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Legge elettorale, Meloni sbaglia pure la seconda mossa: ora il generale al centro del villaggio e Lega e Forza Italia nuova “opposizione”

  • Postato il 15 luglio 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

La riforma della legge elettorale promossa dal governo Meloni incontra difficoltà nella coalizione di centrodestra. Fratelli d'Italia tenta di reintrodurre il sistema delle preferenze attraverso un emendamento, ma la mossa divide la maggioranza. Lega e Forza Italia si oppongono alla modifica, creando tensioni interne. Il governo procede comunque verso l'approvazione del provvedimento, sebbene indebolito dalle divergenze sulla gestione del dossier electoral.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Legge elettorale, Meloni sbaglia pure la seconda mossa: ora il generale al centro del villaggio e Lega e Forza Italia nuova “opposizione”

Fratelli d’Italia prova a far rientrare le preferenze dalla finestra, votando alla luce del sole un emendamento del futurista Edoardo Ziello. Ma la maggioranza di centrodestra non c’è più, almeno su questa legge elettorale, che pure tra questa sera e domattina verrà approvata, in qualche modo. Così all’ora di pranzo l’aula di Montecitorio respinge il testo, con 233 no a fronte di 139 sì. Con un dato politico rumoroso, ossia che FdI si è aggrappata ai vannacciani pur di confermare la sua voglia di preferenze. E Lega e FI sono rimaste ancora dall’altra parte, dopo il tonfo di ieri sera sull’emendamento meloniano. Ergo, per le opposizioni ormai c’è un fatto politico nuovo, ossia “la nascita della nuova minoranza di governo FdI-Vannacci” scandisce il capogruppo dei Cinque Stelle Riccardo Ricciardi, durissimo: “Si è creata la composizione politica di chi ci ha messo la faccia ed ci ha aggiunto la feccia”.

Boati, proteste, applausi. “Dovete convocare la capigruppo” esorta la dem Chiara Braga. “Vi siete ancora divisi, per effetto di Vannacci” rilancia il renziano Davide Faraone. E’ caos. Per l’evidente soddisfazione dei vannacciani, che ovviamente imperversano. A emendamento appena bocciato, tirano fuori i cartelli: “Partiti padroni? No! Cittadini sovrani”. Il presidente di turno, il meloniano Fabio Rampelli, li fa ritirare dai commessi. Ma ora, che si fa? Il presidente del Senato Ignazio La Russa, che FdI l’ha fondata, riconosce: “Questa vicenda sulle preferenze ha un significato politico rilevante e non tocca a me valutarlo. Fa bene Meloni a considerarlo un motivo di riflessione importante, ma mi pare che si stia esagerando sul voto che riguardava un emendamento”.

Tradotto, un governo non può cadere per questo. Ma ora la premier chiederà alla sua maggioranza chiarimenti, nel dettaglio. Per capire se e come si può continuare. Mentre le opposizioni continuano a urlarlo: “Dimissioni”.

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Il Fatto Quotidiano

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