Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

La volubilità di Trump impone un salto di qualità all’Europa. Scrive Camporini

  • Postato il 9 luglio 2026
  • Difesa
  • Di Formiche
  • 0 Visualizzazioni
  • 3 min di lettura
La volubilità di Trump impone un salto di qualità all’Europa. Scrive Camporini

Sono le 18 del giorno 8 luglio e ho appena finito di leggere alcuni commenti al Comunicato Finale del vertice Nato di Ankara, dopo aver letto in mattinata le dichiarazioni rilasciate da Trump prima dell’avvio dei lavori.

C’è davvero da rimanere confusi e frastornati: questa mattina il Potus si è scagliato senza freni contro tutti coloro che ostacolano, peggio, che non facilitano il conseguimento dei suoi obiettivi dichiarati, che si tratti dell’aggressione all’Iran, come dell’ambizione ad impadronirsi della Groenlandia. Sul tema delle spese della difesa Trump ripete ossessivamente cifre di fantasia sull’onere che nei decenni gli Stati Uniti si sarebbero assunti per proteggere i neghittosi europei, i quali ne avrebbero approfittato per crearsi il Paese di Bengodi, distribuendo benefici a pioggia, dimenticando che l’Europa ha costituito durante la Guerra fredda la difesa antemurale del territorio americano e che quindi gli Usa avevano un interesse strategico a garantirne la difesa. Quanto poi alla qualità della spesa, non si deve dimenticare che una parte cospicua delle risorse investite in sistemi d’arma da parte europea finivano (e finiscono) in commesse per l’industria della difesa statunitense, con i conseguenti benefici economici per gli Usa.

Ossessiva è pure la lamentela per il mancato supporto ricevuto per la campagna militare iraniana, con Trump sordo agli inviti di leggere il testo del Trattato di Washington, che è un mirabile pezzo di letteratura diplomatica, i cui firmatari garantiscono il rispetto dei principi fondamentali del comportamento democratico e rifuggono dall’uso della forza militare, se non per motivi di difesa collettiva.

Dopo questa raffica di dichiarazioni scaraventate contro gli alleati, si sono chiuse le porte ed è iniziata la riunione di vertice, da cui Trump è uscito inebriato dall’atmosfera di amore nei suoi confronti, dopo avere apposto  la sua firma alla dichiarazione finale, in cui viene solennemente riaffermato il principio della difesa collettiva come sancito dall’articolo 5 del Trattato, si afferma il pieno sostegno a supportare l’Ucraina nella sua resistenza all’aggressione russa, Russia definita come minaccia a lungo termine per la stabilità e per la sicurezza euro-atlantica. Nel testo si prende atto con soddisfazione dello sforzo in atto da parte dei Paesi europei ad incrementare le proprie capacità militari al fine di assumere un ruolo più determinante e incisivo nella difesa collettiva; nessun cenno neanche velato ad un ritiro, anche parziale, delle risorse Usa schierate nei territori europei.

Insomma, un altro film, in cui i protagonisti, o meglio il protagonista, ha dismesso il ruolo aggressivo e sarcastico, per incarnare quello del “paparino”, come lo aveva appellato tempo fa il segretario generale Rutte, di cui bisogna oggettivamente ammirare le spericolate acrobazie verbali pur di accontentare e blandire Trump e il suo ego. Tutto è bene quel che finisce bene dunque?

Non proprio: la volubilità del personaggio deve indurre noi europei a fare finalmente sul serio nella costruzione di un “caucus” all’interno della Nato (ipotesi da sempre aborrita da Washington), caucus politico, prima ancora che militare, ma che si deve concretizzare in capacità collettive reali, che possano esprimere un potenziale deterrente anche senza il contributo determinante, ad esempio, dei sistemi satellitari di allerta e sorveglianza Usa, facendo premio sulle capacità tecnologiche già disponibili nel nostro continente. Sono capacità che già oggi ci sono e che troppo spesso sono frenate dalle piccole gelosie nazionali e la cui messa a sistema darebbe un impulso straordinario anche  al soddisfacimento delle esigenza della vita quotidiana dei nostri cittadini.

L’era Trump può essere l’occasione per l’Europa di passare da partner dipendente a pilastro affidabile

Autore
Formiche

Potrebbero anche piacerti