Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

“Lasciami venire con te”, mi disse Régine. Così in taxi mi feci raccontare cos’era successo

  • Postato il 20 settembre 2026
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 0 Visualizzazioni
  • 4 min di lettura
In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

“Lasciami venire con te”, mi disse Régine. Così in taxi mi feci raccontare cos’era successo

Da un racconto apocrifo di Joseph Kessel. Stavo uscendo dal bar dell’Olympia verso l’aria pura del boulevard dopo una notte allegra quando una mano mi strinse il braccio. Piccola e sfolgorante di gioielli, la riconobbi subito: era la mano di Régine, una belga dell’aria spagnola che, come tante altre, aveva potuto cambiare il nome, ma non l’accento. “Che c’è, Régine?” “Portami con te, Juju”, mi supplicò. (Sono Juju per i colleghi giornalisti e per le signorine senza professione). “Régine, sono le 5 e voglio solo andare a dormire…” “Lasciami venire con te. Saremo in due”. I suoi occhi tradivano una richiesta così disperata che ne fui un po’ inorgoglito.

Appena fuori, m’accorsi di quattro uomini che dal modo di vestire, dalle facce e dallo sguardo inquisitore non potevano che essere poliziotti. Uno dei quattro s’avvicinò. “Scusi, la signora è con lei?” mi domandò dopo il saluto regolamentare. “C’è stato un furto all’Olympia e ho l’ordine di non lasciar uscire donne sole”. Rivolsi un’occhiata ironica a Régine, ma lessi nel suo sguardo una pena così profonda che mi affrettai a rispondere: “Sì, la signora è con me. Da due anni”. Il poliziotto abbozzò un cenno e s’allontanò. “Mi paghi il taxi?” mi chiese Régine con voce turbata. “Certo. Sarebbe seccante perdere il treno. Quale hai scelto?” “Quello per Londra” rispose chinando il capo, mortificata forse dal fatto che avessi compreso la situazione. In taxi mi feci raccontare cos’era successo.

“Il mio amico, sai, l’impiegato, l’hanno licenziato. Erano spariti 1500 franchi dalla cassa. Ma non è stato lui! Non ne sarebbe mai capace. Siccome però lo sospettano, è scappato in Inghilterra”. “Capisco”. “Ci siamo lasciati ieri sera. A pensare che sarebbe partito solo, stavo male. Mi ha detto che mi avrebbe presa con sé solo se gli portavo del denaro. Per i primi tempi. Allora stanotte ho tentato il colpo“. “Povera ragazza!” pensai.

“Ho avuto la fortuna di trovare quello che cercavo, un americano che guadagna quattrini a cappellate in Messico, dove gestisce un locale malfamato. Ogni tre mesi viene a Parigi per divertirsi un po’ e per trovare donnine per il suo locale. Da 10 giorni mi covava con gli occhi, ma non gli davo corda. Stasera è venuto all’Olympia ubriaco fradicio e col portafoglio gonfio che faceva cucù dalla tasca dello smoking. Guarda quanti biglietti!” “E lo sai come si chiama questo?” “Mi rimproveri d’aver fregato un pappone, Juju?” Mentre il taxi passava davanti alla chiesa dedicata a San Vincenzo da Paola, ricordai che quel santo ne aveva perdonate delle peggiori. “Tutto sommato” ammisi “il tuo punto di vista può essere discusso…”

Come adulata da questa quasi assoluzione, la ladra per amore mi scoccò un bacio sulla guancia. “Che peccato non avere il tempo di chiacchierare un po’ insieme”, insinuò con voce carezzevole. “Veramente mi sembra non si sia fatto altro finora…” “Non fare lo stupido!” “Mia dolce peccatrice, spero che un giorno comprenderai il valore del sacrificio che ho fatto alla galanteria francese. Eccoci arrivati in stazione”. “Di già!” trillò lei, dandosi in fretta un po’ di cipria profumata sul viso. Le perdonai quel “di già” ruffiano perché era riuscita a farselo fuggir dal seno come la migliore delle attrici. “Juju, non dimenticherò mai quello che hai fatto per la piccola Régine”.

Tornai al bar dell’Olympia: poteva scapparci un trafiletto interessante. Feci notare al barman che non c’erano più donne. “Le hanno arrestate tutte” rispose quello aggiungendo una buccia di limone a un cocktail che stava preparando. “Ma non credo per molto. Le rivedrete ben presto: eccetto una. C’era uno yankee che mostrava troppo il suo denaro. Gli hanno rubato 16.000 franchi! Era ubriaco: come gridava!” “Di chi si sospetta?” “Non lo so. Ma ho visto la piccola Régine che se lo lavorava. È arrivata in tempo al treno?” “Sì”. “Quando l’ho vista andarsene con voi, mi sono detto: ‘E’ salva’. Neanch’io avrei avuto il coraggio di fare del male a quella ragazza. Vogliamo berci sopra qualcosa? Un whisky e soda?”.

L'articolo “Lasciami venire con te”, mi disse Régine. Così in taxi mi feci raccontare cos’era successo proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti