Le mostre da vedere a Bologna durante l’Art Week di febbraio 2026

  • Postato il 26 gennaio 2026
  • Arti Visive
  • Di Artribune
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Come ogni anno, quando arriva ARTEFIERA, Bologna si fa trovare pronta. Anche per il 2026 il palinsesto di attività di Art City è ricchissimo, con grandi mostre nei musei e moltissime inaugurazioni nelle gallerie cittadine tra il 5 e l’8 febbraio ed emozionanti interventi site-specific, come quello di Anila Rubiku alla Casa Circondariale. Pittura, fotografia, installazione, videoarte, scultura; grandi nomi del passato, come Michelangelo e la famiglia Bentivoglio; protagonisti di tempi più vicini, da John Giorno a Giosetta Fioroni, passando per Concetto Pozzati; gli artisti di oggi: Francesco Gennari, Ana Lupas, Enrico Boccioletti, i pittori della “scuola veneziana”. Nell’Art Week bolognese c’è davvero di tutto, per tutti.

Vittoria Caprotti

Pinacoteca Nazionale, More Than This. In foto: Thomas Braida, Don’t Mess with Cats, 2025. Courtesy l’artista e Monitor Gallery, Roma e Lisbona. Ph: Nico Covre
Pinacoteca Nazionale, More Than This. In foto: Thomas Braida, Don’t Mess with Cats, 2025. Courtesy l’artista e Monitor Gallery, Roma e Lisbona. Ph: Nico Covre

Pinacoteca Nazionale – More Than This

Dodici pittori formatisi all’Accademia di Belle Arti di Venezia arrivano a Bologna per una mostra collettiva. Sono Thomas Braida, Chiara Calore, Francesco Cima, Nebojša Despotović, Jingge Dong, Beatrice Gelmetti, Chiara Peručh, Paolo Pretolani, Adelisa Selimbašić, Danilo Stojanović, Aleksander Velišček e Maria Giovanna Zanella. Quella veneziana è tra le “scuole” di pittura contemporanee più feconde, benché rimangano definite le individualità dei suoi membri. Il titolo stesso della mostra fa riferimento all’importanza del lavoro del singolo in un contesto collaborativo e indica l’articolazione linguistica degli artisti coinvolti. Le loro pratiche artistiche, infatti, spaziano da una pittura dal sapore surreale a tonalità metafisiche, da una figurazione fortemente emotiva a un’astrazione liquida e tracimante.

Bologna // dal 30 gennaio al 6 aprile 2026
More Than This
PINACOTECA NAZIONALE
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Adiacenze, Francesca Grilli. La Piena / The Flood
Adiacenze, Francesca Grilli. La Piena / The Flood

Adiacenze – Francesca Grilli

Con la sua mostra, Francesca Grilli riflette sul legame tra corpo umano e acqua, elemento vitale e trasformativo per eccellenza. L’acqua che ci compone è, infatti, la stessa che attraversa la Terra da miliardi di anni. Il progetto si è sviluppato nell’ambito di una residenza a Campolo e attraverso questo percorso l’artista propone una visione di coabitazione e trasformazione ecologica. Lo spazio espositivo di Adiacenze ospita anche tre opere video realizzate in precedenza dall’artista, ma legate a Bologna: Faster than light, Gordon e Rays. Con questi lavori, che attraversano relazioni familiari ed eredità simboliche, Grilli apre una riflessione intima e collettiva sulla trasformazione dei corpi e dei luoghi.

Bologna // dal 6 febbraio al 7 marzo 2026
Francesca Grilli. La Piena / The Flood
ADIACENZE
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Palazzo Bentivoglio / Garage Bentivoglio – Michael E. Smith / Alberto Garutti

Michael E. Smith è uno degli artisti statunitensi più radicali della sua generazione e da oltre vent’anni con la sua pratica ridefinisce i confini tra scultura e installazione, muovendosi tra minimalismo e residuo, tra assenza e presenza. Ogni sua mostra è concepita come un’esperienza unica, dove gli oggetti, l’architettura e la luce operano all’unisono, trasformando il luogo in un corpo vivo – motivo per cui non ci si può perdere l’esposizione di Palazzo Bentivoglio!
Dall’altra parte della strada si trova anche il Garage Bentivoglio, una vetrina che nel mese di febbraio ospiterà un’installazione luminosa di Alberto Garutti che funge dalegame tra osservatore, spazio reale e spazio sognato, lontano.

