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“L’Ai non capisce niente, non è un oracolo. L’etica non è un algoritmo”: l’inventore del microchip Federico Faggin al Salone del Libro

  • Postato il 14 maggio 2026
  • Tecnologia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“L’Ai non capisce niente, non è un oracolo. L’etica non è un algoritmo”: l’inventore del microchip Federico Faggin al Salone del Libro

“Dobbiamo svegliarci e capire che l’intelligenza artificiale non capisce niente, siamo noi che capiamo e per usarla bene dobbiamo saperla più lunga dell’AI”. Dal Salone del Libro di Torino, arriva il monito del padre del microchip, Federico Faggin. Fisico, inventore e imprenditore, classe 1941. Bill Gates ha detto di lui: “Senza Faggin, la Silicon Valley sarebbe soltanto una valle”. E oggi, a 84 anni, non smette di riflettere sul ruolo delle nuove tecnologie nella società. “In questo momento storico il futuro è incerto perché con l’irruzione dell’AI nella nostra vita dobbiamo capire, non dico come difenderci, ma come usarla bene – spiega al Fattoquotidiano.it – l’intelligenza artificiale non capisce niente, siamo noi che dobbiamo capire quello che dice lei e capire che, siccome non capisce niente, può dire anche delle stupidaggini”. Il problema secondo Faggin è che l’AI oggi viene presentata come “un oracolo”.

Ma il problema è più profondo. “Quella che chiamiamo AI, per noi non è intelligenza – prosegue Faggin – l’intelligenza per noi è la creazione di nuovi significati all’interno di noi stessi ma il computer non può farlo perché non ha interiorità. Noi invece ce l’abbiamo e dunque siamo coscienti, la coscienza ci permette di conoscere il significato dei simboli attraverso l’esperienza interiore fatta di sentimenti ed emozioni”. E poi c’è la questione dell’etica. “Il tipico lavoratore dell’AI dice che bisogna migliorare l’algoritmo dell’etica, ma l’etica non è un algoritmo” avverte il fisico. Uno dei grandi temi è quello della regolamentazione. “Il governo americano non ha leggi che la regolano ed è lasciata alle persone che devono arrangiarsi – commenta Faggin – e questo è un problema perché chi fa questi prodotti vuole venderli, dunque li presenta con una luce molto ottimista, quando in realtà questi prodotti se non sono usati bene da chi li sa usare possono creare grandi problemi”.

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Autore
Il Fatto Quotidiano

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