Cosa c’entra la pittura con il brodo? Ce lo dice la mostra di Kati Heck a Roma 

  • Postato il 26 gennaio 2026
  • Arti Visive
  • Di Artribune
  • 1 Visualizzazioni

Uno dei luoghi comuni più frequenti nel mondo dell’arte è la distanza tra pittura e concetto, quasi appartenessero a ricerche artistiche diverse, e spesso inconciliabili. La mostra personale dell’artista tedesca Kati Heck (Düsseldorf, 1979) intitolata The Brodo e in corso alla Galleria Tim Van Laere a Roma dimostra il contrario, grazie ad un progetto che unisce dipinti e sculture in un unico discorso, che si muove sul crinale tra ironia e paradosso, realismo e assurdità.  

Il concetto di “brodo” nell’arte di Kati Heck 

Con uno sguardo al Quattrocento fiammingo e uno rivolto alla figurazione germanica – in un filo che lega Otto Dix con Neo Rauch – Kati ci introduce in un mondo dove Sigmar Polke incontra Marcel Broodthaers, dove ogni opera possiede una carica simbolica e concettuale notevole, nel rispetto di una tecnica pittorica molto accurata, nei minimi dettagli. Il viaggio nel brodo di Heck comincia dall’opera Rezept Manifest (2025), un disegno che vede accostati un mestolo di legno con una formula scritta, ad indicare l’atto del mescolare secondo un processo incessante, dove gli ingredienti della zuppa dell’esistenza vengono continuamente ridefiniti. “Si possono inserire certi ingredienti in una società che la migliorano o la peggiorano” dichiara Kati.  “La mostra esplora il modo in cui si combinano questi ingredienti per ottenere un buon brodo”.  

A Roma Kati Heck reinterpreta Hans Memling 

Tra i sei grandi dipinti che dominano lo spazio della galleria spicca The brodo – Zutaten (2025), che riprende il dipinto di Hans Memling Concerto di angeli (1480), massima espressione della spiritualità fiamminga. Kati ne rivisita l’iconografia trasformando il coro angelico in una riunione di cuochi, amici e bambini, intenti a preparare il brodo con gesti quotidiani ed espressioni grottesche. Questa rilettura ironica della storia dell’arte, trasferita in un’attualità caotica ma al contempo gioiosa produce una disordinata sinfonia umana, un rito creativo radicato nei gesti quotidiani di cura, nutrimento e convivenza.  

Le opere di Kati Heck in mostra da Tim Van Laere  

In Zutat I (2025) l’artista è sdraiata su un divano con sua figlia, circondata da animali fiabeschi come in un dipinto surrealista, mentre in Zutat III – Brücke (2025) il protagonista è Thomas, il responsabile della galleria di Roma, con una sgargiante camicia rossa, in atto di alzarsi dietro al piano di un tavolo. In Zutat IV – Mantel (2025) Kati ritrae un vecchio dall’aria stravolta, una sorta di dio pagano che ci guarda con espressione sconsolata, mentre con Zutat II – Taube (2025) l’artista reinterpreta la natura morta seicentesca ambientandola sul tavolaccio di una cucina, dove un gatto sembra avere appena ucciso un uccello. Ancora più provocatorie le tre sculture, tra le quali spicca Bindemittel II (2025), dove sul piatto di un grammofono è appoggiato un mestolo da zuppa. Il brodo di Kati Heck è pronto per essere servito, dopo aver prodotto una mostra divertente, originale e di notevole interesse.  
 
Ludovico Pratesi  

L’articolo "Cosa c’entra la pittura con il brodo? Ce lo dice la mostra di Kati Heck a Roma " è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

Potrebbero anche piacerti