Bologna // dal 29 gennaio al 26 aprile 2026
Michael E. Smith
PALAZZO BENTIVOGLIO
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Bologna // dal 4 al 28 febbraio 2026
Alberto Garutti. Temporali
GARAGE BENTIVOGLIO
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SimonBart Gallery, Malisa Catalani. UNHUMAN
SimonBart Gallery, Malisa Catalani. UNHUMAN

SimonBart Gallery – Malisa Catalani

Con la mostra bolognese UNHUMAN, Malisa Catalani indaga il corpo femminile come luogo di trasformazione e superamento dell’identità codificata. Le sue sculture in bronzo nascono da una matrice classica, ma infrangono il modello armonico greco attraverso fratture, assenze e tensioni luminose. Il corpo diventa, così, una superficie instabile, vulnerabile e in continua metamorfosi, segnato da energie interne che ne modificano la presenza. Il progetto si inserisce nel dibattito postumano, dove il soggetto non è più definito da un’essenza fissa, ma da relazioni, processi e aperture verso l’altro. Catalani propone corpi che non rappresentano identità, ma possibilità, oscillando tra memoria, perdita e rigenerazione. In UNHUMAN la scultura si fa agente politico e poetico, invitando a ripensare l’umano come spazio dinamico e in divenire, un territorio in cui la materia stessa diventa strumento di resistenza e rinnovamento.

Bologna // dal 5 al 28 febbraio 2026
Malisa Catalani. UNHUMAN
SIMONBART GALLERY
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MAMbo – John Giorno / Mattia Moreni

Il MAMbo fa incontrare a Bologna due artisti molto diversi: John Giorno e Mattia Moreni. John Giorno è stato una figura cardine della New York d’avanguardia: poeta, artista e attivista, ha infranto i confini disciplinari facendo della poesia un corpo vivo, un gesto capace di abitare luoghi inattesi. Le sue amicizie e collaborazioni con alcune delle figure più significative di quegli anni – Andy Warhol, Robert Rauschenberg, William Burroughs, John Cage e Patti Smith, solo per citarne alcuni – e la fondazione, nel 1965, della Giorno Poetry Systems – una piattaforma no-profit che ha rivoluzionato la diffusione della poesia – testimoniano l’impatto imprescindibile che Giorno ha avuto nella storia dell’arte. E a proposito di poesia: in occasione della mostra bolognese nasce la versione italiana dell’opera Dial-A-Poem, che ha visto il coinvolgimento di oltre trenta poetesse e poeti italiani contemporanei, selezionati da Caterina Molteni, curatrice del museo. Verrà, quindi, attivato un numero telefonico che sarà raggiungibile gratuitamente ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, da chiunque, per tutta la durata della mostra: al capo opposto, la voce di un poeta o di una poetessa che legge un frammento di poesia.
L’altra mostra è dedicata, invece, a Mattia Moreni, pittore che lo storico dell’arte e critico bolognese Francesco Arcangeli inserì nel gruppo degli “ultimi naturalisti”, rendendolo anche protagonista di una grande mostra nel 1965. Proprio questo capitolo fondamentale nella storia critica di Moreni è quello che la mostra del MAMbo recupera e celebra.

