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Guasto Data center: «Scudi per coprire i vertici»

  • Postato il 14 ottobre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Guasto Data center: «Scudi per coprire i vertici»

Il Quotidiano del Sud
Guasto Data center: «Scudi per coprire i vertici»

Data center, il duro affondo di Pietro Simonetti, Centro Studi e Ricerche Economico Sociali, dopo il blackout informatico, rimpalli di competenze tra dipartimenti: i punti oscuri del blocco che paralizza i lucani. «Allarmi ignorati e disaster recovery fantasma»


Il blackout del sistema informatico della Regione Basilicata assume contorni sempre più opachi e trasforma un grave guasto tecnologico in un brutto affare politico. L’infrastruttura della Giunta a Potenza, progettata per garantire continuità assoluta ai servizi sanitari e amministrativi lucani, si è letteralmente sciolta, finendo in un rovinoso coma termico che ha paralizzato per giorni interi cittadini e imprese dell’intero territorio regionale.

GUASTO AL DATA CENTER, L’AFFONDO DI SIMONETTI

A riaprire la ferita e a mettere a nudo le contraddizioni dei documenti ufficiali è Pietro Simonetti (Cseres, Centro Studi e Ricerche Economico Sociali), che lancia un affondo dettagliato e ricostruisce la catena di anomalie che hanno accompagnato il crollo della tecnostruttura di via Verrastro. «I fatti degli ultimi giorni sul collasso del sistema informatico della Regione Basilicata impongono una rilettura ancora più rigorosa degli atti ufficiali approvati dalla Giunta Bardi», premette Simonetti, sollevando risvolti amministrativi inquietanti su quanto accaduto nella sede del governo regionale.

«SOSPETTO DI UNA OPERAZIONE DI COPERTURA POLITICA E AMMINISTRATIVA»

«Ciò che emerge dal confronto tra i documenti di luglio, quelli di ottobre e le evidenze tecniche sull’infrastruttura non è solo una storia di inefficienza, ma il sospetto di un’incredibile operazione di copertura politica e amministrativa per scaricare o diluire le responsabilità dei vertici gestionali». La prima pietra dello scandalo risiede nelle caratteristiche costruttive dello stesso Data Center di Potenza. Parliamo di una struttura realizzata secondo gli standard internazionali Tier, un livello di assoluta sicurezza che impone la ridondanza totale di ogni impianto: doppi circuiti di raffreddamento, gruppi di continuità, generatori elettrici con serbatoi dedicati, doppio canale di connettività internet Rupar e persino il mirroring per il disaster recovery incardinato sul Data Center gemello di Matera. Senza dimenticare i sistemi di allarme automatici H24 attivi da remoto per segnalare istantaneamente ogni minima oscillazione termica o blackout elettrico.

LEGGI ANCHE: Data Center bloccato, l’ombra sui 14 milioni della Regione

DATA CENTER IN TILT, COME È STATO POSSIBILE?

Com’è stato possibile, dunque, bruciare i server di un impianto blindato? Per Simonetti la risposta risiede in un colposo ritardo d’intervento che chiama in causa chi doveva vigilare sulla manutenzione. Ma il vero «giallo» scoppia con la Deliberazione di Giunta Regionale n. 588 dell’8 ottobre 2026, approvata d’urgenza a disastro ormai consumato. Un provvedimento che la narrazione di governo giustifica citando una presunta e improvvisa «frammentazione amministrativa», sostenendo che l’Amministrazione Digitale curava software e dati, mentre il Provveditorato pensava a condizionatori e impianti. Una scusa comoda per scaricare la colpa sul rimpallo tra uffici, ma che secondo Simonetti scricchiola pesantemente se messa a confronto con gli atti firmati soltanto tre mesi prima.

IL GIALLO DELLA DELIBERA REGIONALE

Con la D.G.R. n. 407 dell’8 luglio 2026, infatti, la Giunta approvava la convenzione per la piattaforma Suer rivendicando la piena governance dell’infrastruttura sulla base dei disciplinari interni e della Direttiva Europea NIS2. «In quel momento la Direzione Generale appariva perfettamente garante della sicurezza a 360 gradi», incalza Simonetti, insinuando il dubbio che il blitz normativo d’ottobre sia servito soltanto a “blindare” i vertici e a redistribuire le competenze ex-post. «

«PERCHÈ I SISTEMI DI MONITORAGGIO NON HANNO EVITATO LO SPEGNIMENTO?»

Se l’impianto era TIER, la manutenzione doveva garantire standard qualitativi e tempi di reazione analoghi», evidenzia l’esponente di Cseres, aggiungendo che la responsabilità non risiede nella forma delle delibere ma nelle verifiche mai effettuate sull’esecuzione dei contratti. I nodi da sciogliere rimangono tre e pesano come macigni sul futuro della digitalizzazione lucana: «Perché i sistemi di monitoraggio e allarme H24 in tempo reale non hanno evitato lo spegnimento? A chi erano affidati i servizi di manutenzione e chi aveva il dovere di verificarne la regolare esecuzione? Perché il disaster recovery con il centro dati gemello di Matera non è scattato istantaneamente per evitare il blocco dei servizi vitali della regione?».

DATA CENTER, IL GIUDIZIO SENZA APPELLI PER LA GIUNTA BARDI

Il giudizio finale sull’operato dell’esecutivo Bardi è senza appello: «Finché la Giunta regionale e i costosi apparati dirigenziali affronteranno i collassi tecnologici con delibere ‘assolutorie’ ed espedienti burocratici, la transizione digitale in Basilicata resterà un’illusione costata milioni di euro e spenta al primo segnale d’allarme rimasto inascoltato o sottovalutato». Per uscire dalle secche dell’inefficienza serve una virata netta: «È giunto il momento di creare una tecnostruttura regionale nuova che tenga conto del piano nazionale per la sicurezza della gestione e nuovi servizi per le esigenze della P.A. e dell’utenza individuale e non».

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