta che rende l’opera rappresentazione, spettacolo, immagine: ma sempre con l’acuta consapevolezza che (l’immagine, appunto) sia, con Sartre, il prodotto dell’immaginazione.  

Pietro Lista, In controluce, 2025, installation view, Museo Madre, Napoli. Photo Amedeo Benestante
Pietro Lista, In controluce, 2025, installation view, Museo Madre, Napoli. Photo Amedeo Benestante

Luce e buio nella mostra di Pietro Lista a Napoli 

Se prima di entrare nel pieno della mostra, in uno spazio d’esordio troviamo, quasi come un preambolo felice, la proiezione di opere pubbliche installate tra Fisciano, Mercato San Severino o Salerno (Colonna nera, Giardino di pietre e Mnemata ne sono alcune) e un’isola di documenti in cui è chiara la presa d’un ingrediente, la luce, intesa dall’artista come materia luminosa che trattiene in sé anche il buio, e cioè l’attesa stessa della luce, ad aprire il percorso è, di fianco alla piccola maquette di un prezioso Contenitore di luce del 1968 (rielaborazione della Luce nella sabbia, azione tenuta ad Amalfi in occasione di Are Povera + Azioni Povere), l’ingrandimento di una fotografia: testimonianza non solo d’un’azione (Trasfigurazione) realizzata da Lista nel 1968, ma anche di un’ossessione nata da un trauma del proprio vissuto. L’artista racconta spesso infatti d’essersi trovato solo, in un bosco, di notte, con l’automobile in panne, e d’essersi incamminato nel buio alla ricerca d’aiuto, trovato da una scheggia di luce sgusciata fuori dal battente mal chiuso d’una finestra.  

Pietro Lista, In controluce, 2025, installation view, Museo Madre, Napoli. Photo Amedeo Benestante
Pietro Lista, In controluce, 2025, installation view, Museo Madre, Napoli. Photo Amedeo Benestante

Pietro Lista, tra labirinti e nuvole 

Se la sala successiva è dedicata alle reti, a una rivisitazione dell’intreccio (quello della nassa, quello del mondo legato alla pesca), tematizzato come uno spazio labirintico in cui ognuno dei riflessi intrecciati in esso è diverso da ogni altro poiché ciascuno aumenta semplicemente la distanza da qualunque idea di identicità, l’universo della nuvola, ora inchiodata, ora ricodificata, ora ancora trasformata in un aquilone, rappresenta non solo una fase successiva del percorso, ma anche la chiarezza d’una poetica sfuggente, legata sempre a una fugacità da intrappolare o a una impossibilità da spostare lungo procedure minime e elementari che diventano dialogo costante con il mondo della vita e delle sue varie meraviglie.  

Pietro Lista, In controluce, 2025, installation view, Museo Madre, Napoli. Photo Amedeo Benestante
Pietro Lista, In controluce, 2025, installation view, Museo Madre, Napoli. Photo Amedeo Benestante

Gli attraversamenti di Pietro Lista 

Prezioso, nel percorso, il contributo curatoriale di Renata Caragliano che ha saputo prosciugare ogni ridondanza e colpire il bersaglio con un titolo – In contro luce – capace di cogliere i vari aspetti di un lavoro che attraversa, negli anni, le contrade della Pop Art, gli impulsi narcisistici del minimalismo (anche se Lista non ha mai realizzato puri atti tautologici che producono perpetuamente il proprio ritorno alla stessa apparenza) o le tendenze postmoderniste, captate ideograficamente già nel 1976 con La cerimonia degli idoli, il cui stile “neoespressionista” e “selvaggio” è testimoniato, in mostra, da preziose figure acefale che fanno i conti con la pittura di Lucian Freud e di Francis Bacon: “Lista viene da lontano e rispetto” alle manovre della postmodernità e della situazione anacronistica “può vantare addirittura dei meriti pionieristici”, affermava Barilli in occasione della mostra La peinture et ses fantasmes tenuta alla Galerie Trans/Form nel 1983. “Per lui la pittura si configura non tanto come recupero delle apparenze fenomeniche, della fabulazione e del racconto, quanto come rimeditazione sul linguaggio proprio della disciplina e sulle sue possibilità di trasferire l’infrastruttura fantasmatica del soggetto in un luogo di espressione e di comunicazione intersoggettiva”. 

Pietro Lista, In controluce, 2025, installation view, Museo Madre, Napoli. Photo Amedeo Benestante
Pietro Lista, In controluce, 2025, installation view, Museo Madre, Napoli. Photo Amedeo Benestante

Le mille sfaccettature di Pietro Lista 

Giocando in un costante incrocio temporale, da una angolazione più anacronologica e anche più sincronica, la curatrice ha disegnato un percorso tematico che nell’unire opere di diversi periodi e linguaggi, lascia sempre emerge un universo compatto (senza alcuna gerarchia) in cui ciascun elemento, che sia pittorico o scultoreo, si presenta come qualcosa che può entrare nel campo della visibilità solo attraverso un solitario atto di lavoro, o meglio solo mediante una felice manualità. 
Popular per passione ma barocco e concettuale per inclinazione, Pietro Lista è oggi mostrato in tutte le sue varie sfaccettature – come non pensare agli autoritratti presenti nell’ultima sala, quasi “souvenirs” di un mondo perduto – per rendere palese un continuo vagare, un rovistare, uno spigolare tra case vuote, tra cose domestiche, tra parti di oggetti che trasmettono il ricordo caldo di contesti passati e che rimandano inevitabilmente a un corpo, il proprio, inteso come documento, come memoria, come “casa-che-è-ora-perduta” e gettata nelle strade. 

Antonello Tolve 

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Autore
Artribune

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