Bologna // dal 4 febbraio al 3 maggio 2026
John Giorno. The performative word
MAMbo
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Bologna // dal 29 gennaio al 31 maggio 2026
Mattia Moreni. L’antologica di Bologna 1965
MAMbo
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Galleria Studio G7, Anneke Eussen. If only
Galleria Studio G7, Anneke Eussen. If only

Galleria Studio G7 – Anneke Eussen

L’idea che passato, presente e futuro siano inestricabilmente intrecciati è centrale nella ricerca dell’artista olandese. Il titolo della mostra, If only, rimanda a qualcosa che sarebbe potuto accadere nel passato o a qualcosa che si desidera per il futuro. In entrambi i casi, l’attenzione di Anneke Eussen si allontana dal tempo presente, offrendo scorci sospesi tra realtà e possibilità.

Bologna // dal 7 febbraio al 25 aprile 2026
Anneke Eussen. If only
GALLERIA STUDIO G7
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Fondazione MAST, Jeff Wall. Living Working Surviving
Fondazione MAST, Jeff Wall. Living Working Surviving

Fondazione MAST – Jeff Wall

Il percorso espositivo propone ventotto opere del fotografo canadese tra lightbox, stampe a colori e altre in bianco e nero di grande formato, realizzate tra il 1980 e il 2021. Sono immagini dedicate alla vita di tutti i giorni, ai semplici gesti di chi lavora, si muove, svolge compiti e attività quotidiane, apparenti istantanee rubate alla vita dei soggetti, ma che, in realtà, sono scene enigmatiche e complesse che mostrano eventi mai accaduti, composizioni indefinite e volutamente ambigue in cui l’osservatore è invitato a immergersi, interrogarsi, trovare significati. Le immagini di Wall catturano e condensano le aspirazioni e le contraddizioni del mondo occidentale, grazie al suo interesse rivolto in egual misura alla condizione degli individui ai margini della società e di quelli della classe media.

Bologna // fino all’8 marzo 2026
Jeff Wall. Living Working Surviving
FONDAZIONE MAST
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Palazzo de' Toschi, Francisco Tropa. Miss America
Palazzo de’ Toschi, Francisco Tropa. Miss America

Palazzo de’ Toschi – Francisco Tropa

È la prima personale italiana dell’artista portoghese dopo che aveva preso parte al Padiglione della sua nazione alla Biennale di Venezia del 2011. E proprio una nuova opera della serie Lanterne, già presentata in quell’occasione, introduce la mostra. Si tratta di Lantern with clock mechanism (2025), in cui l’ombra proiettata a grandi dimensioni è quella di un meccanismo a orologeria in funzione. Come sempre nelle opere del ciclo, il proiettore non è un oggetto tecnico standard: disegnato dall’artista e realizzato artigianalmente in ottone, è una vera e propria scultura. Questo lavoro fa da pendant a Miss America, una nuova produzione che occuperà quasi per intero il Salone del Palazzo – ma il contenuto preciso dell’opera sarà rivelato solo all’apertura della mostra. Quest’opera dà il titolo alla mostra ed è intenzionalmente ambiguo, dato che può essere inteso almeno in due modi. Da una parte, un ovvio riferimento ai concorsi di bellezza femminile; dall’altra, se si interpreta “Miss” come voce del verbo “to miss”, ossia “sentire la mancanza”, il senso è “mi manca l’America”. E il pensiero corre all’attualità.

Bologna // dal 3 febbraio al 1° marzo 2026
Francisco Tropa. Miss America
PALAZZO DE’ TOSCHI
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Casa Morandi, Concetto Pozzati. Da e per Morandi. In foto: Concetto Pozzati, Da e per Morandi, 1964
Casa Morandi, Concetto Pozzati. Da e per Morandi. In foto: Concetto Pozzati, Da e per Morandi, 1964

Casa Morandi – Concetto Pozzati

“Da e per Morandi” è il titolo scelto dallo stesso Concetto Pozzati per una serie di suoi lavori che testimoniano un dialogo durato oltre quarant’anni con l’opera del maestro bolognese e che ora viene preso in prestito per una mostra. Definito “il corsaro della pittura”, Concetto Pozzati ha tracciato un ponte dialogante tra le diverse correnti artistico-culturali del dopoguerra, dal Surrealismo all’Informale alla Pop Art. A Casa Morandi vengono presentate alcune tra le sue opere più rappresentative, come il lavoro di apertura – intitolato, appunto, “Da e per Giorgio Morandi” – risalente al 1964, anno della partecipazione di Pozzati alla XXXII Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e a documenta III di Kassel.

