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La lista degli errori woke /4 – Abbiamo dimostrato il nesso causale?

  • Postato il 4 settembre 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

La lista degli errori woke /4 – Abbiamo dimostrato il nesso causale?

Non avendo un cazzo da fare, in vacanza mi sono letto tutti gli articoli sul woke pubblicati dai giornali. Ne ho ricavato una pratica panoplia degli errori concettuali che sarebbe meglio evitare quando si affronta un tema così complesso. Buona lettura a tutti.

F. Abbiamo dimostrato il nesso causale che raccontiamo?

26. Errore di causalità. La semplice successione temporale o la correlazione non dimostrano un rapporto causale. La sequenza “sinistra neoliberale, crescita delle politiche identitarie, perdita dei ceti popolari” non dimostra che il secondo elemento abbia causato il terzo. Potrebbe essere accaduto l’opposto: “abbandono del conflitto di classe, ricerca di nuove forme di rappresentanza, maggiore investimento sulle battaglie culturali”. Oppure potrebbero essere fenomeni paralleli prodotti da trasformazioni più profonde. Lo stesso problema emerge nella tesi “il wokismo ha fatto un gran favore al vannaccismo”. Non basta dire che sono esistite pratiche percepite come woke e che successivamente Vannacci ha avuto successo. Occorre dimostrare il nesso causale e confrontarlo con variabili concorrenti: trasformazioni della destra italiana, populismo, social media, crisi dei partiti, immigrazione, personalizzazione politica, conflitti culturali, vicende specifiche legate alla figura di Vannacci. Inoltre la causalità potrebbe essere ipotizzata anche nel senso opposto: “Vannacci/destra culturale, selezione degli episodi woke, amplificazione, percezione di un grande fenomeno woke”. Errore: confondere successione temporale, correlazione o plausibilità narrativa con causalità dimostrata; oppure attribuire un effetto complesso a una sola causa senza confrontarla con spiegazioni alternative (vedi n. 24).

27. Errore di importazione. Un fenomeno nato o sviluppatosi negli Stati Uniti non può essere trasferito sic et simpliciter nel contesto italiano. Stati Uniti e Italia hanno istituzioni diverse, tradizioni politiche diverse, strutture dei partiti diverse, conflitti culturali diversi. Ma è sbagliato anche sostenere che dunque in Italia il woke non esista. Bisogna verificare empiricamente quale dimensione il fenomeno abbia in Italia. Errore: confondere l’esistenza di un fenomeno in un contesto con la sua identica presenza, dimensione o rilevanza in un altro contesto.

28. Errore di attribuzione ad Alexandria Ocasio-Cortez. AOC ha riflettuto criticamente su alcune strategie della sinistra. Ma trasformare questo in “AOC ha rinnegato il woke” è un’interpretazione. Bisogna distinguere ciò che AOC ha detto da ciò che i commentatori hanno fatto dire ad AOC. Un politico che modifica una strategia non necessariamente “si pente”. Può semplicemente ritenere che una determinata strategia abbia avuto una funzione storica, ma non sia la migliore per la fase successiva. Errore: trasformare una revisione strategica in una conversione ideologica oppure utilizzare le parole di un singolo politico come prova generale di una tesi più ampia.

29. Errore dell’uso di Overton. Il fatto che una proposta estrema sposti la finestra di Overton (l’insieme di ciò che è dicibile pubblicamente) non dimostra che essa sia stata politicamente efficace in ogni senso. Può rendere pensabile una politica, radicalizzare il dibattito, spostare il centro, alienare elettori. “Ha spostato il dibattito” e “ha prodotto una buona strategia elettorale” sono proposizioni diverse. Errore: trattare effetti culturali, discorsivi, istituzionali ed elettorali come se avessero la stessa efficacia.

G. Stiamo trasformando una controversia strategica in una guerra morale?

30. Errore di deformazione. Un fatto viene rappresentato in una forma più radicale di quella che ha avuto nella realtà. Ne è un esempio accostare l’annullamento di una proiezione di Ultimo tango a Parigi alla “cancellazione” o alla “censura” del film. Annullare una proiezione non equivale a cancellare un’opera. La scelta delle parole può quindi deformare la portata del fatto. Errore: trasformare un fatto attraverso una rappresentazione più forte di quella giustificata dal fatto.

31. Errore di ridicolizzazione. Si scelgono casi particolari per sbeffeggiare l’intero fenomeno. Un’azienda ha sostituito i termini “spina/presa” a “maschio/femmina”? L’episodio è usato come esempio della grande “follia woke”. Il lettore non è invitato a chiedersi perché sia stata proposta quella modifica, quale problema intendesse risolvere o quanto fosse effettivamente importante. Viene invece portato direttamente alla reazione: “Guarda quanto è assurdo”. Errore: sostituire l’analisi del significato, della funzione e della portata di una pratica con la sua presentazione come oggetto di derisione.

32. Errore di moralizzazione del dissenso. Chi difende una politica identitaria non è di per sé un “fanatico woke”. Attribuire un’identità morale negativa all’interlocutore invece di confutare la sua tesi è una forma di fallacia ad hominem. Errore: sostituire la confutazione dell’argomento con un giudizio morale sull’autore. (4. Fine)

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Autore
Il Fatto Quotidiano

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