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In sintesi
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Duemila anni fa, nell'Artico canadese, i resti di un'antica e immensa calotta glaciale ripresero lentamente a crescere. Era l'inizio di quella che viene comunemente chiamata la prossima era glaciale. Ma negli anni Sessanta del Novecento le temperature estive erano ormai così alte che il ghiaccio cominciò a ritirarsi.
In altre parole, il riscaldamento globale ha interrotto una glaciazione appena cominciata. «Era appena agli inizi, tutto procedeva normalmente, la prossima glaciazione stava per verificarsi, eppure si è fermata», spiega Nicolás Young, geochimico del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia Climate School. «È un esempio molto eloquente di come abbiamo sconvolto il sistema».. Lo studio
La ricerca, pubblicata su Science, è firmata da Young, dal collega Joerg Schaefer e da altri studiosi. Tra questi c'è il glaciologo Gifford Miller, dell'Università del Colorado a Boulder. L'oggetto dell'indagine è la Calotta Glaciale Laurentide, che da circa 95.000 a 20.000 anni fa copriva gran parte del Canada e degli Stati Uniti settentrionali. Al massimo dell'espansione arrivava dal di là del Circolo Polare Artico fino all'Illinois, con spessori che in alcuni punti superavano i tre chilometri.. Esiste ancora: è la calotta di Barnes, grande quasi il doppio della Valle d'Aosta, nella parte centrale dell'isola di Baffin, in Nunavut. Da quando, circa 2,6 milioni di anni fa, è iniziata la glaciazione su scala continentale, la Laurentide si è espansa e ritirata più volte. Il gruppo di Young voleva capire se in passato fosse mai diventata ancora più piccola di quanto è oggi, per poi ricostituirsi.
Prima di proseguire va ricordato che tecnicamente viviamo ancora in un'era glaciale, quella del tardo Cenozoico, iniziata circa 34 milioni di anni fa. Al suo interno i periodi glaciali più freddi si alternano a periodi interglaciali più caldi, come quello attuale. L'ultimo periodo glaciale si è concluso circa 11.700 anni fa.. Piante sepolte, ghiaccio da datare
Ricostruire la storia dei ghiacciai è sempre complicato, soprattutto nei momenti di massimo ritiro e di prima ricrescita. Il ghiaccio che torna ad avanzare tende a cancellare le tracce geologiche lasciate in precedenza. La calotta di Barnes, però, è un caso speciale. Poiché è congelata direttamente sulla roccia sottostante, non scivola come la maggior parte dei ghiacciai. Così, quando si espande, non travolge ciò che trova sul cammino, ma lo ingloba. Sotto il ghiaccio resta quindi la vegetazione cresciuta quando la calotta era più piccola, poi sepolta dalla sua avanzata. Dal 1960, quando il ghiacciaio ha iniziato a ritirarsi, quella vegetazione è tornata alla luce.. I ricercatori l'hanno campionata e datata con il carbonio-14, una forma di carbonio radioattiva ma innocua, che gli organismi accumulano in vita e che dopo la morte decade a ritmo prevedibile. «Se si ripete l'operazione un numero sufficiente di volte, si sviluppa una cronologia dell'avanzamento sistematico del margine di ghiaccio sulle piante», dice Young. «In pratica si traccia l'espansione di quel margine».
Il team ha poi incrociato i dati di Barnes con quelli di altre calotte più piccole, fuse di recente nella regione. Il quadro è questo: la calotta toccò la sua dimensione minima dopo circa 3.600 anni fa, riprese a crescere circa 2.000 anni fa e continuò a espandersi per circa due millenni, fino al massimo raggiunto intorno al 1960.. Quando comincia un'era glaciale?
Per Young e colleghi, quel punto di svolta segna a tutti gli effetti l'avvio della prossima glaciazione, mettendo in discussione le teorie attuali. Finora, infatti, i modelli teorici collocavano il fenomeno tra migliaia o addirittura decine di migliaia di anni nel futuro, stimando un'attesa di circa 50.000 anni anche in assenza di riscaldamento globale.
Il team di ricerca sostiene invece che l'inizio coincida con i primi segnali di ripresa ed espansione di una calotta glaciale, senza dover aspettare che si formino imponenti coltri continentali. La divergenza, in definitiva, riguarda sia i criteri scelti per definire il momento di partenza, sia le prove scientifiche adottate per dimostrarlo.. La teoria degli anni Settanta era corretta
I risultati dello studio chiudono idealmente il cerchio attorno alla controversa tesi degli scienziati che, negli anni Settanta, sostenevano l'arrivo imminente di una nuova era glaciale. «In realtà stava accadendo davvero», spiega Young. «All'epoca non erano in grado di dimostrarlo fino in fondo, ma oggi ne abbiamo in qualche modo le prove». . Il calo delle temperature avrebbe richiesto millenni per essere avvertito chiaramente, e sarebbero serviti circa 30.000 anni affinché la calotta Laurentide tornasse a estendersi sull'intero continente; eppure, sottolinea lo studioso, la glaciazione era effettivamente già iniziata. Young precisa comunque un punto fondamentale: la ricerca non deve in alcun modo essere interpretata come la prova che il riscaldamento globale «abbia salvato l'umanità da un'era glaciale».. Un futuro senza il "seme" del ghiaccio
Negli anni Sessanta le temperature erano ormai salite a tal punto che, durante l'estate, la calotta di Barnes perdeva più ghiaccio di quanto riuscisse ad accumularne in inverno. Da quel momento il trend non si è più invertito e, secondo le proiezioni dei modelli, la calotta potrebbe svanire del tutto nell'arco di circa 300 anni. «Sarà l'ultimo vero residuo della calotta Laurentide, che solo allora scomparirà per sempre», sottolinea Young.. Questa perdita rischia di alterare profondamente i meccanismi delle future ere glaciali. Storicamente, infatti, la Laurentide ha sempre agito da "seme" per la nucleazione del ghiaccio: la sua stessa presenza innescava processi a catena capaci di accelerare la formazione di nuove distese ghiacciate a ogni calo termico. Oggi, in un'atmosfera satura di gas serra, stabilire quando si verificherà la prossima glaciazione è impossibile. Nel commento allegato alla ricerca, il glaciologo Shaun Marcott (Università del Wisconsin-Madison) evidenzia persino che le emissioni future potrebbero posticiparla di centinaia di migliaia di anni. E se anche un giorno i ghiacci continentali dovessero ricominciare a espandersi, dovranno farlo orfani dell'ultimo tassello della Laurentide. Come conclude Young: «Quello che era un fenomeno estremamente naturale e prevedibile, ora è scomparso»..
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