Bologna // fino al 15 marzo
Concetto Pozzati. Da e per Morandi
CASA MORANDI
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Gelateria Sogni di Ghiaccio, Enrico Boccioletti. Frammenti di un discorso amoroso. In foto: Gaveri Roferoff & Grattochia (production still), 2026
Gelateria Sogni di Ghiaccio, Enrico Boccioletti. Frammenti di un discorso amoroso. In foto: Gaveri Roferoff & Grattochia (production still), 2026

Gelateria Sogni di Ghiaccio – Enrico Boccioletti

Quella di Enrico Boccioletti è una composizione spaziale di oggetti e immagini in movimento, definita attraverso un titolo rubato al celebre saggio di Roland Barthes (1977). L’artista mette in scena il dispendio affettivo che dedichiamo agli oggetti d’infanzia, un “luogo” di intensità radicale che precede e resiste la normatività dei contesti linguistici e sociali. Frammenti di un discorso amoroso prende, infatti, avvio dal ritrovamento di un quaderno di disegni realizzati dall’artista in età prescolare e a partire dai quali Boccioletti costruisce un mediometraggio d’animazione in cui si alternano scatti macro di tali figure e immagini di nuvole realizzate con la tecnica del foro stenopeico, procedimento ripreso dai primordi della fotografia.

Bologna // dal 5 al 27 febbraio 2026
Enrico Boccioletti. Frammenti di un discorso amoroso
GELATERIA SOGNI DI GHIACCIO
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P420, Ana Lupas. Armature. In foto: Ana Lupas, Coat to Borrow, 1989
P420, Ana Lupas. Armature. In foto: Ana Lupas, Coat to Borrow, 1989

P420 – Ana Lupas

Ana Lupas, una delle figure più radicali dell’avanguardia concettuale dell’Europa orientale, è romena, ma il titolo della sua mostra, Armature, è volutamente lasciato in italiano. Così, gioca su un doppio registro semantico. Infatti, il termine evoca simultaneamente due nozioni chiave nella pratica di Lupas: la struttura portante – un supporto interno, scheletrico, corrispondente al termine inglese armature – e il guscio protettivo, ovvero l’armatura, che difende dalle minacce esterne. L’intera mostra ruota attorno a questa necessità di sostenere e proteggere ciò che è vulnerabile. Che si tratti della memoria collettiva o dell’identità individuale, Lupas risponde alla minaccia della cancellazione con dispositivi di protezione solidi e duraturi.

Bologna // dal 7 febbraio al 28 marzo 2026
Ana Lupas. Armature
P420
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Galleria De' Foscherari, Eva Marisaldi. Continental
Galleria De’ Foscherari, Eva Marisaldi. Continental

Galleria De’ Foscherari – Eva Marisaldi

Il progetto di Eva Marisaldi propone una riflessione sull’Eurasia come territorio mentale e performativo, decostruendo le rigide divisioni geopolitiche tra due continenti attraverso un ciclo di nuove opere che spaziano dal video al disegno, dalla scultura all’installazione con cui l’artista attiva operazioni di straniamento. Le opere intercettano flussi, frammenti e residui culturali, restituendo l’Eurasia non come unità geografica da mappare, ma come spazio relazionale da attraversare. Sulle orme del Marco Polo riletto da Viktor Šklovskij, si costruisce un viaggio non lineare che dissolve le narrazioni identitarie consolidate, rendendo visibili forme di appartenenza e coesione attraverso gesti minori e pratiche quotidiane.

