L’indipendenza femminile contro il potere politico, la battaglia (quasi mai risolta): così “Antigone” di Sofocle al Teatro di Siracusa parla al mondo di oggi
- Postato il 10 maggio 2026
- Cultura
- Di Il Fatto Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
“Antigone” di Sofocle per la regia di Robert Carsen è stata la seconda tragedia – dopo “Alcesti” – ad aver inaugurato, ieri 8 maggio, la 61esima Stagione di rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa. Su un palco essenziale con una enorme scalinata, almeno il doppio di quella del Festival di Sanremo, e un campo da battaglia che evoca purtroppo l’attualità più stretta, è la parola ad essere protagonista assoluta.
La tragedia greca “Antigone” di Sofocle ha come protagonista Antigone contro il sovrano Creonte. Dopo la morte dei fratelli Eteocle e Polinice in battaglia, Creonte vieta la sepoltura di quest’ultimo perché considerato un traditore. Antigone disobbedisce per dovere religioso e familiare, venendo condannata a morte e innescando una tragica catena di suicidi.
E propro scavando nell’essenziale che emergono gli attori e in particolare Camilla Semino Favro nel ruolo di Antigone, asciutta e mai fuori posto, e a sorpresa il figlio di Creonte, Emone interpretato da Gabriele Rametta. Una versione asciutta, dritta e che scorre via due ore, con il piacere all’ascolto.
“Antigone è una figura femminile che porta avanti un pensiero -ha detto Camilla Semino Favro- e non si fa distrarre, non si fa spostare minimamente dalla cosa in cui crede, a costo di incrociare la morte. Non c’è una scelta giusta, una scelta sbagliata, c’è una incapacità di dialogo tra quello che è il potere, nel caso di Creonte, e quello che è la famiglia e la legge degli dei che è Antigone. Sono due mondi che non riescono a comunicare”.
Paolo Mazzarelli ha poi aggiunto: “Non posso prescindere nell’affrontare questo personaggio da quello che sono stati i due spettacoli precedenti, quindi in qualche modo la storia precedente del mio personaggio, ovvero ‘Edipo Re’ e ‘Edipo a Colono’. Tutto si svolge dentro una famiglia e dentro una famiglia quest’uomo di potere che cerca di agire come meglio può, in realtà non si rivela adeguato. Nel fatto che questo conflitto sia un conflitto eterno e irresolubile, risiede nella potenza eterna di questo testo”.
“Antigone parla di tante cose. – dichiara regista il regista Robert Carsen – Io trovo che questa tragedia è forse quella che è più vicina a noi, perché parla dei conflitti terribili, di quello che succede nella nostra vita. Antigone ha sempre avuto un’importanza speciale perché sembra scritta oggi, nel presente. In questo testo c’è questo conflitto fra gli uomini e le donne. Creonte dice delle cose impossibili contro le donne per nostre orecchie, per noi oggi. Quindi la posizione di Creonte diviene difficile a rispettare. Antigone rappresenta la visione dell’indipendenza dello spirito femminile. Forse per questo è una delle tragedie più apprezzate di tutti. Il coro in Antigone è più ambiguo che nelle altre tragedie. Il coro osserva e commenta, è contro Creonte, ma han troppo paura di dire quello che sente. Il coro ha paura del potere”.
L'articolo L’indipendenza femminile contro il potere politico, la battaglia (quasi mai risolta): così “Antigone” di Sofocle al Teatro di Siracusa parla al mondo di oggi proviene da Il Fatto Quotidiano.