L’economia spagnola vola, l’Italia resta al palo: il modello Sanchez evidentemente funziona
- Postato il 14 luglio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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La Spagna sta registrando una crescita economica significativa sotto la guida del governo Sánchez, con risultati che contrastano nettamente con il rallentamento italiano. Attraverso politiche fiscali mirate e investimenti strategici, Madrid ha saputo posizionarsi come motore economico europeo. L'Italia, nonostante il suo potenziale, fatica a mantenere il passo con le economie vicine, sollevando interrogativi sulle scelte politiche ed economiche nazionali e sulla capacità di innovazione del sistema produttivo italiano nel contesto europeo contemporaneo.
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Da bambini ci divertivamo con un set di barzellette che mettevano a confronto un italiano, un tedesco e un francese. Naturalmente era l’italiano che risultava più furbo e chiudeva la situazione comica. Mi è venuto alla mente questo ricordo mentre pensavo a ciò che sta facendo la Spagna oggi, paese che ha ormai preso il posto delle due nazioni più blasonate come punto di riferimento. Il confronto è abbastanza impietoso a favore degli iberici.
Mentre noi sprechiamo centinaia di milioni di euro in Albania per costruire dei fantomatici e inutili centri per il rimpatrio, rimasti tristemente vuoti, il governo spagnolo ha seguito una strada completamente differente. È passato abbastanza sottotraccia, almeno a casa nostra, la sua decisione di regolarizzare coloro che non avevano un permesso di soggiorno. Mentre la nuova Ue punta sulla repressione, il primo ministro Sanchez ha virato verso l’integrazione.
I numeri sono imponenti. Il recente provvedimento di regolarizzazione ha interessato più di un milione di persone. Va bene che la Spagna gioca in casa, con il 70% degli irregolari che proviene dal continente sudamericano, ma i numeri sono eccezionali. Gli industriali spagnoli hanno applaudito alla saggezza governativa. Solo la destra ha sollevato qualche debole polemica.
Anche sulle spese militari della Nato la Spagna ha preso una posizione contraria, e solitaria. È noto che Sanchez si è opposto alla richiesta di portare le spese militari al 5% del Pil, giudicandola irragionevole. Meloni-Crosetto invece hanno risposto sì, ubbidendo a Trump. Per l’Italia, questa decisione segnerebbe un aumento delle spese per le armi del 100%, portando la somma finale a superare i 100 miliardi annui. Per la prima volta nel nostro paese le spese militari supererebbero quelle per l’istruzione, ora ferme a un misero 4,1% del Pil.
Sanchez ha detto che vuole difendere lo stato sociale. Meloni, invece, molto orgogliosamente si è messa l’elmetto per una ridicola avventura bellica. L’aumento delle spese militari della destra guerrafondaia fa acqua da tutte le parti: non è sostenibile economicamente, perché non ci sono i soldi; socialmente perché comporterebbe forti tagli al welfare; ma nemmeno militarmente, senza un progetto di difesa comune europea.
Ma qui viene una considerazione decisiva. Senza la repressione dei migranti e senza le spese militari, l’economia spagnola dovrebbe andare alla deriva, secondo una retorica bellicista e razzista che spesso sentiamo. Invece è accaduto l’opposto. Per il 2026 la crescita spagnola è prevista al 2%, contro il nostro misero 0,5%, cioè quattro volte in più. E questo magro risultato, per noi, dura da qualche anno. Dal 2022 la Spagna è cresciuta ad un tasso cumulato del 16% e l’Italia del 6,6%, quasi due terzi in meno.
Se poi consideriamo che in questo periodo ci sono piovuti dall’Europa i 200 miliardi del Pnrr, il contrasto diventa ancora più drammatico. L’economia italiana arranca, mentre in Europa quella spagnola vola.
La differenza è così eclatante che ha portato gli studiosi dell’Istat a dedicare due pagine del Rapporto Annuale del 2026 al confronto tra i due paesi (pag. 21-22). Secondo i ricercatori “questo risultato non è riconducibile esclusivamente a episodi ciclici, ma riflette anche una maggiore capacità dell’economia spagnola di generare una crescita più sostenuta della domanda interna e dell’attività produttiva, anche attraverso incrementi della produttività e un maggiore orientamento verso settori a tecnologia più avanzata, specialmente nei servizi”.
La crescita spagnola è stata determinata dall’aumento dei consumi, sia privati che pubblici. I consumi, a loro volta, sono stati trainati da un aumento dei salari e della popolazione lavorativa, soprattutto quella degli stranieri regolari. Tale componente straniera, secondo i ricercatori, ha ampliato la base produttiva e alimentato la domanda interna, generando un effetto cumulativo tra l’offerta di lavoro e i consumi. Fuori del gergo degli economisti, l’immigrazione ha fatto bene all’economia spagnola, e da qui la decisione di Sanchez.
Alla fine, innovazione e immigrazione sembrano essere i due ingredienti del miracolo spagnolo, unitamente a un incremento dei salari. Esattamente il contrario di quello che è accaduto in Italia.
Anche la premier Meloni, allora, dovrebbe guardare alle ricette economiche e sociali dei nostri cugini spagnoli. Militarizzando l’economia e reprimendo l’immigrazione la destra-destra, la ricetta Meloni-Crosetto ci sta probabilmente condannando a un declino economico che finora ci è stato risparmiato grazie ai fondi europei. Mentre in Spagna la politica è un volano per l’economia, in Italia è un freno.
Fino a quando i politici di destra, ma anche molti di sinistra, ignoreranno le basilari leggi dell’economia e ci renderanno meno ricchi, e anche più disumani, di quello che potremmo essere?
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