Bologna // fino al 23 febbraio 2026
Eva Marisaldi. Continental
GALLERIA DE’ FOSCHERARI
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Palazzo Fava, Michelangelo e Bologna
Palazzo Fava, Michelangelo e Bologna

Palazzo Fava – Michelangelo

Allestita a 550 anni dalla nascita di Michelangelo Buonarroti, la mostra di Palazzo Fava propone un percorso originale che approfondisce il legame tra l’artista e la città di Bologna, con particolare attenzione ai suoi soggiorni bolognesi e al contesto artistico e culturale in cui si formò nei suoi anni giovanili. Il racconto si sviluppa attraverso un percorso che combina opere originali, calchi storici, disegni, libri antichi e documenti d’archivio, offrendo uno sguardo ampio ma analitico sull’evoluzione del genio michelangiolesco. Protagonista è la Bologna dei Bentivoglio, potente famiglia che, tra Quattrocento e Cinquecento, trasformò la città in un vivace centro politico e culturale. La mostra ricostruisce questo scenario attraverso opere d’arte, documenti e oggetti d’epoca, delineando un contesto fondamentale per comprendere l’impatto che Bologna ebbe sulla crescita di Michelangelo e i suoi primi rapporti con il potere.

Bologna // fino al 15 febbraio 2026
Michelangelo e Bologna
PALAZZO FAVA
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Cantiere Cinema Modernissimo, Georges Simenon. Otto viaggi di un romanziere
Cantiere Cinema Modernissimo, Georges Simenon. Otto viaggi di un romanziere

Cantiere Cinema Modernissimo – Georges Simenon

Più che una mostra, è un lungo viaggio alla ricerca delle radici del genio letterario di Georges Simenon attraverso i suoi stessi viaggi, le sue carte, i film tratti dalle sue opere, le fotografie che ha realizzato durante i suoi reportage in Francia, in Europa, in Africa, in un mondo che inconsciamente andava verso la Seconda Guerra Mondiale. A Bologna si assiste, così, alla nascita di Georges Sim – come si firmava da giovane, agli esordi – e si impara a conoscere Georges Simenon, il creatore del commissario Maigret, l’autore dei “romanzi duri”, il romanziere che si comportava da editore, lo scrittore che cercando se stesso seppe raccontare le paure, le ossessioni, le atmosfere del “Secolo Breve”.

Bologna // fino all’8 febbraio 2026
Georges Simenon. Otto viaggi di un romanziere
CANTIERE CINEMA MODERNISSIMO
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Galleria d'Arte Maggiore, Giosetta Fioroni. Il futuro è uscito dal passato
Galleria d’Arte Maggiore, Giosetta Fioroni. Il futuro è uscito dal passato

Galleria d’Arte Maggiore – Giosetta Fioroni

Artista indipendente, estranea alle mode e alle appartenenze rigide, Giosetta Fioroni ha costruito un linguaggio visivo radicale attraversando pittura, disegno, performance, video, teatro, ceramica e moda con una libertà insieme formale e concettuale. La mostra bolognese ripercorre questa traiettoria e il suo titolo, Il futuro è uscito dal passato, riprende un’affermazione dell’artista tratta dall’intervista fattale da Hans-Ulrich Obrist. Queste parole chiariscono in modo immediato l’orizzonte entro cui Fioroni stessa colloca il suo lavoro: un dialogo costante con la storia dell’arte e, più in generale, con la memoria, intesa come spazio attivo di rielaborazione del vissuto e dell’immaginario individuale e collettivo.

Bologna // dal 29 gennaio al 15 marzo 2026
Giosetta Fioroni. Il futuro è uscito dal passato
GALLERIA D’ARTE MAGGIORE
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Palazzo Boncompagni, Michelangelo Pistoletto. Dalla Cittadellarte allo Statodellarte
Palazzo Boncompagni, Michelangelo Pistoletto. Dalla Cittadellarte allo Statodellarte

Palazzo Boncompagni – Michelangelo Pistoletto

Il percorso espositivo attraversa oltre sessant’anni di ricerca dell’artista, tra opere storiche e progetti incentrati sul rapporto tra arte, società e politica. Il progetto si inserisce nel rapporto avviato tra Pistoletto e Palazzo Boncompagni nel 2021 con la mostra Gregorio XIII e Michelangelo Pistoletto. Dal Rinascimento alla rinascita, che segnò l’apertura del Palazzo alla città con un programma dedicato all’arte contemporanea. La nuova mostra è un dispositivo attivo che mette in relazione arte, pubblico e dibattito contemporaneo, con azioni e attività che accompagneranno l’esposizione per tutta la sua durata.

