Lamezia Terme, la magia di “Sandokan” continua: mostra prorogata fino al 30 aprile 2026

  • Postato il 30 gennaio 2026
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Lamezia Terme, la magia di “Sandokan” continua: mostra prorogata fino al 30 aprile 2026

Lamezia Terme, la magia della Tigre della Malesia continua: la mostra “Sandokan in Calabria – i luoghi della serie” è stata prorogata fino al 30 aprile 2026. Successo di pubblico e nuove prospettive culturali per l’esposizione dedicata alla serie evento Lux Vide–Rai Fiction.


LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Lamezia Terme continua a essere il cuore pulsante dell’avventura di Sandokan. È stata ufficialmente prorogata fino al 30 aprile 2026 la mostra “Sandokan in Calabria – i luoghi della serie”, allestita nell’area industriale ex Sir, dove ha preso vita il grande backlot della serie TV prodotta da Lux Vide (Gruppo Fremantle) in collaborazione con Rai Fiction, con il sostegno della Calabria Film Commission.

Dopo il successo televisivo su Rai1 e la diffusione internazionale sulle piattaforme RaiPlay, Disney+ (in Italia) e Netflix (in numerosi Paesi), l’esperienza di Sandokan continua dal vivo, permettendo ai visitatori di immergersi negli scenari iconici della produzione: dal Consolato di Labuan alle prigioni, fino al rifugio di Singapore, tra costumi originali, oggetti di scena e ambientazioni fedelmente ricostruite.

Mostra “Sandokan in Calabria – i luoghi della serie”

La mostra rappresenta un progetto innovativo per il territorio calabrese: un lavoro sinergico che ha applicato strategie di musealizzazione a un set cinetelevisivo, dando nuova vita a spazi e materiali scenografici e trasformandoli in un percorso culturale ed educativo. Un’esperienza inedita, curata e gestita – per quanto riguarda le visite e la progettazione culturale – da professionisti del settore museale della Società Cooperativa Kiwi.

I numeri confermano il successo dell’iniziativa: quasi 5.000 visitatori hanno già attraversato i set di Sandokan, tra cui numerose scolaresche. La programmazione è in continua evoluzione e include percorsi tematici, attività educative e iniziative inclusive, con proposte pensate per le scuole e per un pubblico eterogeneo.

Sandokan: il set di Lamezia Terme

Il Consolato di Labuan, ricostruito ex novo, è uno dei veri gioielli scenografici di Sandokan. Non un semplice set, ma un organismo narrativo pulsante: pareti dense di dettagli coloniali, spazi carichi di tensione, volumi pensati per amplificare giochi di potere, conflitti, intrighi, destino. È qui che prendono forma alcune delle scene più adrenaliniche e drammatiche della serie. Osservarlo da vicino significa entrare in un luogo che vibra ancora di azione: è impossibile non percepire il battito vivo dell’avventura, come se la storia continuasse a respirare anche a telecamere spente.

Il Consolato non è uno sfondo neutro: è un personaggio silenzioso, che osserva, incombe, opprime. È il simbolo del potere coloniale, ma anche il luogo dove quel potere viene messo in discussione, incrinato, sfidato.

Girare tutto questo in Calabria ha richiesto un livello di creatività estrema. Le condizioni produttive imponevano soluzioni intelligenti, immediate, trasformabili. «Le sfide erano enormi», ha raccontato Luca Merlini nella nostra intervista. «Dovevamo far fruttare al massimo ogni risorsa, immaginando strutture capaci di cambiare identità senza perdere credibilità». È così che il Consolato diventa un vero camaleonte scenografico: con pochi interventi mirati poteva trasformarsi in prigione, in infermeria, in luogo di detenzione o di controllo; allo stesso modo, le carceri potevano mutare pelle e diventare il bordello di Labuan, passando da spazio di oppressione a ambiente carico di sensualità e pericolo.

Questa versatilità non è solo frutto di inventiva, ma di scelte tecniche coraggiose. Per garantire solidità, sicurezza e durata nel tempo, il team ha optato per l’uso del legno lamellare, una soluzione poco comune nelle produzioni televisive, ma rivelatasi decisiva. Le capriate, trattate, invecchiate e dipinte con grande cura, non sono state nascoste, bensì valorizzate: diventano parte integrante della scenografia, elemento strutturale ed estetico insieme. Una scelta che ha permesso ai set di resistere nel tempo, mantenendo intatta la loro forza visiva e funzionale.

