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Batteria difettosa, si può restituire l’auto elettrica? Il caso

  • Postato il 7 novembre 2026
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  • Di Virgilio.it
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Batteria difettosa, si può restituire l’auto elettrica? Il caso

Finisce sotto ai riflettori il caso in Germania di una Cupra Born immatricolata nel 2023. La proprietaria vuole sciogliere il contratto di acquisto e ha citato sia il concessionario sia il costruttore. Il modello di auto rientra nella campagna di richiamo per moduli della batteria ad alta tensione potenzialmente difettosi.

All’origine del richiamo ci sono moduli della batteria ad alta tensione fuori specifica. Con un atto del 16 ottobre 2026, il Tribunale regionale di Offenburg ha indicato una possibile base giuridica per la domanda contro la casa automobilistica, l’articolo 37 del regolamento Ue 2023/988.

Quando l’articolo 37 consente di chiedere il rimborso

Quando trova applicazione l’articolo 37, l’operatore economico responsabile di un richiamo per motivi di sicurezza deve offrire al consumatore un rimedio efficace, gratuito e tempestivo. Di regola mette a disposizione almeno due opzioni fra la riparazione, la sostituzione con un prodotto sicuro dello stesso tipo e di valore e qualità almeno equivalenti, e il rimborso.

Se viene riconosciuto il rimborso, l’importo deve essere almeno pari a quanto il consumatore ha effettivamente pagato. Un solo rimedio è ammesso quando gli altri sono impossibili o comporterebbero costi sproporzionati, tenuto conto anche del disagio per il cliente. Le spese di restituzione spettano all’operatore, che organizza il ritiro dei prodotti non trasportabili per loro natura.

Il rimborso può spettare anche quando l’opzione iniziale era la riparazione o la sostituzione. La norma lo riconosce se l’operatore non completa l’intervento entro un termine ragionevole e senza inconvenienti per il consumatore. Per un’auto richiamata contano quindi la data fissata per l’intervento, la durata di eventuali limitazioni d’uso e la capacità della misura adottata di eliminare il rischio.

Quale data conta per le auto già in circolazione

La data di prima immatricolazione dell’auto precede di circa un anno il giorno da cui si applica il regolamento sulla sicurezza generale dei prodotti. La campagna è invece del 2026. L’articolo 51 contiene una disciplina transitoria per i prodotti già immessi sul mercato prima di quella data e conformi alla precedente direttiva. Nel caso tedesco resta da chiarire se l’articolo 37 possa fondare la domanda relativa a un richiamo successivo per quell’auto.

Per la Commissione, l’immissione sul mercato è la prima messa a disposizione di ciascun esemplare nell’Unione europea. È il dato giuridico da distinguere sia dalla data di produzione sia da quella del richiamo.

Per le automobili il regolamento Ue 2018/858 stabilisce già obblighi di vigilanza e di intervento sui veicoli che presentano un rischio. La Commissione include il capo sui rimedi del regolamento generale fra quelli che possono integrare le discipline settoriali, a condizione che per l’aspetto in questione manchino disposizioni specifiche con lo stesso obiettivo.

La causa di Offenburg mette alla prova proprio questo raccordo, con una domanda diretta contro il soggetto ritenuto responsabile del richiamo e una distinta domanda contrattuale contro il venditore.

Ci sono dei precedenti

Altri giudici tedeschi hanno già disposto la restituzione di auto con problemi alla batteria. Secondo lo studio che ha patrocinato le cause, il 30 luglio 2026 il Tribunale regionale di Stoccarda si è pronunciato a favore di due acquirenti di Mercedes EQA, fra cui il titolare di un acquisto finanziato.

Il 4 settembre, a Dortmund, un giudice ha disposto il pagamento di 37.843,35 euro contro la restituzione di una Mercedes EQA 250+, considerando il concreto rischio d’incendio un difetto del bene.

A Regensburg, il 27 luglio, una sentenza in contumacia ha disposto la restituzione di una Ford Kuga plug-in hybrid e il pagamento di 34.980 euro, da cui detrarre 5.996,57 euro per l’uso del veicolo. Ford ha presentato opposizione e il procedimento è in corso.

Quando si può risolvere il contratto in Italia

Chi compra da un concessionario come consumatore può far valere la garanzia legale di conformità nei confronti del venditore. Questi risponde per i difetti già esistenti alla consegna che si manifestano entro due anni.

Per un’auto usata acquistata da un professionista le parti possono concordare un periodo più breve, comunque di almeno un anno. Se il difetto emerge entro il primo anno dalla consegna, si presume che esistesse già, salvo prova contraria o incompatibilità con la natura del bene o del difetto. Nelle compravendite fra privati il riferimento è la garanzia per vizi del Codice civile.

Il Codice del consumo prevede in prima battuta riparazione o sostituzione, con i limiti di impossibilità e sproporzione fissati dalla legge. Il consumatore può chiedere una riduzione del prezzo o la risoluzione se l’intervento manca, il difetto persiste dopo un tentativo di ripristino oppure dalle circostanze emerge che il venditore non rimedierà in tempi ragionevoli o senza disagi. Un difetto sufficientemente grave può giustificare il rimedio immediato.

Al venditore spetta dimostrare l’eventuale lieve entità del difetto che esclude la risoluzione. Se il contratto viene risolto, il consumatore restituisce l’auto a spese del venditore che rimborsa il prezzo al ricevimento del veicolo o della prova della restituzione.

Un altro elemento da verificare è a quale titolo è stata eseguita la riparazione. Il decreto legislativo 176 del 2026 aggiunge una estensione di dodici mesi al periodo di responsabilità del venditore quando la riparazione è il rimedio adottato per ripristinare la conformità. Per applicare la novità a una vendita bisogna verificare la disciplina temporale del contratto e il titolo dell’intervento.

Cosa può cambiare per le Case automobilistiche

L’orientamento del tribunale è ancora preliminare. Il caso è seguito con attenzione in Europa perché, se questa posizione fosse confermata in sentenza, potrebbe costituire un precedente per i proprietari di auto elettriche coinvolte in richiami simili.

Un’eventuale sentenza favorevole a Offenburg varrebbe per quella controversia. In Italia avrebbe interesse come interpretazione di una norma europea comune, in particolare se chiarisse quando il responsabile della campagna può essere chiamato a rimborsare il prezzo del veicolo.

Per una Casa automobilistica, la differenza economica sta fra organizzare diagnosi, aggiornamenti e sostituzioni di moduli oppure dover gestire, nei casi che ne soddisfano le condizioni, restituzioni di veicoli e rimborsi. Fra le possibili conseguenze ci potrebbero essere anche rivalse nella filiera e contenziosi collettivi, soprattutto se l’intervento tarda o lascia irrisolto il rischio.

Autore
Virgilio.it

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