Bologna // dal 2 febbraio al 3 giugno 2026
Michelangelo Pistoletto. Dalla Cittadellarte allo Statodellarte
PALAZZO BONCOMPAGNI
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ZU.ART Giardino delle arti, All of a sudden. In foto: Luce Santini, Overturned, 2025
ZU.ART Giardino delle arti, All of a sudden. In foto: Luce Santini, Overturned, 2025

ZU.ART Giardino delle arti – All of a sudden

È la mostra delle vincitrici e dei vincitori del Concorso Zucchelli 2025 – Luce Santini, Federico Grilli, Dionysis Saraji, Alessia Abbenante, Cecilia Berto e Tobia Corradin – e del premio Art Up 2025 – Alice Fidone, Biennio Fotografia, Emma Masut e Michele Cotelli. Il titolo fa riferimento a un avvenimento improvviso, un’azione che si compie in un attimo preciso: il momento in cui qualcosa accade pur senza ancora definirsi. Le opere in mostra invitano a riconoscere la forza generativa dell’istante come soglia in cui il reale si apre alla possibilità.

Bologna // dal 6 febbraio al 31 luglio 2026
All of a sudden
ZU.ART GIARDINO DELLE ARTI
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LABS Contemporary Art, Giuseppe Pietroniro ...dove tu stai anche io sarò
LABS Contemporary Art, Giuseppe Pietroniro …dove tu stai anche io sarò

LABS Contemporary Art – Giuseppe Pietroniro

La mostra presenta un corpus di opere inedite che si inseriscono nello spazio della galleria come un unico intervento appositamente pensato per il luogo. I nuovi lavori di Giuseppe Pietroniro, infatti, si compongono di vari materiali e proporzioni, ciascuno partecipando al gioco di ambiguità di percezione innescato con lo spazio espositivo. Come un’unica messa in scena, gli interventi “recitanti” danno luce a visioni utopiche e distopiche, attraverso contrastanti fragilità e seduzioni prospettiche.

Bologna // fino al 1° aprile 2026
Giuseppe Pietroniro. …dove tu stai anche io sarò
LABS CONTEMPORARY ART
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Palazzo Leoni, Giacomo Costa. Moto perpetuo. In foto: Giacomo Costa, Ground 1, 2013. Courtesy Guidi&Schoen, Genova
Palazzo Leoni, Giacomo Costa. Moto perpetuo. In foto: Giacomo Costa, Ground 1, 2013. Courtesy Guidi&Schoen, Genova

Palazzo Leoni – Giacomo Costa

Da oltre trent’anni Giacomo Costa indaga il rapporto tra uomo, architettura e ambiente, costruendo visioni urbane sospese tra futuro e atemporalità. Le sue opere mettono in scena città senza nome, agglomerati impossibili e paesaggi artificiali che crescono secondo logiche autonome, svincolate da qualsiasi misura umana. Non si tratta di semplici scenari distopici, ma di sistemi complessi in cui ordine e collasso convivono in un equilibrio instabile. La mostra Moto perpetuo riunisce tre video-installazioni – City Flight, Waves e Wheel – realizzate con tecniche digitali derivate dal cinema e dal gaming. Le immagini sono strutturate come loop continui, in cui il movimento dell’osservatore coincide con quello della città stessa e il percorso visivo non prevede un inizio né una fine.In queste opere la città non è più un contenitore, ma un organismo autosufficiente, capace di generare e replicare sé stesso.

