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Lamezia, chiusero l’avvocato in una cella frigorifera, marito condannato moglie assolta

  • Postato il 14 ottobre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Lamezia, chiusero l’avvocato in una cella frigorifera, marito condannato moglie assolta

Il Quotidiano del Sud
Lamezia, chiusero l’avvocato in una cella frigorifera, marito condannato moglie assolta

Rapina e sequestro di persona a Lamezia, per riavere i terreni venduti all’asta, due coniugi chiusero l’avvocato in una cella frigorifera. Assolta la moglie, condannato il marito


LAMEZIA TERME – Otto anni e sei mesi di reclusione e un’assoluzione. Così si è pronunciato il collegio giudicante del tribunale di Lamezia (Gian Marco Angelini presidente; Martina Gallucci e Felice Forte giudici a latere) nei confronti di Michelangelo Gabriele Cunsolo, 62 anni, di Lamezia e della moglie (assolta per non aver commesso il fatto) Antonella De Vito, 56 anni, di Maida. I due sono finiti a processo dopo l’arresto a luglio 2016 per rapina a mano armata e sequestro di persona in concorso. Vittima un avvocato di Lamezia S.C. parte civile.

LE MINACCE PER LA FIRMA DI UN CONTRATTO

La vicenda nasce dopo la vendita all’asta dei terreni di marito e moglie. E per riaverli avrebbero costretto l’avvocato, che aveva acquistato i terreni in un’asta giudiziaria, a firmare contro la sua volontà un contratto preliminare di vendita dei terreni a due , originari proprietari dei terreni. Che, per riaverli, avrebbero minacciato con una pistola l’avvocato, legato e derubato di 350 euro e chiuso in un frigorifero spento. Poi l’avvocato presentò denuncia e al termine delle indagini, per i due coniugi scattò l’arresto ad opera dei carabinieri di Lamezia.

IL SEQUESTRO: L’AVVOCATO CHIUSO IN UNA CELLA FRIGORIFERA E DERUBATO

Secondo la ricostruzione accusatoria, il 12 gennaio 2016 marito e moglie avrebbero attirato con l’inganno nei propri terreni l’avvocato – che nei mesi precedenti, dopo numerosi tentativi di ottenere le chiavi della proprietà, aveva subito anche l’incendio dell’auto della moglie, anch’ella avvocato. I coniugi l’avrebbero poi immobilizzato, legato con delle fascette e derubato della somma di 350 euro e dei documenti personali. La stessa vittima, a quanto pare tenuta sotto costante minaccia di morte compiuta con una pistola semiautomatica, sarebbe stato obbligato a sottoscrivere un contratto preliminare di vendita – a favore dei due – dei terreni in questione che, già nel 2015, erano stati acquistati formalmente dal legale in un’asta giudiziaria.

Nella fase della segregazione, protrattasi per circa tre ore all’interno di una cella frigorifera spenta di un capannone – secondo quanto ricostruito dagli inquirenti – momento in cui la vittima avrebbe trovato anche la forza di scrivere il proprio nome e cognome con mezzi di fortuna – secondo le risultanze investigative – marito e moglie avrebbero provveduto alla registrazione della illecita scrittura presso l’agenzia delle entrate di Lamezia Terme. Tutto ciò emerse nel corso dell’attività investigativa dei carabinieri (andata avanti attraverso l’escussione di testimoni, acquisizioni di documenti immagini e video, nonchè attività di tipo tecnico) scaturita dalla denuncia della vittima che trovò il coraggio di rivolgersi alle forze dell’ordine.

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