L’agonia del Po a Torino soffocato dalle alghe, con portata dimezzata e temperature alte per il cambiamento climatico
- Postato il 13 luglio 2026
- Ambiente
- Di Quotidiano Piemontese
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Il fiume Po attraversa una fase critica a Torino, con una riduzione della portata superiore al 50% dovuta alla siccità e al riscaldamento globale. La diminuzione della velocità della corrente favorisce la proliferazione incontrollata di alghe, creando un circolo vizioso che aggrava ulteriormente l'aumento delle temperature dell'acqua. Questa situazione rappresenta un campanello d'allarme per l'ecosistema fluviale piemontese e richiede interventi urgenti di gestione ambientale.
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Il Po a Torino sta agonizzando, soffocato da una situazione che da anni perdura derivante dal caldo in perenne crescita per il mutamento climatico e per la diffusione di specie di piante acquatiche esogene all’ecosistema originario come l‘Elodea Nuttallii e il Myriophyllum Acquaticum.
A Torino la portata del fiume è scesa di oltre il 50% per la carenza di precipitazioni, rallentando la corrente e facendo ulteriormente il crescere della temperatura dell’acqua, determinando la proliferazione delle alghe invasive, che generano una giungla sommersa fino a Carignano con maggiore concentrazione ai Murazzi, in corso Casale e al ponte Isabella.
Il Po resta coperto da chiazze verdi che lo fanno sembrare più uno stagno che il maggiore fiume italiano. Il suo ecosistema è in veloce variazione e sono oramai difficili se non impossibili le classiche attività dei circoli canottieri lungo il fiume.
La situazione del Po a Torino é anche la conseguenza di prelievi esasperati nel bacino a monte e di scarichi di sostanze nutrienti nelle acque che aumentano enormemente la proliferazione della vegetazione acquatica come fossero alimenti mirati.
Per cercare di combattere l’emergenza, che di fatto è una situazione che oramai è un classico ogni anno in estate, è stato istituito un tavolo di lavoro per il Po con Arpa, Amiat, Iren, Enea, Parco del Po, Enea, Città Metropolitana che hanno deciso di tentare di bonificare le alghe con due ruspe su chiatte in grado di dragare il Po e ripulire le acque. Sono state raccolte decine di tonnellate di alghe, ma la situazione non è migliorata e l’amministrazione è ancora alla ricerca di soluzioni strutturali per prevenire la proliferazione delle piante.
L’Elodea Nuttallii, è una pianta invasiva originaria del Nord America, utilizzata soprattutto negli acquari, che qualcuno in passato ha pensato di svuotare in Po. L’Elodea costringe i tecnici che devono bonificare il fiume a procedere con attenzione, evitando di strapparla e sminuzzarla per evitare ulteriormente la sua diffusione. Il Myriophyllum aquaticum è originario del Sudamerica ma oramai presente, come specie invasiva, in territori più diffusi. La pianta è inclusa nell’elenco delle specie esotiche invasive dell’ Unione europea.
Una quindicina di anni fa venne utilizzato un battello per togliere le alghe con una lama trinciante immersa in profondità e un nastro trasportatore per la raccolta alghe. Fu usato per due mesi e poi abbandonato. Sarebbe utile un mezzo per iniziare i tagli in profondità a primavera.
Otto anni ci fu una pulizia del fiume insieme alle associazioni ambientaliste, poi negli anni la situazione è sempre peggiorata per il cambiamento climatico e le temperature sempre più alte in estate che no fanno altro che accentuare il fenomeno, mentre non si sono ancora trovate soluzioni per estirparlo, solo per cercare di ridurne l’impatto.
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