Bologna // dal 6 al 15 febbraio
Giacomo Costa. Moto perpetuo
PALAZZO LEONI
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LabOratorio degli Angeli, Francesco Gennari. Perché mi guardi così?. In foto: Francesco Gennari, Autoritratto su menta (con camicia bianca), 2025. Courtesy l’Artista e ZERO…, Milano
LabOratorio degli Angeli, Francesco Gennari. Perché mi guardi così?. In foto: Francesco Gennari, Autoritratto su menta (con camicia bianca), 2025. Courtesy l’Artista e ZERO…, Milano

LabOratorio degli Angeli – Francesco Gennari

Nello storico laboratorio di restauro bolognese, Francesco Gennari presenta un intervento site-specific immaginando un momento conviviale – ma è un “aperitivo” in cui non ci sono persone, non c’è un bar e non ci sono bicchieri. È il tentativo di evocare un gioco di sguardi che vive solo nel titolo della mostra e nella forma geometrica degli alcolici espressa dalle sculture di bronzo. Insieme a queste sarà esposto anche un nucleo di opere su carta che amplia la riflessione dell’artista sul tema dell’autoritratto, inteso non come raffigurazione fisionomica, ma come misura interiore, registrazione di stati, tensioni e minimi slittamenti percettivi attraverso cui Gennari definisce l’idea del proprio essere ed esserci nello spazio.

Bologna // dal 31 gennaio al 14 febbraio 2026
Francesco Gennari. Perché mi guardi così?
LABORATORIO DEGLI ANGELI
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La banca della calce, Cecilia Mentasti. Gettin' old gettin' sweet. In foto: all the time I wasted with you ain't ever been any wasted time (particolare), 2019
La banca della calce, Cecilia Mentasti. Gettin’ old gettin’ sweet. In foto: all the time I wasted with you ain’t ever been any wasted time (particolare), 2019

La banca della calce – Cecilia Mentasti

Il progetto di Cecilia Mentasti nasce da una rielaborazione della storia della sua famiglia, dove i ricordi, trasfigurati dallo scorrere del tempo e dai racconti tramandati da altri, assumono connotati sempre diversi. In dialogo con lo showroom che la ospita – dove si offrono prodotti e servizi per l’edilizia sostenibile e il restauro architettonico – la mostra presenta due lavori: uno riprende un’operazione fatta dall’artista nel 2019, quando aveva riparato con uno stucco bianchissimo tutte le crepe dei muri del Liceo Volta di Milano; l’altra affronta il racconto dell’antica azienda edile della famiglia Mentasta, di cui l’unica testimonianza è l’eredità lasciata all’artista: una cassa piena di stampi per piastrelle cementine.

Bologna // dal 7 al 20 febbraio 2026
Cecilia Mentasti. Gettin’ old gettin’ sweet
LA BANCA DELLA CALCE
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Galleria Enrico Astuni, Ugo La Pietra. La mia territorialità
Galleria Enrico Astuni, Ugo La Pietra. La mia territorialità

Galleria Enrico Astuni – Ugo La Pietra

Con circa 70 opere tra acrilici, ceramiche, metacrilati, installazioni e film d’artista, la mostra ripercorre la ricerca artistica e teorico-progettuale di Ugo La Pietra dal 1966 al 2025. Nella sua ricerca, l’intervento artistico non assume la forma di una trasformazione diretta dello spazio fisico – tipica del pensiero architettonico – bensì quella di una contestazione radicale, ma interna, che punta a ridefinire le modalità d’uso degli ambienti e a reimmaginare le pratiche quotidiane. “Abitare è essere ovunque a casa propria”: in questa affermazione si concentra il senso della ricerca di Ugo La Pietra, che da sempre indaga il rapporto fra individuo e ambiente. Un rapporto che non è mai da intendersi come una semplice traslazione del pubblico nel privato o viceversa. Perché, nell’urbano, La Pietra interviene sempre con una sorta di profanazione dello spazio, capovolgendone i suoi modi d’uso. O, meglio, restituendo il senso dell’abitare allo stesso spazio pubblico.

