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L’ULTIMO TRAGUARDO DI UN GIGANTE: ADDIO AD ALEX ZANARDI

  • Postato il 2 maggio 2026
  • Attualità
  • Di Paese Italia Press
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L’ULTIMO TRAGUARDO DI UN GIGANTE: ADDIO AD ALEX ZANARDI

di Annalisa Crupi

Non è stata la morte a vincere ieri sera; è stato Alex Zanardi a decidere che la sua corsa, in questo mondo, era giunta alla bandiera a scacchi. Ci lascia un uomo che non ha mai chiesto alla vita “perché a me?”, ma ha sempre domandato “e ora, come facciamo?”. Alex si è spento a 59 anni, lasciando un vuoto che non è solo sportivo, ma profondamente umano.

La sua prima vita è stata fatta di benzina e velocità pura. Dalla Formula 1 con Jordan e Lotus fino al dominio assoluto negli Stati Uniti, dove vinse due titoli CART nel ’97 e ’98 con sorpassi che restano nella storia del motorsport. Poi, quel maledetto 15 settembre 2001: l’incidente che gli portò via le gambe, ma non l’anima. In quel momento, Alex non ha smesso di essere un pilota; ha solo cambiato veicolo.

Zanardi non ha “subito” la disabilità, l’ha sfidata con una strategia logica e una preparazione scientifica. Ha preso l’handbike e l’ha trasformata in un’estensione del suo sistema nervoso, studiando aerodinamica e spinta con la stessa precisione di un ingegnere di pista. I 4 ori paralimpici e i 12 titoli mondiali non sono stati medaglie, ma la prova che il corpo è solo uno strumento se la mente resta al volante.

Dopo il secondo, terribile incidente del 19 giugno 2020 in Toscana, Alex era sparito dalla scena pubblica per rifugiarsi in una riabilitazione fatta di piccoli, faticosissimi passi e dell’amore immenso della moglie Daniela e del figlio Niccolò. Ha combattuto per sei anni contro i danni di quello scontro, circondato dal rispetto di un’Italia che ha visto in lui il proprio supereroe. Ieri sera, quel guerriero ha posato le armi, morendo “pacificamente”, come ha comunicato la famiglia.

Alex Zanardi è stato per lo sport quello che una bussola è per chi si è perso. Ci ha insegnato che la resilienza non è solo sopportare il dolore, ma saperlo gestire per creare qualcosa di nuovo. Se oggi lo sport italiano piange, lo fa con la consapevolezza che Alex ha reso possibile l’impossibile. Non lo ricorderemo per come è caduto, ma per come, ogni santa volta, ha trovato un modo logico, arguto e vincente per rialzarsi.

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