Il risultato è una scenografia che convince. Un luogo costruito con precisione e intelligenza. Il Consolato di Labuan incarna così l’essenza stessa di Sandokan: avventura, tensione, trasformazione. Un esempio virtuoso di come, anche partendo da limiti concreti, si possa raggiungere un alto livello di artigianato e potenza cinematografica, rendendo la Calabria non solo sfondo, ma spazio narrativo centrale di un’epopea moderna.

Sandokan: i costumi

I costumi respirano con i personaggi, ne amplificano l’anima, ne scolpiscono l’identità. In Sandokan diventano materia viva, linguaggio puro, racconto visivo che precede la parola e resta impresso nello sguardo. Angelo Poretti e Monica Saracchini hanno trasformato stoffe, metalli e materiali inattesi in strumenti narrativi di straordinaria forza.

Nulla è lasciato al caso. Ogni abito nasce da un percorso ossessivamente accurato: dal bozzetto iniziale alla costruzione del cartamodello, dalla prova imbastita al confronto diretto con il corpo dell’attore, fino alla versione finale pronta a esplodere in scena. È un processo che fonde ricerca storica, intuizione emotiva e tensione contemporanea, restituendo costumi che non decorano, ma impongono presenza.

Il debutto in società di Marianna è un manifesto estetico: un abito che attraversa l’Ottocento e lo riscrive con sguardo moderno, sospeso tra grazia e determinazione. È l’annuncio visivo di un personaggio che non chiede spazio, lo conquista.

E poi c’è Sandokan. Il suo abito pirata, interamente ricamato, è un tributo ai motivi tribali dei Dayak, inciso nella stoffa come una mappa di appartenenza e destino. La cintura d’argento non è un accessorio: è potere condensato, corazza e corona insieme, segno tangibile di comando, simbolo di un leader che porta il peso della propria leggenda sul corpo. Ogni dettaglio incide, scolpisce, rende Sandokan immediatamente iconico.

I costumi dei Dayak nascono da una visione radicale e sorprendente, fondata su sostenibilità e invenzione. Oggetti quotidiani e materiali di recupero – sottopentole, mollette da bucato, elementi apparentemente poveri – vengono trasfigurati in ornamenti carichi di significato, capaci di evocare ritualità, identità, memoria collettiva. È un’estetica che parla di resistenza e ingegno, di cultura che si reinventa senza perdere la propria anima.

La stessa forza attraversa l’universo dei pirati. L’abito di Sarkan, con il suo giacchino di jeans rattoppato, pelle consumata, borchie e inserti metallici, racconta una vita fatta di ferite, adattamento e sopravvivenza. È un costume che sembra vissuto, strappato dal vento e dal tempo, cucito addosso a chi non appartiene a nessun luogo se non al mare.

In Sandokan il costume diventa mitologia visiva. Non accompagna il racconto: lo amplifica, lo incendia. È pelle, armatura, memoria. È lì che il lavoro di Poretti e Saracchini raggiunge la sua massima intensità, trasformando ogni personaggio in un’icona, ogni scena in un’impronta indelebile.

Quando visitare la mostra di “Sandokan in Calabria – i luoghi della serie”?

La mostra sarà aperta dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 16.30 (ultimo ingresso), con ingresso gratuito. Durante il periodo pasquale resterà chiusa il 5 e 6 aprile. Le visite guidate, della durata di 60 minuti, si svolgeranno nei seguenti orari:

  • 9.00 – 10.00 – 11.00 – 12.00 (ultimo accesso mattina) – 14.30 – 15.30 – 16.30 (ultimo accesso pomeriggio).
  • dalle 9.00 alle 12.00 sono disponibili anche visite guidate in lingua inglese.

Per gruppi superiori alle quattro persone è richiesta la prenotazione, possibile tramite:

  • SMS o WhatsApp: 351 748 4016 – 393 968 372;
  • e-mail: info@kiwisite.it;
  • Eventbrite: Sandokan. I luoghi della serie.

Un’occasione unica per riscoprire il fascino di Sandokan e, al tempo stesso, valorizzare il cinema come strumento di cultura, identità e sviluppo territoriale.

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