Bologna // fino al 14 febbraio 2026
Ugo La Pietra. La mia territorialità
GALLERIA ENRICO ASTUNI
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Casa Circondariale
Casa Circondariale “Rocco D’Amato”, L’arte messa alla prova. Anila Rubiku: I’m Still Standing

Casa Circondariale “Rocco D’Amato” – Anila Rubiku

Per la prima volta l’arte contemporanea entra nella Casa Circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna trasformando il carcere in un luogo di dialogo e partecipazione culturale, offrendo alla cittadinanza un invito a entrare simbolicamente in uno spazio di soglia. All’interno del carcere viene presentata l’installazione I’m Still Standing dell’artista italo-albanese Anila Rubiku. Alla base del progetto c’è la presa di consapevolezza del carcere non come spazio separato, bensì parte viva della città. In questo processo di integrazione l’arte può essere un ponte tra il dentro e il fuori, non un lusso per pochi, ma uno specchio della condizione umana e una possibilità di trasformazione.

Bologna // dal 6 all’8 febbraio 2026
L’arte messa alla prova: Anila Rubiku. I’m Still Standing
CASA CIRCONDARIALE “ROCCO D’AMATO”
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AF Gallery, Délio Jasse. The Angolan File
AF Gallery, Délio Jasse. The Angolan File

AF Gallery – Délio Jasse

La prima personale italiana dell’artista angolano, curata da Marco Scotini, dà il via alle attività della galleria nella sua nuova sede. Archivi, memoria coloniale e antiche tecniche di stampa costituiscono alcuni dei nuclei centrali della ricerca di Délio Jasse, che assume la fotografia come punto di partenza per trasformarla in uno strumento di indagine e rilettura critica del passato. 

Bologna // dal 7 febbraio al 18 aprile 2026
Délio Jasse. The Angolan File
AF GALLERY
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L'Ariete Artecontemporanea, Gianluca Cingolani. En Gramma
L’Ariete Artecontemporanea, Gianluca Cingolani. En Gramma

L’Ariete – Gianluca Cingolani

7 opere a stampa ink-jet su carta di riso, 4 video, un’installazione in faggio massello e 13 strutture lignee in pioppo e tulipier. Queste le opere di Gianluca Cingolani in mostra a Bologna, nate da una riflessione sulle modalità simboliche della memoria. La ricerca dell’artista, infatti, riconnette dimensioni immateriali apparentemente inconciliabili, eppure fittamente intrecciate: la memoria dell’uomo e quella dei supporti digitali. Quelle di Cingolani si presentano, dunque, come scritture enigmatiche, codici onirici e imprecisate tracce di memoria che si sedimentano e stratificano nella dimensione virtuale della composizione digitale, per poi tornare alla materia.

Bologna // fino al 21 febbraio 2026
Gianluca Cingolani. En Gramma
L’ARIETE ARTECONTEMPORANEA
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Palazzo d'Accursio, Pietro Pietra (1885 - 1956). La forza del segno
Palazzo d’Accursio, Pietro Pietra (1885 – 1956). La forza del segno

Palazzo d’Accursio – Pietro Pietra

A 140 anni dalla nascita dell’artista, questa mostra antologica raccoglie 82 opere di Pietro Pietra tra dipinti, incisioni, disegni e acquerelli. Il percorso espositivo ripercorre la tradizione del disegno e della grafica bolognese a cavallo tra Ottocento e Novecento, seguendo le tracce dell’intensa e poliedrica produzione di un artista che ha profondamente amato Bologna, città dove Pietra nacque e visse, ritraendola in suggestive vedute e immortalando nei suoi lavori i luoghi simbolo della città – le iconiche vie porticate, le antiche porte della cinta muraria, le piazze più caratteristiche. 

Bologna // fino al 12 febbraio 2026
Pietro Pietra (1885 – 1956). La forza del segno
PALAZZO D’ACCURSIO
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Autore
Artribune

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